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Lamezia, Padre Ermes Ronchi apre anno diocesano: “La Misericordia di Dio è un colpo d’ali che spalanca il futuro!”

sabato 17 ottobre 2015

imageLAMEZIA TERME (CZ) – Si è aperto il nuovo anno diocesano della Chiesa lametina, ieri sera, presso il Teatro Grandinetti. Prende l’avvio così un anno che ruoterà intorno al Giubileo della Misericordia voluto da Papa Francesco e che per la diocesi di Lamezia Terme si aprirà ufficialmente insieme alla Porta Santa della Chiesa Cattedrale domenica 13 dicembre. 

Padre Ermes Ronchi, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, sottile predicatore e volto televisivo di Raiuno dove commenta il Vangelo festivo nel programma A sua immagine, è intervenuto sul tema “Misericordia, volto amico e prossimo dell’Agàpe”.

“Chiesa di Lamezia, per amore del tuo popolo, non tacere. Annuncia senza stancarti la misericordia. Esci e rivivrai” si chiude così la prolusione introduttiva del convegno con cui ha aperto il nuovo anno pastorale diocesano il Vescovo di Lamezia Terme, Mons. Luigi Antonio Cantafora. Accanto, il Vescovo emerito Mons. Vincenzo Rimedio, il vicario episcopale Don Adamo Castagnaro ed il delegato diocesano per il Giubileo, Don Domenico Cicione. A coordinare la serata il giornalista Salvatore D’Elia.
Il Vescovo Cantafora ha invitato la Chiesa di Lamezia a vivere il Giubileo come “un tempo di grazia, un tempo di misericordia, un tempo di verità e di libertà” in cui riscoprire anche nella nostra chiesa diocesana “l’urgenza della missione che ci risveglia, ci muove e ci invita ad andare lontano, da chi è senza speranza e senza amore.” Questa missione, ammonisce il Vescovo, “non è una semplice attività pastorale, o una parte della vita della Chiesa, un ornamento che mi posso togliere. È qualcosa che non possiamo sradicare dal nostro essere” perché “si incarna nei nostri limiti umani. Noi non siamo una Chiesa perfetta, non siamo superefficienti, litighiamo spesso tra noi, tra le nostre file ognuno di noi ha le sue fragilità. E nonostante tutto, siamo chiamati a vivere, ed essere la Chiesa, come una Madre dal cuore aperto.” L’auspicio è che la Chiesa lametina sia una “Chiesa appassionata” che solo così può “essere missionaria!” e rinnovare i segni che “la tenerezza che Dio offre a tutti”.
E segni della tenerezza di Dio sono le “missioni al popolo”, volute da Papa Francesco come segno della “Chiesa in uscita” che nella diocesi lametina si svolgeranno nel tempo di Quaresima come annunciato già da Don Domenico Cicione. “Missionari della Misericordia”, individuati da ogni parrocchia e che nelle prossime settimane nelle diverse vicarie della Diocesi inizieranno gli itinerari di formazione, saranno inviati nelle famiglie delle diverse parrocchie per annunciare la Misericordia del Padre verso tutti i suoi figli. Una riscoperta della Misericordia, dunque, da mettere in pratica, come singoli e come comunità per “andare incontro agli uomini nelle periferie esistenziali del nostro tempo”.
E sono state davvero parole che hanno scaldato il cuore quelle di Padre Ermes Ronchi nel suo intervento, momento culmine della serata. Il tema, quello della misericordia, come volto, prossimo e amico dell’Agàpe dove ognuno possa diventare una presenza compassionevole entro ogni pena dell’esistenza. Una misericordia che, ricordiamo, viene dal cuore, come dice la parola: cordis, cuore. Una misericordia che, come esordisce Padre Ermes, teologo e priore del Convento dei Frati Servi di Maria di San Carlo al Corso di Milano, successore di Padre David Turoldo alla guida del centro culturale “Corsia dei Servi”, viene suggerita a Dio stesso dagli angeli, per “tenere in piedi il mondo”.

Due i fili conduttori dell’intervento che richiamano figure dell’antico testamentimageo: la Misericordia come generatività, un Dio che è padre e madre; la Misericordia poi come perdono. Ne viene fuori un Dio che ha “la passione per la vita, che dà la vita in questo suo essere padre e madre, tenerezza combattiva della madre che accorre al pianto del suo bambino”. “La misericordia di Dio non agisce però come qualcosa che crea ma, come una madre, apre gli occhi, dona salvezza e sicurezza, dona speranza che da vestita di stracci si adorna come una sposa”.

“La misericordia è la forza della vita in mezzo al rischio della morte” come ritroviamo nell’Esodo. E’ la legge della vita che splende attraverso il volto di Dio. “Ognuno come sillaba di Dio” scriveva Turoldo, citato da Padre Ronchi. Sillaba alla quale Dio offre rinnovamento, sostentamento, libertà, come recita il salmo 50, il Miserere, che “per ben 27 volte” sottolinea il teologo, ci indica “il dilagare dell’agire di Dio” per cantare la Misericordia come perdono.

