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Sel Lamezia rispetta primarie e appoggia Rosario Piccioni

venerdì 27 marzo 2015 - 15:58
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selLAMEZIA TERME (CZ) – “Siamo al termine di un’ esperienza amministrativa che giudichiamo positiva per la città, al netto di errori, incompiute o ritardi che pur ci sono stati. I fatti parlano da soli. Dalla definizione di una idea del territorio con l’approvazione del Piano Strategico Comunale e l’accordo con Regione e Provincia per un ‘Patto per lo sviluppo’ che poneva Lamezia al centro della regione, sono derivate anche una serie di opere: fogne, palazzi storici, nuovi musei e biblioteche, spazi culturali, spazi verdi, il lungomare, teatri (nuovi o ristrutturati) e poi piazze, marciapiedi, strade sicure, fogne e panchine, piani di sviluppo (strutturale, Api, piano città), il cantiere del nuovo palazzetto dello sport. Speranza ha tenuto la città lontana dal malaffare, praticando legalità e trasparenza: le minacce del boss Aracri lo dimostrano in maniera inoppugnabile. Non ricordiamo nulla di simile nel passato.

SEL appoggia Piccioni e il suo movimento ‘Lamezia Insieme’, lo considera un giovane candidato dotato delle capacità giuste per inaugurare una nuova stagione. E ne condivide la scelta di non fare le primarie.

Che si facciano, queste ultime, è una buona notizia, semplificano ed evitano l’implosione. Noi rispettiamo chi le fa, ma abbiamo fatto un’altra scelta.

Perché l’abbiamo fatta? Perché da subito abbiamo detto che nella coalizione c’era di tutto; perché si sono decise regole molto larghe e primarie aperte, anche alla destra (un meccanismo che aveva consentito ad uno come Raffaele Mazzei di votare alle primarie regionali del centrosinistra); perché c’erano chiari segnali di inquinamento del voto da parte della destra che si apprestava a dare una mano a candidati ‘amici’; perché le nostre proposte di normare voto e liste (niente candidature di chi fino a ieri stava a destra, niente inquisiti, niente elettori alle primarie indagati per voto di scambio, mafia o usura, registri dei votanti da allestire prima) sono state snobbate; perché la conflittualità intorno al tavolo è salita al massimo grado, fuori dal Pd e dentro di esso; perché si è strumentalizzato quello di cui si discuteva al tavolo a fini elettorali (vedi la storia dell’euro); infine per gli attacchi frontali contro noi e il sindaco partiti da chi era seduto al stesso nostro tavolo.

Non era possibile fare diversamente. Dopo abbiamo visto di tutto. Candidati moltiplicarsi, tre membri del direttorio del Pd candidarsi l’un contro l’altro, il Pd commissariato, il balletto dei ritiri e degli accordi, il tentativo di un “papa nero”, le date ballerine fino alle “doppie primarie”, ancora nuove ipotesi di candidati. Insomma una pantomima irresistibile, per cui anche chi pensava che avessimo sbagliato poi ci ha dovuto dare ragione.

Qualcuno ci definisce ingrati. Gli diciamo pacatamente che chi votò il bilancio nel 2013 fece un atto di responsabilità verso la città. Lo fece da esponente di un centrodestra che non voleva giocare allo sfascio, quello stesso centrodestra che ad esempio Grandinetti invitava intero a incoronarlo negli stessi giorni candidato unico per le comunali. Gliene abbiamo sempre pubblicamente dato atto di questa responsabilità, a lui che ci invitava a distinguere le ‘due’ opposizioni, quella sfascista di Forza Italia e Udc e la sua. Opposizione dunque. Non coalizione.

Non siamo degli ingrati. Un conto sono i rapporti in consiglio, dove contano numeri, le defezioni, e si cerca di lavorare per l’interesse della città. Altro conto, lo diciamo con rispetto ma con nettezza, è volere diventare leader del centrosinistra per chi oggettivamente ha poco a che vedere con quest’ultimo e la sua storia. E’ come se Alfano si volesse candidare alla guida del centrosinistra dopo aver appoggiato Renzi. Forse era meglio aderire ad un progetto, ma non cercare di rappresentarlo. Ma non è Grandinetti il problema vero, né l’ingratitudine presunta, il tema vero è che al tavolo del centrosinistra, ed è inaccettabile, si sono seduti snaturandolo, purtroppo senza che nessuno tranne noi sollevasse la benché minima perplessità, politici che fino a pochi mesi fa erano con Scopelliti e che hanno fatto il salto della quaglia. E che qualcuno questo lo ha consentito.

Abbiamo di fronte una destra agguerrita ma divisa. Una destra che questa città ha quasi sempre respinto sul piano amministrativo locale: forse ci sarà un perché. Noi la sfideremo sul piano della legalità, della trasparenza delle candidature, del rifiuto dei voti di mafia o delle clientele costruite sul bisogno di lavoro di molti giovani, come dimostrano le notizie di questi giorni. Chiediamo agli altri di fare altrettanto”.

Il circolo di SEL di Lamezia

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