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S. Messa in diretta su Rai Uno dalla Cattedrale di Lamezia. Mons. Schillaci: “Rendere a Dio quello che è di Dio. Facciamoci tessitori di vera fraternità”

Omelia del Vescovo officiata durante la celebrazione eucaristica trasmessa in diretta su Rai 1
Carissimi fratelli e sorelle qui presenti, carissimi fratelli e sorelle che partecipate grazie alla Rai a questo momento, a questa Eucaristia, dono di Dio per noi, il brano del Vangelo, appena ascoltato, ci presenta farisei ed erodiani che si alleano, non certo per amicizia, ma per calcolo e opportunismo al fine di tendere una trappola a Gesù. Quando strategia e malafede si uniscono, nascono quelle alleanze che seminano sfiducia, diffamazione, calunnia e infine morte. L’Alleanza che Dio stringe con il suo popolo è invece Alleanza di libertà, di verità, di giustizia e di pace. Dio ha fiducia nel suo popolo. Come cristiani siamo invitati a costruire alleanze, come fa Dio con il suo popolo, promuovendo sempre il dialogo, la comunione e l’apertura all’altro. A Gesù viene teso un vero e proprio tranello, con il proposito evidente di metterlo in seria difficoltà. Qualunque sarà la risposta di Cristo, farisei ed erodiani avranno argomenti per incolparlo. Non è raro nei Vangeli trovare un tale atteggiamento nei confronti di Gesù, da parte dei notabili o dei diversi gruppi religiosi del tempo. L’uomo di Nazareth, il Figlio di Dio, viene posto in stato di perenne di accusa. Gesù sempre sotto processo! È Lui il Cristo, il Messia, ma in balia di tutti, messo continuamente in questione; Egli mostra così il suo vero volto come l’ultimo fra gli ultimi. Il Signore Gesù che viene interrogato è tuttavia Colui che interroga e non per puro esercizio dialettico. Quando ci è concesso di incontrare il Signore nella sua parola veniamo raggiunti da una domanda che rivela il suo grande e profondo desiderio: il bene per l’altro, di ogni altro. Gesù è venuto per questo: dare al mondo salvezza, vita, amore. La parola evangelica, – che sembra ruotare intorno alla liceità del Tributo da pagare o non pagare a Cesare, nella quale viene messo in luce la rilevanza della cosa pubblica e nello specifico della laicità della sfera politica -, ha tuttavia un’intenzione più profonda, più alta. Nell’espressione “ridare indietro”, o meglio, “restituire”, c’è più del pagare o dare a Cesare. La parola che Gesù Cristo rivolge ai suoi interlocutori è anche per i suoi discepoli i quali sono chiamati a vivere la loro esistenza donandosi e a non trattenere solo per sé quanto possiedono. Il denaro, da cattivo padrone, sconvolge e corrompe le vite degli uomini: dalle persone singole alle famiglie, dagli stati nazionali ai gruppi della piccola e grande finanza. Non è mai da sottovalutare e trascurare ciò che si insinua nel cuore di ogni uomo: ricerca di privilegi mondani e fascino del potere. La tentazione è sempre in agguato ed è la stessa: idolatrare il denaro, ma anche Cesare con incluso il suo potere. Perciò il Signore ha messo sempre in guardia i suoi discepoli da questo pericolo. Quando tra i suoi nasce la discussione di chi fosse il più grande, per cercare di stabilire chi è più importante, Gesù dice loro: “I re delle nazioni le governano e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve” (Lc 25-26). Occorre sempre fare i conti con questa parola e lasciare che questa ci interroghi e ci inquieti, per sfuggire alle lusinghe della cupidigia del possesso e del potere. “Non fate così”! Perciò non distogliamo mai lo sguardo dal Signore Gesù che sta in mezzo a suoi discepoli come Colui che serve (cfr. 22,27). Il Maestro e Signore si consegna umilmente nelle mani degli uomini senza prevaricare o abusare mai di nessuno. Lui salva, redime, ama gli uomini così! La Sua è vita tutta donata. La risposta che il Signore dà a farisei ed erodiani pone l’accento sulla seconda parte: “rendere o restituire a Dio”. È in gioco, quindi, il nostro rapporto con Dio. Chi è Dio per me, per noi? È Lui l’unico Signore? O ce n’è un altro? O ce ne sono altri? Nella moneta c’è l’immagine di Cesare, in noi quale immagine c’è? Di chi siamo? La nostra vita a chi appartiene? Se ci dato di intendere questo, viviamo di conseguenza. Il rapporto con Dio ci guida a capire e a vivere sempre meglio il nostro essere, la nostra dignità e quindi la dignità di ogni essere umano. Gesù è venuto ad insegnarci questa via: amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente e il prossimo come noi stessi. Colui che rende o restituisce a Dio quello che è di Dio non ha altro pensiero: amare, donare e donarsi. Chi appartiene a Dio, chi è di Dio, diffonde amore non odio, tesse in ogni ambito vitale, fraternità; si fa strumento di concordia e di pace. In questa giornata missionaria mondiale, alla luce dell’ultima lettera enciclica – “Fratelli tutti” – che papa Francesco ha voluto donarci, facciamoci tessitori di vera fraternità; annunciamo la buona e bella notizia del Vangelo ad ogni creatura che incontriamo sul nostro cammino, con mitezza e coraggio, mai con arroganza e presunzione; riconosciamo il Signore Gesù in special modo nei più fragili, nei più deboli, nei senza voce, negli invisibili. Domandiamo, cari fratelli e sorelle, al Signore un cuore sempre più grande che sappia generare fraternità con tutti, perché tutti sulla stessa barca, ma perché tutti figli dello stesso Dio e Padre; ricerchiamo sempre il bene di tutti, senza escludere mai nessuno, se è necessario anche pagando di persona, da veri discepoli di Gesù Cristo. Amen!

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