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Anniversario omicidio Salvatore Aversa e Lucia Precenzano, mons. Cantafora: “La loro morte scuote ancora oggi i nostri cuori e ci spinge a riflettere sul senso e la dignità della vita”

giovedì 5 gennaio 2017 - 11:43
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imageLAMEZIA TERME (CATANZARO) – Si è svolta nella serata di ieri presso la Cattedrale di Lamezia Terme, officiata da S. Ecc. Mons. Luigi Cantafora, Vescovo di Lamezia Terme, una solenne Celebrazione eucaristica in occasione del 25° Anniversario della morte del Sovrintendente Capo Salvatore Aversa e di sua moglie Lucia Precenzano, barbaramente trucidati la sera del 4 gennaio 1992 in un agguato di stampo mafioso.

Salvatore Aversa si era distinto nel corso degli anni trascorsi in servizio a Lamezia Terme per il suo forte impegno a difesa dei valori della legalità e contro il malaffare, conseguendo notevoli successi investigativi nella lotta contro la criminalità organizzata della piana.

Alla cerimonia hanno partecipato, accanto ai figli Paolo, Walter e Giulia Aversa, il Prefetto Dr.ssa Luisa Latella, il Questore della provincia di Catanzaro, Dr.ssa Amalia Di Ruocco, il Sindaco di Lamezia Terme Avv. Paolo Mascaro, il Procuratore della Repubblica Dr. Salvatore Curcio e le massime Autorità Militari e civili, rappresentanze del personale della Polizia di Stato , dell’ANPS e moltissimi cittadini, che ancora ricordano il coraggio e l’impegno del Sov. Capo Aversa.

imageAl termine della Cerimonia liturgica è stata deposta presso la stele ubicata nei pressi del vecchio Commissariato di P.S. di Corso Numistrano, una corona di alloro inviata dal Signor Capo della Polizia Prefetto Franco Gabrielli.

Prima della celebrazione eucaristica è stato letto dallo speaker della cerimonia un commosso ricordo del Sov. Capo Salvatore Aversa e della moglie Lucia Precenzano.

La commemorazione di oggi riacutizza in tutti noi una profonda ferita che non si è mai rimarginata. Ma accanto al ricordo doloroso di quel tragico evento, si staglia nitido il sentiero luminoso del loro fulgido esempio e del sacrificio della loro vita.

Salvatore Aversa e Lucia Precenzano, con la loro vita specchiata ed onesta, sono diventati per tutti un fondamentale modello di riferimento contro l’arroganza mafiosa, a difesa dei valori fondamentali della legalità.
Omelia del vescovo:

