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Il Presidente dei cittadini ed il “volto” della Repubblica

Mattarella riceve onori militari al Quirinale“…Per la nostra gente, il volto della Repubblica è quello che si presenta nella vita di tutti i giorni: l’ospedale, il municipio, la scuola, il tribunale, il museo.

Mi auguro che negli uffici pubblici e nelle istituzioni possano riflettersi, con fiducia, i volti degli italiani:

il volto spensierato dei bambini, quello curioso dei ragazzi.

I volti preoccupati degli anziani soli e in difficoltà il volto di chi soffre, dei malati, e delle loro famiglie, che portano sulle spalle carichi pesanti.

Il volto dei giovani che cercano lavoro e quello di chi il lavoro lo ha perduto.

Il volto di chi ha dovuto chiudere l’impresa a causa della congiuntura economica e quello di chi continua a investire nonostante la crisi.

Il volto di chi dona con generosità il proprio tempo agli altri.

Il volto di chi non si arrende alla sopraffazione, di chi lotta contro le ingiustizie e quello di chi cerca una via di riscatto.

Storie di donne e di uomini, di piccoli e di anziani, con differenti convinzioni politiche, culturali e religiose.

Questi volti e queste storie raccontano di un popolo che vogliamo sempre più libero, sicuro e solidale. Un popolo che si senta davvero comunità e che cammini con una nuova speranza verso un futuro di serenità e di pace.

Viva la Repubblica, viva l’Italia!”

Chiude con queste parole Sergio Mattarella, ciò che aveva iniziato con “il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini” pronunciate subito dopo la sua elezione di sabato. Chiude quella che è la sua presentazione ufficiale agli italiani come Presidente nuovo. Un Presidente nuovo, non un nuovo Presidente.

Trentacinque minuti di discorso, interrotto da 42 applausi e una serie di “standing ovation” escluso quello finale durato più di tre minuti. Parole senza retorica, semplici, concise. La voce è chiara, ferma, pacata, tradisce un paio di volte l’emozione come quando ricorda gli eroi della lotta alla mafia, Falcone e Borsellino (ed in cuor suo di certo il fratello, Presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella assassinato dalla mafia il 6 gennaio 1980) oppure quando fa riferimento a Stefano Taché, ucciso nell’attentato alla Sinagoga di Roma nell’ ottobre 1982: “Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano.”

Una parola nuova: il presidente Mattarella per prima cosa ricorda i cittadini di questo Paese, e li ricorda tutti insieme con “concittadini”, appunto. Parole nuove che proseguono nel discorso di insediamento che inizia con il giuramento: “Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione”; sono le 10 in punto il Transatlantico si scioglie in un lunghissimo applauso.

Il grazie ai predecessori, Ciampi e Napolitano e ai grandi elettori. Poi un discorso denso, di ampio respiro. Un’impronta coinvolgente, intensa, quella con cui il Presidente, sul filo della Carta Costituzionale, da fine giurista, inizia il suo mandato. Definisce la sua agenda “esigente” e al primo posto pone l’articolo 3 della Costituzione, con il quale la Repubblica si impegna a rimuovere gli ostacoli alla libertà e all’uguaglianza. Stila un programma concreto che abbia come fulcro la garanzia da dare al diritto allo studio, al lavoro, alla cultura, alla salute, alla giustizia.

La difficile unità d’Italia e gli effetti della crisi i primi passaggi del discorso in cui sottolinea di avvertire il peso della “responsabilità del compito che mi è stato affidato”. L’unità che rischia di essere “difficile, fragile e lontana”, e l’appello “all’impegno di tutti è a superare le difficoltà degli italiani” ricollegando “le istituzioni ai tanti concittadini che le avvertono come distanti perché la democrazia non è una conquista definitiva”.

La prima parte del suo discorso è stata incentrata sulla crisi economica che “ha inferto ferite e prodotto emarginazione e solitudine, tante difficoltà hanno colpito occupazione e creato esclusione”. Il presidente della Repubblica è garante della costituzione ha detto Mattarella, che si definisce “arbitro” ed “arbitro che sarà imparziale” delineando poi molti degli aspetti legati all’applicazione della costituzione.

