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Mascaro replica a Piccioni: “Vieni a San Pietro Lametino, a renderti conto dello stato di abbandono e vergognati”

lunedì 11 maggio 2015

Foto_MascaroLAMEZIA TERME (CZ) – Ha fatto tappa a S. Eufemia Vetere e a San Pietro Lametino il Punto d’ascolto itinerante di Paolo Mascaro, candidato a sindaco alle prossime elezioni amministrative di Lamezia Terme del 31 maggio. Come negli altri incontri Paolo Mascaro ha raccolto le numerose sollecitazioni e i disagi dei residenti. Prima tappa a Sant’Eufemia Vetere. “La nostra amministrazione – ha affermato Mascaro – renderà questa città attrattiva e non respingente. La valorizzazione del patrimonio storico e culturale si incastrerà alla perfezione in questo percorso: l’Abbazia Benedettina, i resti di Terina e la bellezza dei nostri centri storici dovranno rappresentare straordinarie risorse sulle quali indirizzare le nostre energie”.

“Dopo venti anni di amministrazione di centrosinistra – ha affermato Mascaro a colloquio con i residenti di San Pietro Lametino – non è possibile trovare un tale stato di degrado. La situazione ambientale a San Pietro Lametino è insostenibile, la raccolta dei rifiuti è assolutamente scandalosa, mancano i servizi, la sicurezza è precaria, il servizio di trasporto pubblico è carente, va ridisegnato in tutta la città. I residenti hanno diritto ad un sistema di mobilità che permetta loro di spostarsi in altre zone della città come è fondamentale attivare a San Pietro Lametino momenti di cultura e di confronto. Agiremo con determinazione su queste problematiche. Bisogna fare di Lamezia una città omogenea, basta corpi estranei.

E rispondendo a Piccioni: “Caro assessore parla con la comunità di San Pietro Lametino, vieni a renderti conto dello stato di abbandono in cui versa l’intera zona e vergognati”. Incalzato dai residenti Mascaro ha detto: “Faremo una politica di integrazione seria e reale con lo smantellamento del campo rom. Innanzitutto occorrerà un censimento delle comunità rom presenti a Scordovillo e nel resto della città. L’integrazione non si fa dirottando cento rom in una zona ma trasferendone dieci o quindici a quartiere. L’amministrazione uscente ha fallito, non può riproporsi ai cittadini”.

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