Protesta per riapertura carcere lametino, Bova: “Il carcere di Lamezia è un importante presidio di legalità”

protesta_carcere_1LAMEZIA TERME (CZ) – La chiusura del carcere di Lamezia Terme è una questione per nulla archiviata. Proprio per questo motivo stamani il comitato “Riapriamo il carcere di Lamezia Terme” ha organizzato una manifestazione volta a sancire il totale dissenso della cittadinanza in merito alla chiusura del penitenziario lametino.

Peccato che i cittadini presenti erano pochissimi perciò quella che doveva essere una giornata atta a dare un segnale forte alle istituzioni, si è trasformata in una sorta di passerella politica dal momento che erano presenti quasi tutti i candidati a sindaco delle prossime elezioni amministrative.

Nel comunicato ufficiale del comitato, che è stato letto nel corso della protesta, vengono mossi molti dubbi in merito alla questione ma soprattutto si evidenziano i disagi che la chiusura dell’istituto penitenziario comporta. “Il disagio delle locali forze dell’ordine – recita il comunicato – che per ogni singolo arresto devono fare riferimento alle strutture di Catanzaro o Vibo Valentia lasciando la città, se l’arresto dovesse accadere di sera e in contemporanea, di fatto, per tutto il resto della notte, senza alcun controllo di polizia”, a ciò i membri del comitato aggiungono anche “la notevole spesa di danaro pubblico per le convalide”.

Sullo sperpero di denaro pubblico a dare un’ulteriore delucidazione è stato un altro membro del comitato che ha preferito rimanere nell’anonimato. “Gli spostamenti dei detenuti da Lamezia vengono effettuati grazie ad un servizio navetta e autista notturno. A ciò consegue una riduzione delle ore lavorative che da sei diventano di fatto tre. Inoltre la struttura conteneva al suo interno una sala DNA, docce all’interno delle celle e una sala videoconferenza con la Magistratura. I detenuti provvedevano alla manutenzione avendo così di fatto un lavoro pagato, così facendo l’unica spesa era quella dei materiali che servivano”. Inoltre è stato sottolineato come il personale penitenziario svolga il ruolo di custodi della struttura.

Presente anche il sindaco della città, Gianni Speranza, il quale ci ha tenuto a precisare come abbia cercato di porre l’attenzione del governo centrale su questa “situazione kafkiana”.

Arturo Bova, eletto consigliere regionale nelle elezioni del 23 novembre scorso, ha sottolineato come il decreto di chiusura del carcere non sia stato firmato poiché “al ministero furono forniti dati non esatti, infatti, in seguito alla sentenza Torreggiani, entrò in vigore il criterio dei 3 metri quadri a detenuto, per cui si diceva che il carcere di Lamezia non riusciva ad ospitare 100 detenuti. Ciò non è vero in quanto è stato dimostrato che addirittura la capienza poteva aumentare e il dato delle 100 unità poteva essere rispettato. Inoltre è stato dimostrato che il carcere di Lamezia può essere adibito all’accoglienza di detenuti speciali quali collaboratori di giustizia, ex forze dell’ordine, condannati per reati sessuali, etc”.

Dunque sulla base di questi dati il ministero ha bloccato il decreto che di fatto non è stato mai firmato ma trascorso un anno ancora non si sa cosa fare di questa struttura. Per Bova “chiudere il penitenziario lametino diverrebbe un segnale di cedimento da parte dello Stato nei confronti della criminalità organizzata” ed ha ribadito l’interesse da parte del sindaco in merito alla questione.

Infine ha dichiarato di aver depositato una mozione “per far sì che vengano messi in atto tutti i provvedimenti opportuni per la riapertura immediata. Il carcere di Lamezia è un importante presidio di legalità”.

Per Damiano Bellucci, esponente del Sappe, è necessario “impegnarsi per ottenere finanziamenti per la costruzione di un nuovo penitenziario nel lametino. Se questa struttura dovesse chiudere definitivamente si perderà la base per ottenere in futuro la presenza di un carcere a Lamezia”. La struttura, un ex convento costruito nel 1400 e diventato carcere nel 1800, nel corso del 2004 fu soggetto ad una ristrutturazione. Nel marzo del 2014 l’istituto penitenziario lametino venne chiuso. Con un’azione fulminea della quale nessuno era a conoscenza, venne effettuato un blitz per il trasferimento dei detenuti dal carcere di Lamezia presso altri istituti. Un controsenso se si pensa che poche ore prima venne inaugurato uno sportello lavoro per il reinserimento dei condannati. Il presidente del consiglio comunale, Francesco Grandinetti, ha palesato l’intenzione di convocare al più presto un consiglio comunale per discutere della questione.

Denise Di Matteo

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