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Il piccolo Matteo inventa la parola «petaloso» e la Crusca risponde

mercoledì 24 febbraio 2016

image«Petaloso». Mai sentita questa parola? Probabilmente no, a meno che non vi chiamiate Matteo, o non siate un suo compagno di classe o la sua maestra. Alle scuole elementari Marchesi di Copparo, in provincia di Ferrara, da oggi questo termine — inventato da un bambino di terza elementare — ha assunto un valore molto speciale, visto che l’Accademia della Crusca l’ha valutato «bello e chiaro» rispondendo con una lettera al parere richiesto dalla maestra e dall’alunno. Tutto è nato da un lavoro sugli aggettivi. Il piccolo ha utilizzato la parola come aggettivo per descrivere un fiore. La maestra Margherita Aurora, incuriosita e divertita, ha deciso di inviare il nuovo lemma all’Accademia della Crusca per una valutazione, e la Crusca ha risposto.

«Quando ho letto il compito ho segnato errore — racconta Margherita Aurora al telefono — ma aggiungendo accanto al cerchio rosso che si trattava di un errore bello. La parola mi convinceva, perciò mi è venuta l’idea di chiedere il parere della Crusca. Ho spiegato ai miei alunni che cos’è questo ente, l’abbiamo studiato insieme e poi ho chiesto a Matteo di scrivere la lettera da spedire. Lui me l’ha fatta correggere e ha chiesto a una compagna di classe di ricopiarla in bella grafia. Insomma, un bel lavoro di squadra. Tutto questo succedeva tre settimane fa: ieri, martedì 23 febbraio, è arrivata la risposta e in classe è subito scattato l’applauso».

Anche il primo ministro Matteo Renzi ha riservato un pensiero al caso, twittando con l’hashtag #petaloso: «Grazie al piccolo Matteo, grazie Accademia della Crusca una storia bella, una parola nuova #petaloso». Immediata anche la risposta del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, che ha cinguettato: «Bravo Matteo. La lingua è creatività e luogo di libertà #petaloso @AccademiaCrusca».

La risposta della Crusca

«Caro Matteo – scrive Maria Cristina Torchia, della redazione Consulenza linguistica della Crusca – la parola che hai inventato è una parola ben formata e potrebbe essere usata in italiano come sono usate parole formate nello stesso modo». Alcuni esempi? Peloso (pelo + oso) o coraggioso (coraggio + oso). Una bella soddisfazione, anche per l’insegnante, che ha spiegato: «Per me vale come mille lezioni di italiano. Grazie al mio piccolo inventore Matteo».

«La tua parola è bella e chiara», continua la Crusca che spiega come fa una parola ad entrare nel vocabolario. «Bisogna che la parola nuova non sia conosciuta e usata solo da chi l’ha inventata, ma che la usino tante persone e tante persone la capiscano. Se riuscirai a diffondere la tua parola fra tante persone e tante persone in Italia cominceranno a scrivere e dire “Com’è petaloso questo fiore!” o, come suggerisci tu, “le margherite sono fiori petalosi, mentre i papaveri non sono molto petalosi”, ecco, allora petaloso sarà diventata una parola dell’italiano, perché gli italiani la conoscono e la usano».

Su Twitter la mobilitazione per aiutare Matteo al grido di #petaloso

E non sarebbe neppure la prima volta, conclude la Crusca, suggerendo (anche alla maestra) la lettura del libro Drilla di Andrew Clemens: «Racconta proprio una storia come la tua, la storia di un bambino che inventa una parola e cerca di farla entrare nel vocabolario». E allora, per dare una mano nell’impresa, su Twitter è stato lanciato l’hashtag #petaloso già condiviso da centinaia di persone.

L’Accademia della Crusca ha già invitato la classe di Matteo a visitare la sede, a Firenze, e la maestra Margherita Aurora, capelli viola e tante idee educative per i suoi alunni, si sta già attivando: «Sarebbe una bella gita». L’insegnante, 42 anni, era già balzata agli onori delle cronache qualche mese fa per la questione dei compiti di Pasqua alternativi:«Dormi, gioca e passa tutto il tempo possibile con i tuoi genitori», raccomandava ai suoi alunni lo scorso aprile, ispirandosi all’idea di un collega pubblicata sulla pagina Facebook «Giornale Bambino».

La voce dell’Accademia

Anche la redattrice dell’Accademia della Crusca che ha risposto al piccolo Matteo è rimasta molto colpita dall’invenzione del bambino: «La lettera di Matteo ci ha fatto discutere – racconta Maria Cristina Torchia — è arrivata in bella grafia, scritta su un foglio protocollo, ben strutturata e ben argomentata. Ci ha commosso. E allora abbiamo deciso di incoraggiare Matteo a diffondere la sua nuova parola».

(Da Corriere)

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