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Consiglio comunale, approvato ordine su questione carcere

martedì 31 marzo 2015 - 16:05
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carcere_consiglioLAMEZIA TERME (CZ) – Nella seduta di consiglio comunale odierna, atta a discutere della questione inerente il carcere di Lamezia, è stato approvato un ordine del giorno col quale si chiede di “prendere posizione per la non chiusura della casa circondariale di Lamezia Terme. Avendo preso atto degli interventi ascoltati e delle documentazioni depositate ribadisce la richiesta di trovare ogni soluzione possibile al fine di mantenere la struttura nella città evitando un ulteriore spoliazione e dando la possibilità sia ai dipendenti che ai cittadini, in un momento di crisi generale economica, una grave ricaduta sull’indotto del territorio.

Il consiglio comunale dà mandato al signor sindaco e al presidente del consiglio di intervenire presso i parlamentari e chiede un incontro immediato presso il Ministero di Grazia e Giustizia. Chiede altresì di intervenire presso i sindaci e i presidenti del consiglio del lametino per deliberare un ordine del giorno analogo al fine di dare più forza alla richiesta. Dà mandato al sindaco di valutare l’opportunità di emanare un’ordinanza in tal senso qualora ce ne siano le condizioni giuridiche”.

Ad essere presenti in seconda chiamata sono stati 15 i consiglieri. Prima dell’inizio dei lavori il sindaco, Gianni Speranza, ha comunicato ufficialmente la nomina dell’assessore Stella. Poi gli interventi dei rappresentanti di associazioni e cittadini che hanno voluto dire la loro in merito alla situazione.

Felice Lentidoro, del comitato “Riapriamo il carcere di Lamezia”, ha parlato di “problema drammatico” e di “ennesimo strappo fatto alla città” incolpando la politica “che non fa nulla per evitare che accadono simil cose”. Per Lentidoro in merito alla chiusura del penitenziario lametino “qualcuno ha fatto un sopruso e questo qualcuno continua a farne altri in quanto nessuno gli rimprovera che non possono essere fatti”. Dopo aver ribadito più volte che la ristrutturazione della struttura è costata 500 mila euro, ha lanciato un monito agli avvocati che dovrebbero impegnarsi e lottare così come fecero per il tribunale di Lamezia.

Quindi l’intervento del presidente dell’ordine degli avvocati, Antonello Bevilacqua, il quale ha espresso amarezza “per la poca presenza dei tanti invitati che non hanno nemmeno inviato un telegramma per scusarsi”. Poi il rimprovero ai pochi consiglieri presenti. “Noi avvocati- ha dichiarato – non siamo i responsabili di nulla e abbiamo fatto tutto ciò che è in nostro potere. Oggi deposito un documento scaturito da uno studio commissionato con dei costi attribuiti al consiglio”. Bevilacqua ha spiegato che il documento in questione contiene “una delibera del consiglio molto articolata, analisi sociologiche, una relazione di Vittorio Mete (sociologo), una relazione della Confesercenti e conclusioni fornite al ministero e ai politici che le hanno veicolate”.

Nicolino Panedigrano, dell’associazione nazionale forense, con un breve excursus della vicenda ha spiegato come si tratti di un “provvedimento temporaneo” sospeso dal ministro, “quindi siamo ancora in tempo per intervenire ed esser utili alla causa”. L’avvocato ha depositato in consiglio “la richiesta avanzata assieme da una serie di associazioni, inviata anche al ministro della giustizia, contenente tutti i dati e motivazioni per cui questo carcere non va chiuso e dovrebbe essere uno dei fiori all’occhiello dei carceri di Italia”. Secondo l’aspirante sindaco, a non essere di aiuto è anche la burocrazia ed ha lamentato l’assenza del commissario del Pd “che in realtà è venuto qua per mettere apposto il suo partito” specificando che “noi avremmo dovuto averlo sia come ospite che interlocutore”. Infine ha espresso la volontà di incontrare il ministro per raccontargli tutta la verità così lui non potrà dire di no alla riapertura del carcere.

