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Mons. Cantafora ha celebrato la Messa Crismale: “No a sacerdoti anni ’30 o contestatori, loro missione è quella di Cristo”

messa_crismale_lamezia_14LAMEZIA TERME (CZ) – Evangelizzare il mondo di oggi con prassi pastorali “sgrossate da schemi umani che tradiscono la freschezza del Vangelo”: no a un modello di sacerdote conservatore, più adatto agli anni 30 che ai tempi attuali, no a un sacerdote “amministratore efficiente” o “contestatore in nome di questo o quel gruppo”, ma sacerdoti che riscoprano l’essenza della loro identità e della loro missione partendo dalla missione di Cristo, dalla sua opera di annuncio, di liberazione, di illuminazione.E’ il monito del Vescovo di Lamezia Terme Mons. Luigi Cantafora che questa mattina in Cattedrale ha aperto il Triduo Pasquale presiedendo la Messa Crismale, celebrazione in cui i sacerdoti della Diocesi hanno rinnovato le promesse sacerdotali e sono stati benedetti gli oli sacri con i quali saranno amministrati i sacramenti nelle diverse parrocchie del territorio diocesano.

“Annunciare, liberare e illuminare”. Questi i tre verbi che identificano la missione di Cristo e quella dei sacerdoti, chiamati ad essere annunciatori del “lieto messaggio”, vocazione che appartiene a tutti i battezzati e che chiede anche ai sacerdoti di “crescere nella capacità di evangelizzare reimparando continuamente proprio perché il mondo cambia continuamente”. Di fronte alla sfida di annunciare il Vangelo di Cristo nel nostro tempo, si definisce la missione del sacerdote che “non può essere un modello di sacerdote che era adatto agli anni 30 del secolo scorso, che ha fatto tanto bene allora, ma che oggi, specialmente nei riguardi dei linguaggi giovanili o delle relazioni sociali o altro, è totalmente fuori contesto”; non può apparire “come una star oppure come il nemico comune, che fa fatica a trovare equilibrio tra le diverse parti”; non può essere “il sacerdote contestatore, in nome di questo o quel gruppo, di questo metodo o di quell’altro, o addirittura di una visione individuale o di élite della Chiesa”. Mons. Cantafora mette in guardia da modelli di sacerdozio che “portano a chiuderci nelle nostre sagrestie, nei nostri piccoli mondi” e invita i sacerdoti a “un’opera di evangelizzazione che apra i nostri schemi mentali” .

Sacerdoti chiamati a portare la liberazione degli oppressi e dei prigionieri, una libertà che viene dal perdono, “dall’essere liberati e rigenerati dal Signore”: da qui l’appello dal Presule affinchè la Chiesa di Lamezia “campo in cui accanto a tanto impegno e fraternità cresce tanto dolore e tanta ingiustizia” diventi “il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possiamo sentirci accolti, amati, perdonati e incoraggiati a vivere il Vangelo della libertà e dell’amore vicendevole”. Missione dei sacerdoti – ha aggiunto Cantafora – è illuminare i ciechi con la luce del Vangelo “per aprire gli occhi sulla realtà uscendo dalle nostre opinioni per poter vedere la Verità.”

Un appello alla concordia, quello del Vescovo di Lamezia, che invita a pensare “cosa potrebbe diventare la nostra Chiesa e la nostra comunità civile se invece di litigare e distruggerci gli uni e gli altri, impiegando le massime energie in questo, cominciassimo a concordare meglio sulla Diocesi e sulla Calabria”.

Le celebrazioni del Triduo Pasquale in Cattedrale proseguiranno questa sera con la Santa Messa in Coena Domini

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