Occhi negli occhi e mani baciate: il viaggio "dell'incontro" per preparare la Pentecoste della Pace | Lamezia ClickLamezia Click

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Occhi negli occhi e mani baciate: il viaggio “dell’incontro” per preparare la Pentecoste della Pace

OCCHI_OLOCAUSTOQuesto straordinario viaggio in Terra Santa di Francesco…l’invito in Vaticano per pregare per la pace rivolto ad Abu Mazen e Peres , il “fuori programma” del Muro del Pianto, il camminare mano nella mano con il suo amico Bartolomeo, patriarca ortodosso; l’abbraccio forte, lungo, dimentico di tutto e tutti tra Francesco, il rabbino Skorka e l’islamico Abboud; il discorso-salmo e quelle mani baciate con delicata fermezza ai sei superstiti dell’olocausto.Un viaggio “dell’incontro” come è nello stile Bergoglio che viene tradotto in abbracci, in mani strette in occhi che si piantano forte, gli uni dentro gli altri. Il Papa sa che non serve parlare, fare “il politico” o magari ergersi, peggio ancora, a fustigatore. Accusarsi, rivendicare, rinvangare non serve; sull’aereo che lo riporterà a Roma, lunedì, nella conferenza stampa con i giornalisti mette in evidenza che serve solo negoziare: “rinunciare a qualcosa” aveva detto parlando ai capi di stato Abu Mazen e Shimon Peres. Francesco lungo tutto il viaggio, “si gioca” la carta dell’umiltà; inizia con i pezzi grossi: chiede ai presidenti Peres e Abu Mazen di andare a casa sua in Vaticano; una iniziativa straordinaria ed inaspettata. Chissà cosa avrà pensato il Papa, di certo: “Ed ora che posso fare?” … poi ecco lo Spirito Santo che illumina la via. Il Papa, il vicario di Cristo che chiede di andare in casa sua a pregare. Si ribaltano le cose con Francesco! Ma non siamo di solito noi, comuni e poveri peccatori, come i discepoli di Emmaus a chiedere: “Vieni in casa nostra… Resta con noi Signore si fa sera”? E’ come se Cristo dicesse: “Venite a casa mia, riposatevi un poco, pregate con me” però nel frattempo… va Lui per primo a casa loro e lo fa attraverso i piedi ed i gesti del suo vicario. La Chiesa del grembiule. L’incontro al palazzo presidenziale con Simon Peres non è stato l’incontro tra due capi di Stato, c’è stato qualcosa di più. Occhi negli occhi. C’è urgenza: il mandato di Peres termina a Luglio e forse anche per Abu Mazen…la pace la chiedono i capi di stato, la pace la chiedono i capi religiosi e la violenza che denunciano gli ebrei come gli islamici. E in mezzo i cristiani. Ed in mezzo la “creatività” del Papa riconosciutagli da Peres…creatività dello Spirito Santo che soffia dove vuole e come vuole. E’ di ieri infatti la notizia: l’ 8 Giugno si pregherà per la Pace. Tutto il mondo guarderà alla casa del Papa. Niente diplomazia o politica, solo persone che si guardano negli occhi. Si prega “per” e “con”, nel giorno di Pentecoste, nel giorno in cui la Chiesa vide soffiare nelle sue vele, lo Spirito Santo. Il pensiero corre alla tappa finale del viaggio: il cenacolo. Da secoli è luogo di discordia. Custodisce luoghi santi agli ebrei e i francescani, del vicino convento, non possono celebrarvi la messa. E tuttavia da quel luogo si è partiti. Dal grande cenacolo a cielo aperto di Piazza San Pietro si ripartirà l’8 Giungo per “Una pace basata su due Stati uno accanto all’altro: uno ebraico, Israele e uno arabo, la Palestina”.

Il viaggio dell’incontro fatto di gesti: il Papa non ha parlato del muro e dei muri. Li ha toccati come Gesù toccava gli ultimi, i poveri, i dimenticati. Ha toccato quei muri ed in essi ha toccato i bambini, le famiglie, quanti sono stati separati e vessati per anni. 30 anni di guerra, 40 di negoziati. Ha mostrato vicinanza con i gesti. La sosta in preghiera al muro di cemento armato che divide la Cisgiordania da Israele, la stele per le vittime del terrorismo, il Muro del Pianto a Gerusalemme. Il capo poggiato, il Papa ha pregato in silenzio. Anche qui ha appoggiato la mano. Nessuno può dirgli cosa fare, un uomo libero, veramente uomo di pace, attento e partecipe alla sofferenza di tutte le vittime. Non c’è cerimoniale che tenga, né “motivi di opportunità”, quando a dettare le regole è un cuore docile allo Spirito.

