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PROCESSO RAINBOW: «Muraca e Nicolazzo non sono del Sisde» PDF Stampa E-mail
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Sabato 31 Luglio 2010 09:14

inprimopiano_tribunaleNon emerge alcun dossier sulla criminalità mala lametina, il documento non è mai stato consegnato ai servizi.
Sono terminate con il colpo di scena le udienze dibattimentali del processo stralcio Rainbow che si sta celebrando davanti alla sezione penale del tribunale lametino.

"Gianni", l'uomo dei servizi segreti che nell'udienza del 18 giugno scorso non ha voluto sottoporsi all'esame testimoniale avvalendosi del segreto di Stato, è tornato in aula riferendo che «Vincenzo Nicolazzo non è mai stato un uomo dei servizi segreti e che Muraca andava cercando delle coperture istituzionali».

 

Ci sono imputazioni per usura ed estorsione nel processo "Rainbow" davanti al tribunale lametino che riprenderà a settembre. Tra gli imputati principali Francesco Muraca, imprenditore lametino.
Ieri l'uomo dell'ex Sisde, Giovanni Oranges, nome in codice "Gianni", è tornato in aula perché la presidenza del consiglio dei ministri mercoledì scorso ha consegnato nelle mani del presidente del collegio Giuseppe Spadaro una missiva «con la quale ha inteso non confermare l'opposizione del segreto di Stato in relazione alla deposizione testimoniale del teste a discarico Giovanni Oranges». Testimone importante perchè avrebbe dovuto in qualche misura svelare il ruolo che Muraca svolgeva per la polizia e per i servizi segreti.

Ed è tornato ad aleggiare nell'aula il rapporto di Muraca consegnato all'ex agente del Sisde. Dossier che descrive lo scenario criminale lametino e che, secondo i suoi avvocati difensori, lo scagionerebbe dall'accusa di essere un usuraio ed un estortore, ma al contrario vittima degli usurai. Ma nel momento più atteso dell'udienza l'uomo chiave della difesa rispondendo alle domande dell'avvocato Aldo Ferraro, non ha avuto nessuna esitazione nell'affermare che Muraca «voleva delle garanzie istituzionali» per fornirgli notizie su «fatti gravi da devastare il Lametino».

Ma oltre a Muraca anche il suo dipendente Vincenzo Nicolazzo, secondo quanto ha riferito Oranges, aveva chiesto della garanzie. In aula l'agente "Gianni" ha detto che Muraca non gli ha consegnato nessuna documentazione, il famoso fascicolo che gli sarebbe stato dato l'8 marzo del 2007. Si tratta del dossier in cui fa nomi e cognomi degli usurai, descrive il ruolo delle cosche nel settore, sostenendo che nel giro sono coinvolti «nomi insospettabili di imprenditori e tra questi si annoverano raffinati usurai per una classe elevata come commercialisti e qualche esponente politico (consigliere regionale) che a vario titolo esercitano il ruolo di fornitori di denaro e di riciclatori».

Rispondendo alle domande dell'avvocato Ferraro l'uomo dei servizi ha riferito di avere conosciuto Muraca in occasione di due incontri, nel 2005 e nel 2006. Ricordando poi che gli era stato presentato da Nicolazzo e di averlo incontrato nell'area di servizio "Martinica" in Via del Progresso, sottolineando che «è stato Muraca ha chiedere l'incontro come imprenditore in quanto era a conoscenza di alcune cose che avrebbero potuto fare tremare il Lametino. Coinvolgevano alcune persone appartenenti a questo ufficio».

Proseguendo nella sua deposizione Oranges ha riferito che «Muraca in quell'occasione gli aveva esternato la volontà di parlare di queste vicende e voleva delle garanzie istituzionali. Voleva essere messo in contatto con i vertici del mio ufficio. Chiesi appunto a Muraca di raccontare queste vicende, ed in un incontro successivo mi disse che era perseguitato dalle forze di polizia». Però Muraca ad Oranges «non raccontò fatti e circostanze, né mi consegnò documenti. Dissi ai superiori che non avevo nessuna intenzione di proseguire il rapporto con Muraca».

Nella sua deposizione l'ex agente "Gianni", ha raccontatodi essere stato chiamato da Nicolazzo. «Mi raccontò», ha riferito il teste, «di essere una persona rovinata da Muraca, che gli aveva fatto contrarre dei prestiti a lui e alla moglie che il Muraca utilizzò. Nicolazzo mi riferì che Muraca era inserito in un contesto di estorsione ed usura. Si propose come informatore del mio ufficio per far emergere tutto il malaffare che gestivano nell'ufficio».

L'ex agente del Sisde poi ha riferito che Nicolazzo gli «raccontò di uno smaltimento di ferro radioattivo proveniente dalla Russia e che Muraca era stato inserito in questo traffico. Ho aspettato che mi producesse qualche documento, il nome dell'imprenditore e le acciaierie dove doveva essere smaltito questo ferro radioattivo. Ma non mi consegno nulla. Il mio ufficio non ha ritenuto attendibile Nicolazzo sul traffico perché non ha prodotto nessun elemento che suffragasse ciò che diceva».

Rispondendo alle domande del pubblico ministero Luigi Maffia il teste ha detto: «Chiesero dei soldi. Dissi loro che i servizi non erano una finanziaria, nè tutelano persone sulle quale potessero pesare notizie di reato. Nicolazzo non è, ne è mai stato un appartenete dei servivi. Era un mero accompagnatore di Muraca e non ha mai fornito notizie utili».

gazzettadelsud - Giuseppe Natrella