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Lamezia è immobile. Permettere la crescita di una città significa utilizzare gli strumenti che le istituzioni mettono a disposizione

Il caos regna sovrano. Città immobile. Ma l’aspetto che rende più critico questo momento è la mancata reazione dei cittadini.
Sembra che il tempo si sia fermato, sembra che tutto vada bene, le imprese producano, le scuole funzionino, i servizi comunali siano efficienti, le attività commerciali brulichino di compratori.
Mi chiedo sommessamente, ma è proprio così?
La risposta purtroppo è immediata e negativa.
No, non è così. Non è così per innumerevoli motivi.
Le imprese in città sono ferme per il momento di crisi economica (mondiale) dovuta all’emergenza pandemica.
Le scuole sono allo sbando totale. Gli studenti sono costretti a restare a casa (e quindi maturare giorni di assenza e mancato studio) a causa dei disservizi creati da un sistema che fa “acqua da tutte le parti”. Il corsivo è d’obbligo giacchè alcune scuole, in un recente passato, non hanno accettato gli studenti a causa della mancanza di acqua dovuto all’ennesimo guasto della condotta a cura di Sorical. Ma questo è soltanto uno dei piccoli problemi che sta incontrando il sistema scolastico cittadino (certo, vi sono le eccellenze). Tralasciando la gestione della privacy in situazioni pro Covid (ma questo è un altro problema e saranno altri ad occuparsene).
I servizi comunali sono attivi a singhiozzo, a causa del tanto richiamato smart working e dell’elevata età media del personale, prossimo alla quiescenza. Servizi che oggi funzionano (ovvero sono aperti al pubblico), domani no.
I commercianti fanno i conti con le loro gravi perdite dei ricavi dovute alle “paure” delle persone ad acquistare “perché non si mai cosa possa succedere nel prossimo futuro”.
Non riesco a vedere Lamezia, la mia città, in questo modo, posta nel limbo tra il disfattismo ed il menefreghismo.
Per cui mi permetto, da libero cittadino, suggerire alcune azioni semplici, autorevoli per certi versi, di impatto verso la collettività.

Ne cito soltanto una, che afferisce al principe dei finanziamenti della Commissione Europea: Programma Operativo Regionale (ancora in corso quello del 2020). Vi sono 12 Assi di finanziamento e tra questi molte linee di intervento sono destinate agli Enti Locali (ai Comuni in poche parole). Dalla scuola all’inclusione sociale, dal sistema produttivo alla mobilità sostenibile, e così via.
Il Comune deve necessariamente attingere da questi fondi (e se lo ha già fatto me ne complimento ma non vi è alcuna traccia di comunicazione). È linfa vitale per le (povere) casse della città, con un bilancio per così dire ballerino. Bisogna puntare su queste opportunità. Lo scrivo, lo grido, lo urlo da tanto tempo.
Serve organizzazione, anche con le proprie forze. Permettere la crescita di una città significa utilizzare tutti gli strumenti che le Istituzioni mettono a disposizione. Non vi è dubbio che l’Amministrazione Comunale provenga da un periodo difficile quale quello del Commissariamento. Ed è proprio per questo motivo che ha tutte le carte in regola per far bene.
D’altronde, abbiamo toccato il fondo, cosa ci può riservare il futuro?

MARCO FOTI

Marco Foti, pugliese di origini, ha vissuto e studiato a Reggio Calabria dove si è laureato, presso l’Università Mediterranea, in ingegneria civile, indirizzo trasporti.
Ha iniziato la propria attività professionale presso l’ateneo di Reggio Calabria in parallelo alla libera professione nel settore dell’ingegneria civile e dei lavori pubblici.

Vive in Liguria dove è Iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Genova e membro della Commissione Trasporti. Esperto di pianificazione e programmazione dei sistemi di trasporto e dei servizi di logistica, è stato selezionato tra gli esperti di riferimento per il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e membro del Comitato Tecnico per la definizione delle Linee guida dei Piani Urbani della Mobilità Sostenibile. Membro di più comitati tecnici per la redazione  del Piano Regionale dei Trasporti.

canale telegram @ilblogdimarcofoti 

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