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Serve “narrazione normale” della Calabria: presentato a Lamezia il libro di Filippo Veltri e Aldo Varano

libro_varano_veltriLAMEZIA TERME (CZ) – Dati “gonfiati” quando si parla di ‘ndrangheta, omicidi, atti intimidatori e dati sempre in deficit quando si parla di esperienze positive, di calabresi che ce la fanno, delle tante espressioni della società calabrese che emergono nonostante tutto. Perché la Calabria è “raccontata” così? Perché non si è riusciti a costruire una narrazione “normale” della Calabria e dei calabresi condannati da loro stessi ad essere una “vil razza dannata ”?Non danno risposte ma provocano tante domande i giornalisti Filippo Veltri e Aldo Varano nel libro “Vil razza dannata? Riflessioni sulla Calabria e i calabresi” presentato sabato 12 aprile alla Biblioteca Comunale di Lamezia Terme in un’iniziativa organizzata dall’associazione culturale InOper@ insieme al Sistema Bibliotecario Lametino.

Per Filippo Veltri, il libro scritto insieme al collega Varano “nasce dall’esigenza di rispondere a delle domande sulla Calabria, cos’è questa regione oggi e come viene raccontata”. Un libro “provocatorio”, per il giornalista che chiama in causa gli stessi calabresi, “i primi autori di una narrazione che ci ha raccontati come una vil razza dannata, come se i problemi secolari di questa regione avessero un’origine antropologica e per i calabresi non vi fosse possibilità di redenzione”. Oltre luoghi comuni, frasi fatte e stereotipi, per Filippo Veltri “il libro provoca a costruire una narrazione diversa della Calabria, la narrazione di una regione normale”.

“C’è il rischio che questa regione vada incontro a un progressivo spopolamento, al venir meno delle condizioni per una ripresa” secondo Aldo Varano che ha parlato di una narrazione della Calabria fatta dagli stessi Calabresi “oscillante tra il pregiudizio e l’ideologia”, una narrazione che va superata “non nascondendo i problemi ma pensando a un progetto realistico e possibile di sviluppo per questa terra, perché se non la cambiamo noi la Calabria agli altri non interessa cambiarla”. L’ex cronista de L’Unità ha evidenziato l’incapacità dello Stato di sconfiggere la ‘ndrangheta in Calabria, a differenza di quanto avvenuto in Sicilia con Cosa Nostra, e messo in guardia dai rischi dalla retorica del “tutto mafia” che finisce per diventare “niente è mafia”, senza riuscire a dare soluzioni efficaci a una delle grandi piaghe di questa regione.

Esiste un pregiudizio della società italiana nei confronti dei calabresi per lo scrittore Mimmo Gangemi che ha ricordato la vicenda di Fabiana Luzzi, la sedicenne uccisa a Corigliano dal fidanzato, come l’emblema della narrazione “pregiudiziale”: un dramma come il femminicidio che, pur essendo di dimensioni nazionali, è stato raccontato con gli stereotipi di una regione intrisa di cultura maschilista dove – qualcuno ha scritto in quei giorni – è normale sentirsi di dire “cittu ca si fimmina”.

L’incontro, al quale hanno partecipato il Sindaco Gianni Speranza e il consigliere regionale Mario Magno, si inserisce – ha spiegato la presidente dell’associazione InOper@ Elena Ruperto – “in una serie di iniziative della nostra associazione che vogliono mettere in evidenza una narrazione nuova della nostra regione, fatta attraverso i libri e non solo, per superare certi stereotipi e far emergere le espressioni positive e dinamiche della società calabrese”.

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