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Assunzione, ristoranti, alberghi: così Mazzei spendeva i soldi per liquidare la società”

imageLAMEZIA TERME (CZ) – Quasi 2 milioni e mezzo di euro della cooperativa edile “Capannelle 2000” spese per attività che poco a avevano a che fare con la liquidazione delle società come fatturazioni inesistenti, assunzione di personale “inutile” visto che la società era in liquidazione, rimborsi per pranzi, cene, alberghi, rimborsi chilometrici. Le fiamme gialle parlano di “prosciugamento” del patrimonio della società, fatto dal 2008 al 2012, periodo in cui la nomina a commissario liquidatore era stata revocata. Questo il quadro che emerge dall’inchiesta della Guardia di Finanza coordinata dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme che ha portato all’arresto del commercialista Raffaele Mazzei per peculato di quasi 2milioni di euro e al sequestro di beni per svariati reati tributari.
Il consigliere comunale, distintosi negli ultimi mesi per gli attacchi contro la gestione a suo dire “allegra” delle finanze comunali da parte dell’ amministrazione Speranza, era stato nominato nel 2007 per sciogliere la cooperativa romana e distribuire le somme ai soci. Mazzei, nella veste di commissario governativo, ha sottratto gran parte dei residui attivi della cooperativa edilizia realizzando una serie di operazioni ricostruite in conferenza stampa dal Procuratore della Repubblica Domenica Prestinenzi. Nonostante la nomina fosse stata revocata nel 2008, il professionista ha continuato a utilizzare i residui attivi della cooperativa fino al 2012.
Intorno a 40.000 euro il costo di quello che il magistrato definisce “l’aspetto coreografico” della vicenda, vale a dire i rimborsi per alberghi e ristoranti: “il commissario” – spiega Prestinenzi – “ si faceva rimborsare le spese per ristoranti e alberghi a Roma e a Lamezia, tra i quali si fanno notare le spese in occasione delle festività e i pranzi destinati a decine di persone”.
Un aspetto che risalta in tempo di crisi, ma “coreografico” per il procuratore lametino rispetto al “grasso che cola” che emerge dall’inchiesta sul prosciugamento da parte di Mazzei del patrimonio della cooperativa romana: fatture per operazioni in tutto o in parte fittizie operate da società riconducibili più o meno direttamente allo stesso Mazzei, assunzione di personale nel momento in cui l’ente non era più operativo, la rappresentazione fittizia di rilevanti canoni economici, spese sproporzionate per consulenze professionali, rimborsi chilometrici.
Tra gli elementi “più eclatanti” per il procuratore Prestinenzi “1milione e 200mila euro di parcelle per compensi ingiustificati e l’assunzione di 7 persone”: “il peculato” – ha spiegato – “si configura sia perché quando Mazzei svolgeva queste operazioni tra il 2008 e il 2012 era cessata la sua funzione di commissario sia perché queste persone sono state assunte nel periodo di inattività della cooperativa”.
A corredare il quadro delineato da Prestinenzi il colonnello della Guardia di Finanza Fabio Bianco che ha evidenziato come “l’ingente movimentazione di denaro da parte di Mazzei ha condotto alla revoca della nomina a commissario” e ha portato “l’attuale commissario a trovarsi in cassa poche centinaia di euro”. L’attività investigativa ha accertato la responsabilità penale di un’altra persona per emissione di fatture per operazioni in tutto o in parte inesistenti.

Nello specifico, sono state emesse fatture per operazioni inesistenti per un valore di 585.168euro, utilizzate fatture per operazioni inesistenti per 531669euro, omesso versamento di ritenute certificate per 89211euro.

Salvatore D’Elia

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