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Bergonzi merita un posto nell'Olimpo del jazz solo per la voce robusta del suo sax. È certamente il sassofonista riconosciuto dagli esperti come colui che ha meglio assimilato, metabolizzato e, se si vuole, che più di tutti i tenoristi bianchi incarna la lezione coltraneana, riuscendo a suscitare per questo grandi emozioni, la sua resta tuttavia un'espressività molto originale. Stacca il tempo, Jerry Bergonzi, ed il suo sax tenore riempie il teatro di note precise, con un gergo articolato, pieno e compiuto, e soprattutto rispondente ad una rigorosa logica improvvisativa. Il suo jazz è quello dell'epoca "cool", fedele agli standard, gradevole anche per orecchie non troppo abituate ai suoni della musica afroamericana. Il suo amico Dave Brubeck, d'altronde, grazie ai suoi pezzi di piano è entrato nelle discoteche degli ascoltatori che non sono proprio maniaci del jazz. GAZZETTADELSUD
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