“Carissimi, siamo qui radunati, nel nome del Signore, per la celebrazione della Santa Messa nella quale preghiamo in suffragio per il sovrintendente Salvatore Aversa e la moglie Lucia Precenzano.
La loro morte scuote ancora oggi i nostri cuori e ci spinge a riflettere sul senso e la dignità della vita.
Saluto con viva cordialità il Prefetto, il Questore, il Procuratore della Repubblica, il Commissario, i dirigenti e tutti voi, agenti della Polizia di Stato, il Sindaco unitamente ai rappresentanti delle altre Forze dell’Ordine e delle istituzioni civili e militari. Abbraccio in particolare i familiari dei coniugi Aversa e saluto tutti voi.
Lasciamoci dunque illuminare dalla Parola di Dio che la Chiesa ci offre in questo giorno. “Ecco l’Agnello di Dio”, abbiamo ascoltato nel Vangelo. Giovanni Battista indica Gesù come l’Agnello di Dio. Egli è infatti il servo del Signore, quel servo che e “come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori” (Is 53,7).
Cristo Gesù, di cui abbiamo celebrato il Natale, è il Crocifisso Risorto che “toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29). Toglie il peccato, cioè il peccato con il perdono, con un amore più grande.
Giovanni dice che toglie ‘il peccato’, non i peccati. Usa il singolare. Indica la radice di tutti i peccati, cioè quella peccaminosità che porta a dimenticarsi di Dio, a trascurarlo, a vivere come se Dio non esistesse. Non conoscere Dio è la radice delle singole trasgressioni. Di più: non conoscere Dio e non amarlo conduce a non amare neanche gli uomini, l’umanità.
Gesù, agnello immolato, non vince il male con il male, ma vince il male attraverso il bene, donando la sua vita. Lui non ci ripaga secondo le nostre colpe, ma offre se stesso per noi, come un agnello immolato.
Il Battista ce lo presenta: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”. Non abbiamo davanti a noi un combattente vittorioso, un sovrano invincibile, un uomo potente, ma un uomo che si offre a noi nella pace. Vogliamo seguirlo?
Noi, guardando Gesù, agnello immolato, capiamo la pace, la non violenza, non è un atteggiamento buonista ma nasce dal cuore di Cristo e dalla sua offerta.
imagePapa Francesco, nel suo messaggio in occasione della Giornata mondiale della Pace, che abbiamo celebrato il primo gennaio scorso, ha indicato a tutti al strada maestra per vivere relazioni pacifiche: la carità e la non violenza. “Possa la non violenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme”. (n.1)
Il nostro tempo, purtroppo caratterizzato da tanti focolai di violenza, tanto che – come ha detto il Santo Padre – si sta combattendo una guerra mondiale a pezzi, è un tempo violento: focolai di guerra in vari Paesi del mondo, terrorismo, popolazioni costrette ad emigrare, sfruttamento, abusi, ma anche tante devastazioni subite dal creato.
Il Signore Gesù, profondo conoscitore dell’animo umano, ha indicato che la violenza ha la sua radice nel cuore dell’uomo, dal quale escono i propositi malvagi (cfr. Mc 7,21).
Ma Gesù, spiega ancora il Santo Padre, “predicò instancabilmente l’amore incondizionato di Dio che accoglie e perdona ed insegnò ai suoi discepoli ad amare i nemici (cfr Mt 5,44) e a porgere l’altra guancia (cfr Mt 5,39)” (Messaggio, n.3)
E aggiunge: “Perciò, chi accoglie la Buona Notizia di Gesù, sa riconoscere la violenza che porta in sé e si lascia guarire dalla misericordia di Dio, diventando così a sua volta strumento di riconciliazione” (Ibidem).
La strada del Vangelo non è astratta: accogliere Cristo nel proprio cuore significa sperimentare la misericordia che rende capaci di rispondere al male con un supplemento di bene, sulla strada della non violenza, della carità, del perdono. Papa Francesco cita poi il suo Predecessore: “La proposta di Cristo è realistica, perché tiene conto che nel mondo c’è troppa violenza, troppa ingiustizia, e dunque non si può superare questa situazione se non contrapponendo un di più di amore, un di più di bontà. Questo ‘di più’ viene da Dio: è la sua misericordia, che si è fatta carne in Gesù” (Benedetto XVI, Angelus 18 febbraio 2007).
Così chiediamo al Signore in questa celebrazione eucaristica di poter sperimentare la misericordia del Signore, il suo amore gratuito, per diventare a nostra volta operatori di pace, sulla via del Vangelo.
Con la vostra professione, carissimi membri della Polizia di Stato, svolgete un servizio prezioso per i cittadini, per garantire l’ordine pubblico, per promuovere il bene comune, perché i cittadini siano tutelati dai violenti e dai corrotti ed anche per andare incontro ai più deboli. Ad esempio, è significativa la vostra azione a vantaggio di migranti e rifugiati. Tanti devono la vita proprio al vostro coraggio, alla vostra dedizione, alla vostra competenza.
Il sovrintendente Salvatore Aversa con la moglie e altri poliziotti hanno versato il proprio sangue per il bene comune. Il loro esempio sproni ognuno di noi alla gratitudine e all’impegno di compiere con zelo il proprio dovere di cittadini ed il proprio lavoro.
Eleviamo le nostre preghiere ed il nostro suffragio per il sovrintendente Aversa e la signora Precenzano.
La Vergine Maria e l’Arcangelo San Michele vostro patrono ci accompagnino con la loro intercessione. Amen”

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