Un viaggio dell’ incontro fatto di abbracci: con quell’abbraccio tra il Papa e i suoi due amici, uno ebreo e uno islamico, il rabbino Skorka e l’islamico Abboud, stretti, davanti al Muro Occidentale. In quel muro, Francesco, lascia il testo del Padre Nostro. Figli di un unico Padre. Dacci oggi la nostra Pace quotidiana pare di sentire…

Ma l’incontro che ha del “miracoloso” è quell’immagine che tutti abbiamo ancora davanti agli occhi: il Papa di Roma e il Patriarca di Costantinopoli chinati a baciare la pietra dove Gesù è risorto; lo scandalo della preghiera comune, dopo lo “scandalo” della Resurrezione del Cristo di duemila anni fa.

Non hanno paura del cambiamento Francesco e Bartolomeo; il cambiamento invocato in Giordania dal Papa che chiede ad ognuno di prendere il proprio posto per contribuire e costruire una società dove regnino pace fratellanza e condivisione. Non hanno paura di mostrarsi fratelli, amici, complici come in quelle mani condivise per scendere i gradini della spianata. Non nascondono che la strada per la piena comunione è lunga ma “le divergenze non devono spaventarci e paralizzare il nostro cammino. Dobbiamo credere che, come è stata ribaltata la pietra del sepolcro, così potranno essere rimossi tutti gli ostacoli che ancora impediscono la piena comunione tra noi.” Cristo è risorto! dicono entrambi esordendo con i loro discorsi. In nome della Risurrezione di Cristo si capisce chiaramente che Francesco e Bartolomeo non intendono soffermarsi sul passato ma guardare avanti. Ne viene conferma dalle parole del Papa che ricorda ai giornalisti le parole di Atenagora a Paolo VI : “Mettiamo su di un’isola i teologi a discutere e noi continuiamo per la nostra strada”.

La consapevolezza dell’appartenenza allo stesso Cristo sia pure che “risorge in tempi diversi”, il Papa stesso ci ha scherzato su: “Senti ma il tuo Cristo quando risorge? Il mio è risorto una settimana fa…” permettono a Francesco e Bartolomeo di camminare tenendosi per mano, aiutandosi e sostenendosi a vicenda, inginocchiandosi insieme nel luogo più sacro per i cristiani di ogni confessione. I gesti si fissano su carta, ed ecco la dichiarazione congiunta sui temi che più stanno a cuore ad entrambi: difesa della dignità della persona umana in ogni fase della vita, l’importanza del matrimonio e della famiglia, la promozione della pace e il bene comune; la fame, la povertà, l’analfabetismo, la non equa distribuzione delle risorse, la tutela del creato. Il cammino dopo 50 anni riprende, quello che sarà non spetta a noi: “la storia non può essere programmata, e l’ultima parola nella storia non appartiene all’uomo, ma a Dio” ha ricordato Bartolomeo. Due anziani che si sorreggono e che riescono nella preghiera a guardare al futuro, a gettare ponti…ecumenismo dell’amicizia e della carità, riportano i giornali; emerge questo dall’incontro “miracoloso” tra Bartolomeo e Francesco, ed è tutto dire!

Ma, se dovessi scegliere uno solo, un solo momento di questo viaggio non avrei dubbi: il Papa con il capo chino che ascolta il pianto dei 6 milioni di ebrei sterminati nell’Olocausto. Rileggetelo; questo il testo che il Papa aveva tra le mani allo Yad Vashem:

