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Sugli enti locali di tutta Italia si allungano i tentacoli della ‘ndrangheta

dia-direzione_investigativa_antimafiaNiente di nuovo sotto al sole… ops, sotto la pioggia! Piove in tutti i sensi sulla Calabria dove pare non cambi mai nulla, anzi tutto pare peggiorare: mancanza di lavoro, sanità, corruzione, situazione idrogeologica e la ‘ndrangheta! Ce l’avevano già annunciato ad agosto. La DIA (Direzione Investigativa Antimafia) aveva segnalato: “La ‘ndrangheta “continua a evidenziare una sempre più robusta capacità di sfruttare le sacche d’infedeltà dell’apparato amministrativo per condizionare gli enti locali calabresi” denunciando il grave e persistente rischio di infiltrazione mafiosa negli enti locali della regione.

Nessuna buona nuova dunque, dalla relazione semestrale al Parlamento, che puntuale giunge da Roma: non c’è un limite territoriale alla capacità della ‘ndrangheta di infiltrare gli enti locali non solo in Calabria ma, secondo la direzione distrettuale antimafia, anche nelle altre regioni italiane.

Prova (se mai se ne avesse bisogno) è la notizia di qualche giorno fa che i tentacoli della ‘ndrangheta sono arrivati fino in Emilia. Una maxi operazione dei Carabinieri, denominata “Aemilia”, condotta dalla Dda di Bologna ha portato a 117 richieste di custodia cautelare (110 portate a termine, 7 persone risultano irreperibili) e ad oltre 200 indagati, per la maggior parte in Emilia. Altri 46 provvedimenti sono stati emessi dalle procure di Catanzaro e Brescia.

Estorsione, usura, porto e detenzione illegali di armi da fuoco, intestazione fittizia di beni, riciclaggio, emissione di fatture false, traffico di cocaina; reati che hanno carattere transnazionale, interessano Austria, Germania, San Marino. Reati che vanno interessando sempre più svariate regioni italiane.

La ‘ndrangheta e la Calabria; il quadro che emerge dalla relazione della DIA conferma l’allarmante situazione: “La Calabria è regione interessata dal più alto numero di provvedimenti di scioglimento di Comuni per infiltrazione mafiosa: complessivamente 14” questo non deve far erroneamente credere che si tratti di fenomeno circoscritto alla Regione. L’incidenza numerica secondo la DIA, può essere legata, “oltre ad una particolare virulenza del fenomeno, anche ad una più accentuata sensibilità ed incisività delle istituzioni preposte al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, nel penetrare e vigilare sulle realtà locali, individuandone eventuali distorsioni”. Quindi per la Dia “non deve essere sottovalutata la specifica capacità della criminalità calabrese” di dar vita a un fenomeno di graduale declinazione verso il Nord del Paese, in particolare nelle regioni ove cellule di ‘ndrangheta si sono integrate nel tessuto socio-economico del fenomeno criminale con “presenze che si sono consolidate da decenni anche a seguito di immigrazione”.

Infatti la relazione degli investigatori mette in luce la capacità dell’organizzazione criminale calabrese di infiltrare sempre di più la sfera politico-amministrativa degli enti locali calabresi e non solo calabresi.

Nelle regioni più produttive del settentrione, quindi c’è una costante e progressiva evoluzione della ‘ndrangheta che interagisce con gli ambienti imprenditoriali. Anche grazie, si spiega, al coinvolgimento di alcuni personaggi, rappresentati da pubblici amministratori locali e tecnici del settore che, mantenendo fede ad impegni assunti con talune significative componenti, organicamente inserite nelle cosche, hanno agevolato per esempio, l’assegnazione di appalti. Per penetrare nel tessuto sociale, spiegano gli investigatori, le cosche si muovono seguendo due filoni: quello del consenso e quello dell’assoggettamento. Tattiche che, sottolineano gli esperti, da un lato trascinano con modalità diverse i sodalizi nelle attività produttive e dall’altro li collegano con ignari settori della pubblica amministrazione, che possano favorirne i disegni economici. Così si consolida la mafia imprenditrice calabrese.

Luisa Loredana Vercillo

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