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#Atuttofuoco, Volley, l’azzurro dell’Italia è argento… Ma vale più dell’oro!

domenica 21 agosto 2016 - 20:21
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image28 ottobre 1990… “Sul tetto del mondooooo” urlava Jacopo Volpi al punto decisivo di Bernardi, in una telecronaca che tenne incollati gli italiani al video per due ore e poco più. Lucchetta, Zorzi, Bernardi, ed ancora Cantagalli, Tofoli , Gardini. A Rio de Janeiro, la Generazione dei Fenomeni guidati da Julio Velasco sconfisse Cuba e vinse il Campionato Mondiale di Pallavolo. 21 agosto 2016, Italia è di nuovo sul tetto del mondo, di nuovo in Brasile questa volta con una medaglia d’argento.
Il cielo di Rio de Janeiro si tinge anche un pò di azzurro per una nazionale che ha conquistato per la terza volta nella sua storia una finale olimpica dopo un cammino praticamente perfetto. E’ l’Italia del giovane CT Gianlorenzo Blengini, è l’Italia del gruppo, del sacrificio, della determinazione, della mancanza di improvvisazione.
Alle 18,15, ora italiana, il Maracanaizinho, il palazzetto dello sport dove gioca la nazionale è una bolgia. È ad un passo dal Maracanà tempio del calcio: 20.000 posti e tanti brasiliani che fanno torcida si sentono e spingono i padroni di casa. La squadra allenata dal CT Blengini è piegata da un fortissimo Brasile, 3-1 è il punteggio finale sulla nostra Nazionale.
Gli azzurri cominciano bene con Zaytsev e Juantorena che come una pantera arma il suo braccio. Pippo Lanza, il nostro secondo schiacciatore che, quando viene chiamato in causa non si tira indietro, è parecchio in difficoltà soprattutto nel murare gli avversari. L’Italia non pare molto aggressiva nonostante i tentativi di rialzare la testa, Antonov e Rossini i nostri schiacciatori di riserva entrano al posto di Buti e Lanza sul 19 a 14 per il Brasile, ma niente da fare, il primo set finisce 22 a 25 per i verdeoro.
Nel secondo set, Wallace detta legge per il Brasile, ma l’Italia riesce a difendere e mantenere un punto di vantaggio fino al 9 a 9 quando Giannelli palleggiatore spettacolare, dalla cabina di regia con una mano pennella una palla per il cubano Juantorena che con un colpo sorprende i brasiliani anche dalla linea dei nove metri. Nonostante questa rimonta il time out è chiamato da Blengini per un’Italia di nuovo in difficoltà, dove a dare una mano entra Antonov. Intanto lo Zar è al servizio: due bombe ci riportano punto a punto, l’Italia c’è. Birarelli sul muro inizia a giganteggiare, Zaytsev con un ace porta in vantaggio la Nazionale sul 21 a 20. Finale con le palpitazioni per il secondo set che si chiude con l’ingresso di Daniele Sottile che fa un miracolo insieme a Giannelli. Nonostante lo sforzo il Brasile, complice qualche tocco non visto dall’arbitro, chiude facendo suo anche il secondo set: 28 a 26.
Il terzo set vede di nuovo il Brasile giganteggiare con Wallace, ma l’Italia rimane in partita; il finale di set è nuovamente per cuori forti: Antonov rientra in campo sul 22 pari e Zaytsev neutralizza la prima palla del match per gli avversari  che vincono la medaglia d’oro murando proprio lo zar e chiudendo il set 26 a 24. Due ore e 18 minuti ed il Brasile è campione olimpico.

Centrale, laterale, opposto, alzatore, libero. Palleggio, bagher, schiacciata, muro e servizio. Ieri è iniziato il campionato di calcio ma l’Italia si è fermata tutta a rete e questi ruoli e questi colpi ha imparato ad amarli insieme a questi ragazzi semplici, gioiosi, lontani dagli osannati campioni del calcio. Una bellissima partita, questo è sicuro, come tante che l’hanno preceduta. Dove le azioni di attacco si susseguono in pochi secondi con palla alta o veloce, con una velocissima o un mezzo tempo. Nonostante la sconfitta l’Italia ha dimostrato la qualità dei propri giocatori che quando sono nelle condizioni di esprimersi hanno dimostrato come con gli USA, capacità di soffrire e di riprendersi.

Una Italia giunta fin qui e che in serie ha sconfitto le migliori: dalla Francia agli Stati Uniti per ben due volte e l’Iran nei quarti. Con il Brasile, padroni di casa, nella prima fase delle Olimpiadi era arrivato un successo pesante che aveva caricato gli azzurri. Ora questa finale, la partita più bella del 2016. Nel tempio del volley, nelle olimpiadi più volute e sentite da tutti, nella terra della pallavolo, l’Italia conquista l’argento, rinunciando di nuovo ad un sogno sfumato proprio contro i campioni del Brasile nel 2004, ad Atene.
Protagonista su tutti Ivan Zaytsev: coraggio, classe, potenza, con un braccio capace di “scagliare lavatrici”, capace di arrivare a 127km /h, il servizio più veloce della storia, il fondamentale della pallavolo, l’unico “solitario”, in uno sport di squadra. Arriva lui lo Zar come lo chiamano i tifosi, si “carica l’Italia sulle spalle”, la prende per mano e la porta  in finale, sul tetto del mondo, “a tutto fuoco” come va cinguettando sui social da giorni e giorni. Zaytsev deforma il pallone (abbiamo i challenge a testimonianza), l’ha sempre fatto, ma la maturità mostrata a Rio lo colloca nella dimensione dei campioni. Figlio del grande pallavolista russo (oro con l’Unione sovietica a mosca 80) Vjačeslav Zajcev e della nuotatrice Irina Pozdnyakova, Zaytsev è nato a Spoleto dove giocava il papà. La pallavolo nel suo DNA, prima palleggiatore, poi schiacciatore e opposto nella squadra di volley del Perugia ha giocato per due anni in Russia. Di questa manifestazione è diventato un’icona con cresta, orecchini e tatuaggi come specchio della sua giovane età. Lo zar però è anche il papà di Sasha e marito di Ashling Sirocchi, un uomo maturo, che ha saputo spingere la squadra e i suoi compagni in questa avventura.
Punto dopo punto, gli azzurri ci hanno fatto sognare schiacciando “a tutto fuoco”. E non importa se i brasiliani sono stati più forti, il sogno azzurro ha il colore dell’argento…e vale più dell’oro.

Luisa Loredana Vercillo

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