“Adamo, dove sei?” Dove sei, uomo? Dove sei finito? In questo luogo, memoriale della Shoah, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: “Adamo, dove sei?”. In questa domanda c’è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio. Il Padre conosceva il rischio della libertà; sapeva che il figlio avrebbe potuto perdersi… ma forse nemmeno il Padre poteva immaginare una tale caduta, un tale abisso! Quel grido: “Dove sei?”, qui, di fronte alla tragedia incommensurabile dell’Olocausto, risuona come una voce che si perde in un abisso senza fondo…Uomo, chi sei? Non ti riconosco più. Chi sei, uomo? Chi sei diventato? Di quale orrore sei stato capace? Che cosa ti ha fatto cadere così in basso? Non è la polvere del suolo, da cui sei tratto. La polvere del suolo è cosa buona, opera delle mie mani. Non è l’alito di vita che ho soffiato nelle tue narici. Quel soffio viene da me, è cosa molto buona. No, questo abisso non può essere solo opera tua, delle tue mani, del tuo cuore… Chi ti ha corrotto? Chi ti ha sfigurato? Chi ti ha contagiato la presunzione di impadronirti del bene e del male? Chi ti ha convinto che eri dio? Non solo hai torturato e ucciso i tuoi fratelli, ma li hai offerti in sacrificio a te stesso, perché ti sei eretto a dio. Oggi torniamo ad ascoltare qui la voce di Dio: “Adamo, dove sei?”. Dal suolo si leva un gemito sommesso: Pietà di noi, Signore! A te, Signore nostro Dio, la giustizia, a noi il disonore sul volto, la vergogna. Ci è venuto addosso un male quale mai era avvenuto sotto la volta del cielo. Ora, Signore, ascolta la nostra preghiera, ascolta la nostra supplica, salvaci per la tua misericordia. Salvaci da questa mostruosità. Signore onnipotente, un’anima nell’angoscia grida verso di te. Ascolta, Signore, abbi pietà! Abbiamo peccato contro di te. Tu regni per sempre. Ricordati di noi nella tua misericordia. Dacci la grazia di vergognarci di ciò che, come uomini, siamo stati capaci di fare, di vergognarci di questa massima idolatria, di aver disprezzato e distrutto la nostra carne, quella che tu impastasti dal fango, quella che tu vivificasti col tuo alito di vita. Mai più, Signore, mai più! “Adamo, dove sei?”. Eccoci, Signore, con la vergogna di ciò che l’uomo, creato a tua immagine e somiglianza, è stato capace di fare. Ricordati di noi nella tua misericordia.”

E’ scritto come una preghiera. Un discorso che si fa preghiera. Ha fatto il giro del mondo. Parole uniche, indimenticabili, mai udite in un luogo, che è memoria e ammonimento. L’ha scritto come un salmo; una lamentazione. Trema la voce a Francesco quando dice: “A noi la vergogna sul volto”. L’emozione attraversa tutti, sembra una parola abusata “emozione” in realtà quello che si è vissuto lunedì con la visita del Papa al mausoleo della “Memoria”, ha smosso tutti nel profondo.

Il Papa sa quanto poco, l’uomo si vergogna del male fatto, della situazione della Terra Santa, delle tante “terre sante” dove si vive nella guerra. Francesco sa che quanto poco ci si conosce, poco ci si ama. Diciamola tutta, questo Papa non solo è arrivato al cuore di tante persone di fede diversa incontrate, ma ha smosso soprattutto le certezze di quanti come noi abbiamo anche solo seguito in tv, l’evento. I nostri pregiudizi, i nostri giudizi affrettati, la presunzione di sentirci nel giusto come i depositari della verità. Francesco ci ha riportato all’umiltà; non solo si è fatto lui prossimo a tutti, ma ancora una volta ribalta la situazione, come il Cristo la pietra sepolcrale.

Ed anche adesso a noi smarriti discepoli di Emmaus, sale una domanda: “Non dovremmo noi baciare la mano al vicario di Cristo, mani sante, mani benedette?”. Il Papa si fa piccolo piccolo, la voce di Dio e la vergogna dell’uomo in un baciamano. Ha baciato la mano al patriarca Bartolomeo in un gesto di rispetto e affetto per un fratello maggiore.

Allo Yad Vashem un altro gesto mai visto, commovente, toccante: il Papa che bacia la mano dei sei sopravvissuti all’Olocausto; uno ad uno in silenzio, inchinandosi, con il viso provato a sentire il peso di “un male che mai si era visto sotto la volta del cielo”. Qualcuno di loro ha rivolto qualche breve parola al Papa, mentre lui ascoltava in silenzio poi l’immagine che avrà strappato a tanti, me per prima, una lacrima di commozione. Una donna, l’ultima, sopravvissuta. Guarda Francesco negli occhi, lui le bacia la mano, ricambia lo sguardo: silenzio; neanche una parola un lungo sguardo.

E inginocchiatosi li guardò e lavò loro i piedi…mi passa per la mente il Cristo con i suoi discepoli… Cristo che si piega, si china, bacia i piedi. Il calore della mano, il silenzio più di qualsiasi parola, il bacio della mano.

“Cristo è risorto!” ci ricordano Francesco e Bartolomeo ed è ancora pellegrino di pace tra la polvere del mondo; adesso tocca a noi…

Luisa Loredana Vercillo

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