Bari, esplosione in fabbrica di fuochi. Sette morti e 4 feriti gravi a Modugno
BARI — Un boato, le fiamme, il fumo nero e i morti. È tragedia a Modugno, in provincia di Bari, per un’esplosione nella ditta di fuochi pirotecnici «Bruscella» che ha provocato sette morti e una decina di feriti di cui quattro gravi. Al Policlinico di Bari sono ricoverati tre feriti, due nel reparto di Rianimazione e uno nel Centro Ustioni con il 40% del corpo interessato dalle bruciature. Altri due feriti, che presentano ustioni profonde diffuse su gran parte del corpo, sono in fase di trasferimento al Centro grandi ustionati dell’ospedale «Perrino» di Brindisi e al «Centro Ustioni» di Napoli. Alcune persone rimaste ferite in modo lieve, invece, sono state medicate da personale del 118 nell’area adiacente allo stabilimento. L’apprensione sale tra le persone ferme all’esterno dello stabilimento, soprattutto tra la comunità indiana: tra le vittime, infatti, ci sarebbero due indiani, un albanese e tre italiani.
L’esplosione e le testimonianze
La prima esplosione è avvenuta a mezzogiorno, poi ne sono seguite altre, avvertite anche a diversi chilometri di distanza. Sul posto sono subito intervenuti i carabinieri, i vigili del fuoco e il personale del 118 con ambulanze. Le fiamme, peraltro, sono divampate anche oltre l’area dello stabilimento e hanno raggiunto una vicina pineta e i campi adiacenti. «Lo spostamento d’aria è stato pazzesco – racconta Mariella, una signora che abita poco distante e che è accorsa a vedere cosa sia successo -, credevo fosse caduto un elicottero, poi abbiamo pensato fosse crollato un palazzo». «Ho avvertito tre distinte esplosioni in rapida successione e ho subito pensato all’azienda Bruscella – racconta Luigi, un ragazzo di 24 anni – ho amici lì dentro che ci lavorano».
La fuga dei bambini
Lo scoppio, inoltre, è avvenuto a poca distanza da un centro sportivo, lo «Sporting Club Balsignano», dove si trovavano gli istruttori e una settantina di bambini tra i 5 e i 13 anni impegnati nelle attività dei campi estivi. I piccoli hanno avvertito chiaramente l’esplosione che ha fatto tremare le pareti della struttura e fatto cadere alcuni quadri appesi alle pareti, e qualcuno di loro si è sbucciato un ginocchio cadendo per lo spavento e nella fuga. Nessuno ha riportato però conseguenze gravi. Il centro, ha raccontato il titolare della struttura, Daniele Fortunato, è stato evacuato con bus navetta che hanno portato i bambini in un punto di raccolta sicuro in attesa che i genitori li venissero a prendere.
Le cause
Intanto, cominciano a chiarirsi le possibili cause dell’incidente. L’esplosione sarebbe avvenuta mentre gli operai stavano caricando (o avevano finito di scaricare) i fuochi pirotecnici su un furgone per qualche festa patronale. Lo scoppio ha investito sia le persone che erano presenti sia all’esterno sia all’interno della fabbrica.
Il procuratore: bilancio delle vittime appare tragicamente alto
Sul luogo dell’incidente si è recato il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe. «Ci vorranno almeno 24 ore affinché i vigili del fuoco possano accedere in sicurezza nella struttura che è crollata – ha chiarito Volpe – e solo allora si potrà fare un bilancio delle vittime che ad ora appare tragicamente alto».
Il ministro: sono sgomento e addolorato
«Di fronte a un incidente sul lavoro come quello di Modugno che, purtroppo, sta assumendo sempre più le dimensioni di una tragedia, con un elevato tributo di vite umane e di feriti gravi, non si può che rimanere sgomenti ed addolorati». È quanto scrive il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, a proposito dell’esplosione di Modugno. «In questo momento, voglio esprimere il mio cordoglio e la mia affettuosa vicinanza alle famiglie delle vittime ed ai lavoratori della fabbrica esplosa, insieme con la speranza che i feriti possano tornare alla loro vita normale. Nell’attesa di conoscere con chiarezza la dinamica dei fatti, dobbiamo purtroppo, ancora una volta, prendere atto di come l’impegno per la sicurezza dei luoghi di lavoro e dei lavoratori, che pure in questi ultimi anni si è rafforzato ed ha anche dato risultati tangibili, sia ancora insufficiente. Finché ci sarà ancora un solo morto sul lavoro, infatti, non potremo dire che è stato fatto tutto quello che sarebbe necessario per assicurare il diritto delle persone a lavorare in sicurezza ed a vedere tutelata la propria vita. Occorre quindi agire col massimo impegno e con forte senso di responsabilità, sul piano sia della repressione sia della prevenzione, perché la sicurezza venga considerata come una condizione imprescindibile dell’attività di impresa, oltre che un diritto fondamentale dei lavoratori».
(Da Corriere)


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