"L'Oro di Napoli" 12 e 13 marzo al Politeama | LameziaClick.com

Sabato 12 e domenica 13 marzo, ore 21.00, al Teatro Politeama di Lamezia Terme andrà in scena lo spettacolo L'Oro di Napoli con Gianfelice Imparato, Federica Citarella (in sostituzione di Luisa Ranieri) e Valerio Santoro, mus

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Giovedì 10 Marzo 2011 17:41
 

Loro_di_Napoli_Gianfelice_ImparatoSabato 12 e domenica 13 marzo, ore 21.00, al Teatro Politeama di Lamezia Terme andrà in scena lo spettacolo L'Oro di Napoli con Gianfelice Imparato, Federica Citarella (in sostituzione di Luisa Ranieri) e Valerio Santoro, musiche di Nicola Piovani e regia di Armando Pugliese.

Lo spettacolo è tratto dai racconti di Giuseppe Marotta e - sottolineando il continuo gioco di rimandi tra cinema e teatro che è stato, in qualche modo, il leit motiv di questa Stagione di Prosa - nel 1954 Vittorio De Sica ne trasse un celebre film ad episodi.

Questa versione teatrale, curata da Gianfelice Imparato e da Armando Pugliese, rimane fedele allo spirito dell'opera di Marotta che racconta la "sua" Napoli tra ironia e malinconia, gioia e frenesia, tragedia e comicità. I tanti personaggi che popolano la scena costituiscono un microcosmo di umanità vinta ma non rassegnata che sa trovare nella "leggerezza" e nell'arte dell'arrangiarsi motivo di sopravvivenza. La scenografia richiama i vecchi teatrini di tradizione: teloni dipinti, velarini, elementi sospesi alle corde illuminati da un sapiente gioco di luci che circoscrivono lo spazio scenico dell'azione dove vengono rappresentati quadretti di vita quotidiana. Ma, al di là della moltitudine di stereotipi comuni a tanta letteratura, attraverso un gioco di astrazioni e trasparenze questo allestimento è in grado di restituirci l'anima di Napoli nella sua nudità, spazio privilegiato per eccellenza dove da secoli si gioca l'eterna "commedia umana".

LA SCHEDA INFORMATIVA

Un unico caseggiato, uno di quei caseggiati napoletani dove convivono ancora tutti gli strati sociali della città, popolato da personaggi le cui vite si rivoltano su se stesse, drammatiche o grottesche. E che noi sbirciamo come fossimo davanti ai pastori di un presepe che affaccia sul mare, ma pieno di grotte ed anfratti, dove il sole difficilmente entra. Da quei balconi e da quelle finestre emana un respiro comune, ferocemente teso alla sopravvivenza, cinico e dolente, ma anche garbatamente ironico. Mio padre mi raccontava la sera delle lunghe chiacchierate con Marotta sul lungomare, quando riflettevano su quella che era la Napoli che avevano lasciato e su quella che avevano poi ritrovato dopo la guerra. Tutti i suoi libri giravano per casa: i romanzi, il teatro scritto insieme a Randone, i racconti.
La voglia da sempre di fare di quei racconti un racconto teatrale, leggero ed evanescente come un sogno. Nelle figure grandi e piccole che Marotta descrive, mi pareva di trovare i presupposti della crudeltà del vivere di oggi: nelle ridanciane beffe di allora, le truffe e gli imbrogli di cui si è nutrita così a lungo la città. "Una città – come dice l'autore – senza fortuna solo perché nessuno l'ha mai seminata."
Dal film che De Sica ha tratto dalla raccolta L'oro di Napoli ci siamo discostati per adattare teatralmente anche altri racconti di Marotta e qualche episodio del suo teatro, frammentando il materiale, perdendo e ritrovando i suoi protagonisti, creando nuove scansioni per fornire il racconto teatrale di una sua autonomia, libera di sviluppare ritmi ed atmosfere proprie del palcoscenico, con i suoi giochi, le sue illusioni, le sue arbitrarietà.
L'incedere sostenuto e volutamente disarticolato delle vicende che ritarda all'inizio l'identificazione dei personaggi, si distende e si ricompone nella percezione di un unico lungo episodio nel quale si intreccia incurante "la cabala" che, avendo preso il posto della speranza, ci conduce al vuoto ed al silenzio.
Armando Pugliese

 
 

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