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Charlie Hebdo, Greta e Vanessa: la libertà di parlare e quella di insultare

greta_vanessaFino a quasi due settimane fa eravamo praticamente tutti Charlie Hebdo. Travolti dall’onda emotiva dei terribili attentati francesi, in Italia siamo scesi in campo principalmente a suon di hashtag e status (alcuni, molti di meno, sono scesi anche in piazza), in nome della libertà d’espressione, in difesa dei nostri valori e contro i fondamentalismi.Sempre in nome della stessa libertà di dire ciò che si vuole, si è sviluppato anche un arroventato dibattito nel quale sono finiti l’immigrazione, i clandestini, la religione, la satira, il conflitto in Medioriente. Abbiamo quindi appurato, col passare dei giorni, che non tutti erano Charlie Hebdo, e lo facevano presente con tanto di controhashtag e controstatus. E va bene così, siamo sempre nel giusto e nel sacrosanto: libertà d’espressione vuol dire anche questo.

Si è usato e abusato di Voltaire (“Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente”), di Eco (“Il riso uccide la paura. E senza la paura non ci può essere la fede”), abbiamo condiviso vignette, opinioni e articoli, in nome di quella libera circolazione del pensiero che è figlia sempre della libertà di espressione.

Tutti liberi, liberi tutti i pensieri, quindi, al di là dei torti, delle ragioni e in alcuni casi, per quanto si è letto in diversi post e tweet, anche della grammatica e della sintassi. Non si può certo dire che tutte le discussioni si siano sviluppate in maniera sana e costruttiva. Ma è la libertà, bellezza.

Poi sono arrivate Greta e Vanessa. O meglio sono tornate. E apriti cielo. La libertà d’espressione si è praticamente trasformata in libertà d’insultare, roba da far vacillare anche Voltaire. Stiamo sempre parlando di scambi sui social e di opinioni espresse online. Possiamo discutere all’infinito sul fatto che le due ragazze pensassero di andare a fare le dame della carità in un villaggio Valtur e che pagare un riscatto fosse la cosa più giusta per riaverle indietro vive, ma a che serve ricoprirle di insulti sessisti, beceri e maschilisti (scritti però -attenzione- anche da molte donne) digitando da una tastiera, magari vigliaccamente coperti da un nickname? Ci fa stare meglio?

Possiamo essere stati o meno Charlie Hebdo, ma praticamente tutti in questi ultimi giorni abbiamo concordato sul fatto che la libertà d’espressione andava difesa. Ed è questa la maniera per esaltare un valore così importante? Ciò non vuol dire che vada bene l’opposto, ossia piegarsi a una forma di fastidioso e lagnoso buonismo. Essere “politicamente scorretti” è un altro diritto da tenere caro.

Ma è questa gara al travaso di bile che non serve a niente, come non sono servite a niente le vagonate di insulti che periodicamente si accaniscono su qualcuno. Con Greta e Vanessa si è raggiunto il -temiamo momentaneo- punto più basso, ma, solo per ricordare un altro caso recente, anche Emma Bonino, che ha reso pubblica la sua lotta al cancro, è stata fatta oggetto di pesanti offese. Magari è il momento darsi una calmata. Magari è il momento di cominciare a pensare a delle scuse.

(da Tgcom24)

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