Roberto Benigni a Sanremo con “Il Cantico dei Cantici” della Bibbia · Lamezia ClickLamezia Click

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Roberto Benigni a Sanremo con “Il Cantico dei Cantici” della Bibbia

Atteso e desiderato è finalmente arrivato Roberto Benigni poco prima delle 23. Giunge da fuori, sul red carpet, accompagnato dalla banda che suona . Amadeus lo accoglie nel foyer. Entra in sala tra l’ovazione del pubblico. «Ingresso come un capo di Stato» scherza Roberto, del resto l’ultima volta, nove anni fa entrò con un cavallo bianco.

«È il più bel Sanremo che abbia mai visto» dice . L’inizio è scherzoso, ma presto il comico premio Oscar volge sul poetico. Amadeus: «Noi adoriamo i tuoi momenti con Baudo, fanno parte della storia ». «Quando gli toccai “I soliti ignoti” – scherza Benigni – se vuoi lo rifaccio con te». Ricordano il Sanremo del 1980 quando Benigni lo condusse. Un amarcord. In quel Festival vinse Toto Cotugno. «Ora è tutto diverso – commenta il comico toscano – , quest’anno si può votare anche col citofono, voi venite qui e dite sappiamo che qui c’è gente che canta e votate». Ma il sogno di Roberto è cantare, lo ammette e lo confessa. E vuole farlo anche se non è certo come sembra . «Ho cercato la canzone più bella, l’ho trovata. È una specie di cover, la più bella del mondo. È il Cantico dei Cantici che sta nella Bibbia. Non vi spaventate, è la canzone più bella nella storia dell’umanità, di 2400 anni fa»

Il Cantico dei Cantici, il libro del desiderio
E così Benigni comincia a spiegare la meraviglia e l’estasi del brano della Bibbia. «Dentro al Cantico dei Cantici c’è erotismo, amore fisico, cose forti. Per tenerlo nella Bibbia che imbarazza ancora, si sono inventati delle cose. Hanno cominciato a parlare di simboli: lui rappresentava Dio , lei la Chiesa. La verità è che è un poema dedicato alla femminilità. La protagonista è una donna: molti autorevoli commentatori pensano che l’autrice sia una donna. Pensate, 2400 anni fa , una cosa inaudita. Una donna potrebbe aver scritto il libro più bello e voluttuoso della Bibbia. Dopo anni di buio e mortificazione, dove l’amore fisico era considerato un peccato, si benedice la gioia del sesso. Nel Cantico dei Cantici c’è l’amore, la dolcezza, l’amore fisico, e questo fa più paura delle guerre». Roberto Benigni, proprio come ha fatto per anni con la Divina Commedia, si è spinto nell’esegesi del Cantico nella Bibbia con coinvolgente passione. Continua, con tono scherzoso:«Tutte le nuove generazioni parlano tanto di sesso, ma se ne fa poco, io sarei per fare l’amore sempre e di più, anche qui ora con l’orchestra , diretti da Beppe Vessicchio». E poi ancora quasi in estasi . «La versione che io vi “canto” stasera è anteriore, prima di tutte le revisioni. È quella primitiva, poi sono stati attenuati tutti i termini relativi al sesso». Legge il Cantico, quasi commosso, e alla fine la platea applaude. Forse chi si aspettava un Benigni comico che facesse ridere come solo lui sa fare, sarà rimasto deluso. Ma la grandezza di Benigni è anche questa: spiazzare.

Benigni: Sanremo, come Pinocchio
“Quando mi dicono Sanremo per me è come dire Pinocchio, è una favola, è il 70esimo anniversario, è la festa degli italiani più bella, è veramente una favola! Sarà un Sanremo straordinario“. Così ha detto Roberto Benigni di recente durante un’intervista a «Che Tempo Che Fa». E Roberto al Festival c’è stato diverse volte. Nel 1980 lo ha addirittura condotto insieme a Claudio Cecchetto e Olimpia Carlisi. Momenti di quella edizione rimasti nella storia della tv, anche per le polemiche suscitate, per il lungo bacio del comico toscano alla Carlisi e quel “Wojtylaccione”, riferito al Papa.

Nel 2002 la gag con Pippo Baudo
Un’attesa incredibile per Roberto Benigni quell’anno. L’allora direttore de il Foglio, Giuliano Ferrara promise di attenderlo e di tirargli uova. Non accadde nulla e il comico toscano disse: “Sapevo che le minacce di Ferrara erano una bricconata, ci ho scherzato sopra, ci ho riso”. In realtà il suo monolgo sui comici, sulla politica – battute a raffica su Silvio Berlusconi – e su molto altro fa impazzire l’Ariston. Ma il momento più esilarante sarà nello «strappazzamento» fisico di Pippo Baudo che si lascia giustamente strapazzare in modo brutale da Benigni: “Il vero protagonista del Festival è il pisello di Baudo”, dice “Io, a dire il vero, sono stato il primo a mettere le mani lì. Anche prima della signora Ricciarelli”. E conclude: “Ragazzi i capelli sono veri, è il pisello che è finto”.

Nel 2009 Roberto a tutta politica tra Veltroni e Berlusconi
Quell’anno il toscanaccio non risparmiò Veltroni e Berlusconi, ma neanche Mina e Iva Zanicchi. Per concludere con un lungo tributo all’omosessualità, e la lettura di una lettera di Oscar Wilde. “Rialzati, Walter”: il segretario del Pd è il bersaglio, anche se “non faccio battute su di lui, perché è battuto abbastanza”. E sulla grande Mina, “che ormai manda solo filmati come Bin Laden”. E però “è un mito”, e allora potrebbe essere d’esempio a Berlusconi, al quale “non interessa la Sardegna ma la Corsica, Ajaccio”, patria di Napoleone. “Berlusconi – dice l’attore rivolgendosi idealmente al premier – ti propongo di diventare un mito come Mina, come Greta Garbo: devi sparire, devi andare lontano. Più lontano vai e più mito sei, magari con Apicella scrivi una canzone e ogni tanto la mandi, come Mina”. . E poi il grande monologo : “Gli omosessuali non sono fuori dal piano di Dio. Di peccati c’è solo la sutpidità”. L’attore giudica “assurdo” che si parli di omosessualità “con tanta rozzezza”, “sono persone che si amano, non è che per colpa loro finisce la razza, come dice qualcuno”. Nella storia dell’umanità, continua, “ci hanno fatto dei doni enormi, ed è il sentimento dell’amore che caratterizza gli omosessuali. E quando c’è l’amore tutto diventa grande. Nemmeno la fede rassicura, l’unica cosa che rassicura è l’amore”.

Nel 2011 a cavallo per i 150 anni dell’unità d’Italia
Roberto Benigni è stato l’ospite d’onore della terza serata del Festival di Sanremo 2011, dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia. L’artista è entrato al teatro Ariston in sella a un cavallo bianco, sventolando il tricolore, al grido «Viva l’Italia». «Sono venuto per l’inno di Mameli», ha esordito Benigni cercando di tranquillizzare la platea istituzionale (tra gli altri in sala c’erano il Ministro della Difesa La Russa e il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni). Ed effettivamente la sua attenta analisi di Fratelli d’Italia ha commosso il pubblico in sala (in rigoroso silenzio fino al grande applauso finale) e a casa. Poco prima aveva fatto sudare sette camice al conduttore Gianni Morandi con battute rivolta anche al dg Masi, presente in sala. (CORRIERE.IT)

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