Garantire la Costituzione significa, ha detto, interrotto in continuazione da forti applausi, “consentire ai giovani di studiare, di trovare lavoro, ripudiare la guerra e promuovere la pace, garantire i diritti dei malati e delle persone con disabilità, ricordare la resistenza e il sacrificio di tanti, affermare e diffondere un forte senso di legalità, avere una giustizia che funzioni in tempi rapidi”.
In concetti chiari dunque affronta i problemi dell’Italia, la lunga crisi economica e soprattutto la mancanza di lavoro per i giovani, la necessità delle riforme politiche di un nuovo senso di legalità. L’appello ad alzare la guardia contro le mafia ma anche contro il terrorismo internazionale. E poi le tragiche morti in mare, l’immigrazione, definita un’emergenza umanitaria grave e dolorosa che deve vedere l’Union Europea più attenta, impegnata e solidale” mentre “l’Italia sta facendo bene la sua parte”. L’appello per i due marò italiani, poi, affinché la loro vicenda possa risolversi nel minor tempo possibile e la particolare vicinanza ai familiari dei tre sacerdoti che si trovano prigionieri, sono accolti con fragorosi applausi.

Il Presidente ha mostrato di saper leggere con sensibilità le conseguenze che la crisi ha prodotto nel popolo italiano: ingiustizie, nuove povertà, emarginazione, solitudine. Ma al tempo stesso ha tratteggiato una comunità che sappia aprirsi a chi arriva qui in fuga da guerre e persecuzioni, chiedendo all’Unione europea di essere più attenta a chi da noi cerca “salvezza e futuro”: ha ricordato all’Europa di essere se stessa, cioè patria del diritto e della democrazia. Ha ricordato che “la pratica della violenza in nome della religione sembrava un capitolo da tempo chiuso dalla storia” che “va condannato e combattuto chi strumentalizza a fini di dominio il proprio credo, violando il diritto fondamentale alla libertà religiosa. Considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell’ottica dello scontro tra religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore. La minaccia è molto più profonda e più vasta. L’attacco è ai fondamenti di libertà, di democrazia, di tolleranza e di convivenza.”

Non ha dimenticato nessuno Mattarella di quelle che sono le “forze” del Paese: studenti, giovani ricercatori, famiglie, anziani, Forze dell’Ordine, ammalati, volontari, semplici cittadini ed istituzioni con in testa i giovani parlamentari e le donne. Il Presidente indica la politica come servizio e come processo democratico che rinnovi ogni giorno il confronto tra le istituzioni e la gente e le sue parole danno un contributo rilevante al percorso di riavvicinamento tra i cittadini e le istituzioni in cui tutta la politica deve sentirsi impegnata e a cui chiama all’impegno. Una Costituzione che deve essere vissuta e applicata giorno per giorno, in una democrazia che non deve essere considerata un punto di arrivo, una conquista, ma un continuo processo che si concretizzi nei diritti e nelle attese di tutti i concittadini.

Molto profondo l’appello conclusivo ai politici e a chi lavora nel pubblico impiego salutato dal Parlamento in piedi: l’augurio che nelle istituzioni possano riflettersi i volti degli italiani. Dei bambini, degli anziani, dei giovani che cercano lavoro, di chi si impegna per gli altri, di chi lotta contro le ingiustizie, degli ammalati di chi se ne fa carico. Volti che ogni giorno si incontrano la Repubblica nella scuola, negli uffici, negli ospedali.

Su tutte le parole, una: speranza. Per un’Italia che sappia ritrovare unità e riscoprire giorno dopo giorno i valori della Costituzione per diventare un popolo più libero, più solidale. Speranza una parola che ricorrerà più volte nel discorso del Capo dello Stato: per i giovani, per la pace, per una società più equa. Il pensiero corre a Papa Francesco. Inevitabili le analogie con lo stile sobrio, le parole semplici, posate, concrete. Inevitabili le analogie con quanto detto da Mattarella che non a caso cita il Pontefice che ha usato “parole severe contro i corrotti: ‘Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini’ ”e che sottolinea anch’egli la necessaria vicinanza agli ultimi, ai più deboli a coloro che sono messi da parte, da una certa “cultura dello scarto” di bergogliano utilizzo.

Il Presidente Mattarella si presenta dunque con un discorso nel quale ha saputo dar espressione a tutto il Paese, dando voce a chi non ha voce.  Un augurio di buon lavoro, dunque al “Presidente dei cittadini” che ha danno un “volto” alla nostra Repubblica.

Luisa Loredana Vercillo

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