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Il MIUR e la didattica on line fai da te

Secondo quanto previsto dal Dpcm dell’8 marzo 2020, i dirigenti scolastici “attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza”. Il Decreto specifica che occorre prestare particolare attenzione alle “specifiche esigenze degli studenti con disabilità”. Aggiungo, e sottolineo, “attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza”.
Bene, facciamo un passo indietro.
Il Piano Nazionale Scuola Digitale, così come riportato nel sito del MIUR, “è un pilastro fondamentale de La Buona Scuola (legge 107/2015), una visione operativa che rispecchia la posizione del Governo rispetto alle più importanti sfide di innovazione del sistema pubblico: al centro di questa visione, vi sono l’innovazione del sistema scolastico e le opportunità dell’educazione digitale”. Nella fattispecie l’azione 3 del Piano si prefigge il potenziamento dell’accesso alla rete internet, permettendo alle scuole di abilitare fattivamente l’attività didattica attraverso le tecnologie digitali e la Rete.
E gli strumenti oggi ci sono, le piattaforme informatiche sono disponibili e numerose. Ad esempio:
• Google Suite for Education è una suite che fornisce accesso agli applicativi di Google che consentono di attivare la didattica a distanza;
• Office 365 Education A1 offre strumenti per la didattica online, videoconferenze, classi virtuali e altro;
• Weschool è una piattaforma di classe digitale per fare didattica innovativa;
• Amazon Chime dispone strumenti per la didattica online, chat, classi virtuali e altro;
• Facebook, attraverso anche WhatsApp, fornisce supporto alla didattica online.
Gli strumenti a supporto delle iniziative per la didattica online non si fermano ai succitati. Grandi aziende nazionali ed internazionali hanno messo a disposizione le proprie piattaforme informatiche per fornire un supporto attivo al sistema scuola sul tema e-learning.
Esempi sono riportati e sintetizzati nella piattaforma Solidarietà Digitale.
A proposito del digitale, il tracollo, o forse meglio il collasso, informatico dell’Inps avvenuto in questi giorni mette in luce la totale impreparazione, la debolezza tecnologica e quindi culturale, quando si parla di Internet, web e app. Ma questo purtroppo è lo scotto che paga il sistema Italia a causa di faraonici ritardi ed arretratezza tecnologica.
Detto ciò, sulla scorta dell’attuale disponibilità informatica per il “mondo” scuola, le soluzioni proposte ancora non sono sufficienti. Perché?
In questo mese la didattica on line è apparsa una vera e propria giungla.
Innanzitutto, mia personale impressione, la scuola a distanza non può sostituirsi ad una relazione educativa in aula, in cui studenti e docenti comunicano non solo con le parole, con i libri, con i video, con gli strumenti tecnologici, ma soprattutto con gli sguardi e con tutti gli elementi del coinvolgimento.
Credo che questo sia condivisibile tuttavia l’eccezionale situazione che sta vivendo tutta la scuola italiana (e non solo) ha messo sotto i riflettori l’urgenza di attivare modalità di didattica a distanza. Se da un lato ne possono essere contenti i docenti particolarmente propensi alla tecnologia, e sembra essere questa l’occasione di far avvicinare, anche solo per necessità, gli user expert, la questione va vista da un’altra prospettiva.
Tra i prof. più avanzati, c’è chi critica la funzionalità della tanto decantata Suite di Google per la didattica a distanza, perché l’interattività non è delle migliori. E chi se la prende con la burocrazia che sta cercando di dare uniformità di metodo alle lezioni online. Tanti docenti denunciano (i social sono pieni di post di questo tenore) che andava tutto bene finché si organizzavano autonomamente mentre risulta oggi difficile inseguire la burocrazia.
In generale, la situazione delle lezioni è ormai una vera e propria giungla. Sono testimone della diversa applicazione delle indicazioni del Dpcm nella scuola dei miei figli: alcune classi, indipendentemente dalla classe della scuola primaria, i docenti hanno avviato le lezioni on line mentre in altre si procede con l’invio dei compiti attraverso il registro elettronico o con il supporto delle app.
Si aggiunga la difficoltà delle famiglie, sia per genitori impegnati (a lavoro o in smart working) sia per genitori che “bloccati” in casa, le quali si stanno sforzando di stare al passo e trovare un ritmo tra faccende domestiche, lavoro e lezioni dei figli. In altre scuole si fatica a partire, specie dove l’interesse primario delle insegnanti è non lasciare indietro nessuno e non rischiare di perdere gli studenti più fragili. Si tratta di quelli che non sono seguiti dai genitori o non hanno i supporti necessari a partecipare alle classi digitali.
Infine, sul tavolo dei dirigenti e degli Uffici scolastici non c’è soltanto l’emergenza Covid-19; in generale ci sono tutte le scadenze ordinarie, che vanno dai pensionamenti agli organici del prossimo anno. E il numero dei ragazzi che andranno a scuola l’anno prossimo senza forse essere tornati in classe quest’anno è, nel frattempo, più o meno consolidato.

MARCO FOTI

Marco Foti, pugliese di origini, ha vissuto e studiato a Reggio Calabria dove si è laureato, presso l’Università Mediterranea, in ingegneria civile, indirizzo trasporti.
Ha iniziato la propria attività professionale presso l’ateneo di Reggio Calabria in parallelo alla libera professione nel settore dell’ingegneria civile e dei lavori pubblici.

Vive in Liguria dove è Iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Genova e membro della Commissione Trasporti. Esperto di pianificazione e programmazione dei sistemi di trasporto e dei servizi di logistica, è stato selezionato tra gli esperti di riferimento per il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e membro del Comitato Tecnico per la definizione delle Linee guida dei Piani Urbani della Mobilità Sostenibile. Membro di più comitati tecnici per la redazione  del Piano Regionale dei Trasporti.

canale telegram @ilblogdimarcofoti 

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