Naufragio nel Canale di Sicilia «Almeno 330 i morti»
AGRIGENTO – Cresce drammaticamente, col trascorrere delle ore, il bilancio dell’ultima tragedia del Canale di Sicilia: i migranti morti nel naufragio di gommoni avvenuto due giorni fa potrebbero essere oltre trecento. A raccontarlo sono stati nove superstiti raccolti da un mercantile italiano e giunti stamane a Lampedusa con una motovedetta della Guardia Costiera. Le loro testimonianze sono state raccolte e riferite da Carlotta Sami dell’Unhcr e da Flavio Di Giacomo, portavoce in Italia dell’Oim, organizzazione internazionale per le migrazioni. I migranti si trovavano su alcuni gommoni travolti dalle onde del mare in tempesta: le imbarcazioni ritrovate, al momento, sono state tre, ma, secondo quanto riferito dai sopravvissuti, sarebbe naufragato anche un quarto gommone. Le persone partite sarebbero state 420. «Su un gommone», ha spiegato Carlotta Sami, «c’erano anche i 29 profughi poi morti assiderati e i 76 superstiti. Su altri due gommoni ritrovati vuoti c’erano più di 210 persone. Di queste ne sono state tratte in salvo solo nove». Ma anche una quarta imbarcazione, non ancora ritrovata, secondo il racconto dei superstiti, sarebbe stata travolta dalle onde: a bordo c’erano altri cento immigrati. Si tratta di una delle più grandi tragedie dell’immigrazione nel Canale di Sicilia. Il 3 ottobre del 2013, nel naufragio di un peschereccio salpato dalla Libia, a poche miglia da Lampedusa, morirono 366 persone.
Bambini a bordo
Sulle imbarcazioni c’erano anche alcuni bambini: solo tre di loro, che erano sul primo gommone soccorso da due mercantili italiani, si sarebbero salvati. Uno di loro è un bimbo di 12 anni non accompagnato, originario dalla Costa d’Avorio. Altri tre piccoli ivoriani erano su uno dei due battelli naufragati nel mare in tempesta. Lo ha riferito uno dei due superstiti, originari del Mali, agli operatori umanitari di Save the children.
Travolti dalle onde
I gommoni avrebbero fatto naufragio lunedì pomeriggio, tra le 15 e le 16, dopo essere stati capovolti dalle onde del mare forza 8. I nove superstiti sarebbero riusciti a salvarsi rimanendo aggrappati disperatamente ai tubolari prima di essere soccorsi da un rimorchiatore italiano. La zona del naufragio, nonostante le proibitive condizioni meteo, è già stata perlustrata dalle unità intervenute sul posto e da un aereo Atr 42 alla ricerca dei dispersi sulla cui sorte non vi sarebbero purtroppo speranze.
«Costretti a partire sotto minaccia delle armi»
«Da alcune settimane eravamo in 460 ammassati in un campo vicino Tripoli in attesa di partire. Sabato scorso i miliziani ci hanno detto di prepararci e ci hanno trasferito a Garbouli, una spiaggia non lontano dalla capitale libica. Eravano circa 430, distribuiti su quattro gommoni con motori da 40 cavalli e con una decina di taniche di carburante». Così due dei nove superstiti dell’ultimo naufragio avvenuto nel Canale di Sicilia ricostruiscono le fasi precedenti alla partenza avvenuta sabato scorso dalle coste libiche. I due sopravvissuti, entrambi originari del Mali, raccontano di avere pagato per la traversata mille dinari, circa 650 euro, ma sopratutto rivelano un particolare sconcertante: «Ci hanno assicurato che le condizioni del mare erano buone, ma in ogni caso nessuno avrebbe potuto rifiutarsi o tornare indietro: siamo stati costretti a forza a imbarcarci sotto la minaccia delle armi». Invece le imbarcazioni, subito dopo avere preso il largo, si sono trovate ben presto in difficoltà a causa del mare in tempesta e delle onde altissime.
L’imbarco delle salme
Intanto il nulla osta della Procura di Agrigento è arrivato a Lampedusa e così è iniziato l’imbarco delle 29 salme sul traghetto di linea che dovrebbe arrivare a Porto Empedocle in serata. A coordinare l’iter burocratico è il sindaco delle Pelagie Giusi Nicolini. Le salme verranno poi tumulate – secondo quanto è stato annunciato ieri dal prefetto di Agrigento, Nicola Diomede – nei cimiteri dei 20 comuni dell’Agrigentino che hanno dato disponibilità.
Il Papa: «Preoccupato»
Il Papa ha espresso la sua «preoccupazione» per «le notizie giunte da Lampedusa dove si contano altri morti tra gli immigrati a causa del freddo lungo la traversata del Mediterraneo. Desidero assicurare la mia preghiera per le vittime», ha detto Bergoglio, «e incoraggiare nuovamente alla solidarietà, affinché a nessuno manchi il necessario soccorso».
Consiglio d’Europa boccia «Triton»
L’operazione «Triton non è all’altezza» dei compiti che deve svolgere e «l’Europa ha bisogno di un sistema di ricerca e salvataggio efficace», ha sottolineato in una nota il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, dopo la nuova tragedia consumatasi nel Mediterraneo, «un’altra sciagura che poteva essere evitata» osserva Muiznieks. «L’Europa ha bisogno di un sistema di ricerca e salvataggio efficace» sottolinea il commissario. Muiznieks ha più volte affermato che l’Unione europea dovrebbe prendere come esempio Mare Nostrum, operazione per cui l’Italia va lodata, e che ha aiutato a salvare centinaia di vite. «Spero che l’Europa cambi approccio, dando maggiore peso ai diritti umani, e non solo alla sicurezza, e aumenti le vie legali cui le persone possono ricorrere per arrivare sul continente e chiedere asilo» afferma Muiznieks.
(da Corriere)


Commenta