Il segretario regionale Uilpa penitenziari, Salvatore Paradiso, ha parlato di “status quo negativo” ed ha poi rimproverato la politica per la situazione di stallo. Per Paradiso alla base della chiusura della struttura penitenziaria di Lamezia, vi sarebbero “la spending review e il basso profilo logistico dell’istituto” cioè “la mancanza di spazi, in merito alla quale abbiamo rischiato di essere accusati di “reato di tortura”. In sintesi “la battaglia relativa alla riapertura del carcere non ci porterà da nessuna parte” ed ha spiegato come si stia discutendo se trasferire o meno il provveditorato.

Andrea Parisi, dell’associazione giovani avvocati, nel corso del suo intervento ha definito questa una “battaglia giusta” perché “il penitenziario funzionava nonostante le dimensioni”. Poi ha spiegato come esistano “diversi tipi di carcere, pertanto quello di Lamezia potrà essere rimodulato nella sua funzione e utilità”. Infine l’esortazione alle forze politiche e sociali che “devono remare nella medesima direzione”.

Il sindaco Martirano Lombardo, Eugenio Gallo, in rappresentanza dei vari comuni limitrofi ha palesato la presenza di “possibilità e soluzioni attuabili”, per cui “se la struttura non può rimanere carcere troviamo una soluzione per il suo mantenimento”.

Il sindaco Gianni Speranza, ha sottolineato l’importanza della riunione odierna perché “fa sì che questa vicenda non vada nel dimenticatoio”. Nel corso del suo intervento il primo cittadino ha spiegato come tra i maggiori responsabili di questa situazione vi sia il governo centrale “che avrebbe dovuto prendere delle decisioni in dei tempi ben precisi e non lo ha fatto”, pertanto “ci troviamo nel limbo di una non decisione perché il carcere è stato chiuso nonostante non vi sia un decreto di chiusura”. Speranza ha detto di aver avuto un confronto col governo durante “il quale il sottosegretario Ferri disse che il ministro non avrebbe fatto il decreto di chiusura”. Durante quell’incontro il sindaco espresse la volontà secondo la quale “o si riapre il carcere oppure vi sarà il trasferimento del provveditorato e di una base logistica della polizia penitenziaria”. In ultima battuta il sindaco ha auspicato “una buona iniziativa parlamentare” aggiungendo che “continuerò a condurre questa battaglia anche quando non sarò più sindaco”.

Dopodiché si sono susseguiti gli interventi di alcuni dei pochi consiglieri presenti in aula. Il senatore Giuseppe Petronio (Pd) ha espresso rammarico per le assenze e la mancanza di convinzione, “nonostante ciò io credo che, nell’interesse complessivo della città, sia doveroso impegnarci nell’andare avanti”.

Per Vittorio Paola (Progetto Lamezia) “la struttura non deve morire, perciò il ministero può e deve dare una risposta”.

Armando Chirumbolo (Misto) ha palesato l’intenzione di proporre un assessorato “che abbia il compito di monitorare costantemente lo stato dei servizi offerti dagli enti di Lamezia Terme da utilizzare qualora dovessero verificarsi situazioni analoghe a quelle del carcere o dell’ospedale”.

Il consigliere Massimo Cristiano (Mtl) ha proposto che il sindaco emetta un’ordinanza sindacale “così come è stato fatto col centro trasfusionale, perché si tratta di un atto forte per non subire l’ennesimo scippo”.

Anche Carolina Caruso (Fi) si è detta amareggiata per la mancanza di “rappresentanti dei partiti e delle forze politiche che dovrebbero riferire a Roma e al ministero” ed ha aggiunto come a suo avviso “la spending review così come vale per Lamezia deve valere per Catanzaro”.

Infine l’intervento di Teresa Benincasa (Misto) la quale ha palesato la preoccupazione per cui “non avendo più il carcere potrebbe venire meno una delle ragioni principali per cui non venne chiuso il tribunale” ed ha proposto l’istituzione di “un tavolo permanente su determinate tematiche, soprattutto a livello regionale”. La consigliera ha altresì dichiarato che “il carcere dovrebbe essere in un luogo più moderno in cui vengano garantiti i diritti ai detenuti, diritti che non venivano garantiti nell’angusto carcere storico di Lamezia”.

Nel corso degli interventi è giunta comunicazione da parte del presidente del consiglio regionale, Antonio Scalzo, che ha “giustificato” la sua assenza per impegni lavorativi. L’ordine del giorno è stato approvato all’unanimità.

Denise Di Matteo

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