“Nessuna logica giudiziaria appartiene a Dio, i suoi archivi non sono pieni di zizzania, ma di lacrime dei suoi figli” ed infatti culmine del Vangelo è lo scandalo della Misericordia; il brano che Padre Ermes addita ad esempio di questo Gesù che scandalizza, guardando al peccato non all’uomo, è il racconto della donna adultera in Giovanni 8 (1-11) dove lo stesso “Gesù è il racconto inedito della Misericordia del Padre”. Una donna senza nome, che per scribi e farisei non è una persona, è una cosa, che si prende, si porta, si conduce, si pone di qua o di là, dove a loro va bene. Che si può mettere a morte. Una donna su cui gli uomini possono fare la massima delle violenze, compiuta per di più dagli uomini del sacro, legittimata da un Dio terribile e oscuro, amante non della vita ma della morte. Una donna ferita nella persona, nella sua dignità, nella sua grandezza e inviolabilità. Contro la quale i difensori di Dio commettono un peccato più grave del peccato che vogliono punire: “mettere Dio contro l’uomo”.
Gesù si chinò, scriveva col dito per terra… “Dio scrive e riscrive la nostra storia di peccatori”: “Chi di voi è senza peccato getti per primo la pietra contro di lei”. “Gesù butta all’aria tutto il vecchio ordinamento con una battuta sola, con parole taglienti e così vere che nessuno può ribattere”.
Nessuno ti ha condannata? Neanch’io ti condanno. Ecco la giustizia di Dio: non quella degli uomini ma quella di Gesù, il giusto che giustifica, il santo che rende giusti, venuto a portare non la resa dei conti ma una rivoluzione radicale dei rapporti tra Dio e uomo, e di conseguenza tra uomo e uomo. Padre Ermes ci racconta di “una mano, di un cuore amorevole che ci prende in braccio e, per la prima volta, ci ama per quello che siamo, perdonando ogni errore, sciogliendo ogni ferita, ogni dolore”. Al centro della vita di questa donna, di ognuno di noi, scopriamo, ha continuato padre Ermes, la croce di Cristo, di un Dio che non colpevolizza nessuno e non spezza nessuno, ma sacrifica solo se stesso, spezza se stesso: “Da onnipotente ad onni-amante”.
La misericordia è scandalosa, perché contrasta nettamente il legalismo, le leggi del mercato e della giustizia umana, e ci restituisce il vero volto della giustizia”, mette in guardia i sacerdoti padre Ermes “da quella sclerocardia (morte del cuore, della compassione) che ci rende burocrati delle norme ed analfabeti del cuore”. Ricordiamoci che l’essenza dell’etica cristiana è fare quello che Dio ha fatto, è comportarsi come ha fatto Gesù che apre le porte delle nostre prigioni, la cui giustizia non è rappresentata dalla bilancia ma dalla Croce, dall’amore sino alla fine”. La Bibbia, sottolinea ancora Padre Ermes, non chiede che il peccato sia espiato ma confessato, nell’episodio scandaloso dell’adultera Gesù non chiede il pentimento, gli basta solo leggere nel cuore della donna la sincera paura della morte. “Il perdono di Dio è un colpo d’ali che spalanca il futuro!”

Lo scandalo di Gesù è perdonare senza condizioni. Solo incontrando questo amore senza condizioni riparte il nostro futuro perché riusciamo a pentirci come l’adultera solo se sentiamo l’abbraccio di Dio prima di qualunque cosa, prima ancora di riconoscere il nostro peccato.
Scopriamo così che “Dio non spreca la sua eternità in vendette, non spreca la sua onnipotenza in castighi, e non dobbiamo appiattirlo sul nostro moralismo. Dio è compassione, futuro, approccio ardente, mano viva che tocca il cuore e lo apre, che porta luce e gioia, amore che fa ripartire la vita.”

Chi è misericordioso partecipa delle lacrime e dei sorrisi degli altri, vive con loro, si fa fratello e sorella si fa uno con l’altro. Misericordia è farsi, come Dio, vulnerabili: lasciarci ferire dal dolore, dal bisogno, dalla sete di giustizia di altri che ci vivono accanto o lontano. Partecipare alle loro lotte, non restare indifferenti. Misericordia è farsi prossimi, sporcarsi le mani.

Una bella lezione di amore ieri sera: ascoltare il grido dei poveri e il gemito di tutto il creato, consolare, lottare, pregare, agire, sorridere con gli amici, piangere con loro. Fidarsi della vita come bambini.
“Il debito di esistere, il debito di essere amati, si paga solo con lo scandalo della Misericordia”.

Luisa Loredana Vercillo

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