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Un successo il ritorno in città, al Politeama, della commedia napoletana. A riscuotere il gradimento del pubblico lametino sabato in prima serata alle 21 con replica domenica

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Martedì 22 Dicembre 2009 11:09
 

Un successo il ritorno in città, al Politeama, della commedia napoletana. A riscuotere il gradimento del pubblico lametino sabato in prima serata alle 21 con replica domenica alle 18 e alle 21, è stata "La fortuna con l'effe maiuscola" di Eduardo De Filippo e Armando Curcio, riadattata da Luigi De Filippo nei panni di attore e regista.

Alla fine della rappresentazione scenica lo stesso regista: Luigi De Filippo, nipote del noto commediografo Eduardo Scarpetta e figlio di Peppino De Filippo, ha detto al pubblico lametino che ha dimostrato più volte durante la serata il proprio apprezzamento: «Ho voluto riproporre questa commedia andata in scena per la prima volta nel 1942 e che ha visto come primi interpreti mio padre Peppino con mio zio Eduardo, in omaggio alla mia famiglia. Il successo si rinnova ogni sera. Io credo nella grande tradizione napoletana».

Nel 1945 dopo il divorzio artistico dai due fratelli Eduardo e Titina, Peppino padre di Luigi, fondava una propria compagnia con il figlio ed è con il padre che Luigi nel 1951 all'età di 21 anni ha debuttato in teatro e nel 1978 ha fondato una propria compagnia teatrale con la quale ha proposto le sue Commedie. Dal 1999 con la terza moglie Laura Tibaldi ha costituito la società "I due della città del sole srl" della quale è Direttore Artistico.

« La fortuna con l'effe maiuscola" che Luigi De Filippo ripropone dopo 67 anni, viene rivista secondo una sua personale, divertente ed umanissima interpretazione che mette in risalto una delle caratteristiche più preziose del Teatro dei De Filippo: l'umorismo».

Protagonista della vicenda è la famiglia Ruoppolo, una famiglia povera costituita da Don Giovanni il capofamiglia impersonato da Luigi De Filippo, la moglie Cristina impersonata da Simona Ventura ed il figlio adottivo: Erricuccio, con problemi di epilessia. Egregia la rappresentazione data da Paolo Pietrantonio di Erricuccio, talmente credibile nella sua genuinità da suscitare più volte l'ilarità del pubblico. Il giovane viene rappresentato come una persona pigra, che passa il tempo a compiere azioni inutili come ritagliare della carta, portare messaggi di donna Amalia (una donna che abita nel suo stesso palazzo) all'amante o rubare lampadine nel palazzo attiguo per rivenderle, ma anziché rendersi utile in modo concreto, nel momento in cui ha la possibilità di racimolare qualche soldo lo spende per cose che non portano beneficio alla famiglia, ciò provoca il disappunto di Don Giovanni, mentre la madre cerca di coprire le sue manchevolezze. Da questa situazione di povertà sembra che per i coniugi si possa aprire un piccolo spiraglio quando costretto dalla miseria Don Giovanni riceverà 100 mila lire per legittimare un figlio non suo, senza altra incombenza se non quella di firmare un atto falso che, ironia della sorte, rappresenterà per lui l'inizio di una situazione tragicomica.

'La fortuna con l'effe maiuscola'; «incantato e affascinato com'ero dal mondo del Teatro domandai a mio padre: Ma secondo te cos'è il Teatro? E lui mi rispose 'Il Teatro è il racconto della lotta quotidiana che fa l'uomo per dare un senso alla propria esistenza'. È una definizione che ho sentito ripetere spesso in famiglia. L'amore, la gelosia, l'invidia, la voglia di potere. Tutti i sentimenti che sono nel nostro cuore, noi De Filippo li abbiamo portati sulla scena con ironia e riflessione. E ne abbiamo fatto Teatro. Il nostro Teatro».

gazzettadelsud (Dora Anna Rocca)

 

 

 
 

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