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Oscar 2016, colonna sonora: vince Morricone. E il maestro ringrazia in italiano: «Buonasera signori»

lunedì 29 febbraio 2016

imageEnnio & Leo. Sono loro, Morricone e DiCaprio i trionfatori, annunciati, dell’edizione numero 88 degli Academy Awards. Insieme a Iñárritu, regista di Revenant, che nell’anno degli Oscar troppo bianchi fa risaltare l’orgoglio messicano. Ma il miglior film è «Il caso Spotligth» di Tom McCarthy con Michael Keaton e Mark Ruffalo sullo scandalo sui preti pedofili svelato dal team investigativo del Boston Globe, con tanto di appello a Papa Francesco: «E’ tempo di proteggere i nostri bambini».

Arrivato a Los Angeles in veste di favorito, applauditissimo alla cerimonia per la stella sulla Walk of Fame di Hollywood, Ennio Morricone ha vinto l’Oscar per la colonna sonora di The Hateful Eight di Tarantino consegnato dal grande Quincy Jones. Era la sesta candidatura, non ce l’aveva fatta per I giorni del cielo, Mission, Gli intoccabili, Bugsy e Malena. Finora, a 87 anni, aveva ricevuto la statuetta per la carriera dalle mani di Clint Eastwood (nel 2007). La vittoria ai Golden Globes aveva confermato che questo sarebbe stato l’anno giusto. E, giustamente, scatta la meritata è commossa standing ovation. Lui ringrazia, ancor più commosso, in italiano: «Buonasera signori», rende omaggio agli altri compositori, in particolare a John Williams, autore della colonna sonora di Star Wars The Force Awakens, John Williams, «non c’è una musica importate senza un grande film che lo ispirino. Ringrazio Tarantino per avermi scelto. Dedico questo premio a mia moglie Maria».

E DiCaprio fu

Finora battuta da Jack Nicholson, Adrien Brody, Jamie Foxx, Matthew McConaughey l’anno scorso quando fu candidato per The Wolf of Wall Street — e neanche nominato dall’Academy in occasione di pur notevoli interpretazioni in The Departed, Gangs of New York, Prova a prendermi e Django Unchained – Leonardo DiCaprio va a prendersi il riconoscimento che attendeva da anni. Ringrazia l’Academy, Iñárritu, Tom Hardy, Martin Scorsese e si lancia in una appassionato discorso a favore dell’ambiente. «Non diamo per scontato il pianeta, io non davo per scontati a questa serata». Raggiante la mamma che l’accompagna, ancor più felice la sua più grande fan, l’amica Kate Winslet che fa il tifo per lui dai tempi di Titanic. Per le attrici nessuna sorpresa: come previsto Brie Larson per Room nella categoria principale (prima nomination, prima vittoria lei ringrazia anche gli spettatori) e Alicia Vikander come migliore tra le non protagoniste per The Danish girl.

La doppietta di Alejandro e il tris di Chivo

Trionfo per Alejandro Gonzàlez Iñárritu vincitore nel 2015 con Birdman. Vince come miglior regista anche per Revenant e ringrazia i suoi attori a partire da Leo DiCaprio e tutto il team del film. Un discorso politico il suo, con un invito netto a favore delle minoranze e contro le discriminazioni razziali («Il colore della pelle è irrilevante come la lunghezza dei capelli»). Un risultato storico il suo. La doppietta a distanza di un anno era riuscita solo a John Ford e Joseph Mankiewicz. Ma l’impresa ancor più straordinaria è riuscita a Emmanuel Lubezki Morgenstern, detto Chivo, otto volte candidato. Vince il terzo Oscar consecutivo per la fotografia dopo Birdman nel 2015 e Gravity di Cuarón nel 2014. Nessuno aveva finora fatto un tris simile. La statuetta vinta per Revenant era atteso: una sfida tecnica ardita, il film è stato girato in digitale utilizzando luce naturale.

Mad Max: Fury Road

Entrato con dieci nomination il film di George Miller con Charlize Theron, imperatrice Furiosa, fa il pieno di statuette tecniche: costumi, scenografia, trucco e acconciatura, montaggio sonoro, sonoro, montaggio a Margaret Sixel, moglie del regista australiano, che ha messo ordine tra le oltre 400 ore di girato del marito. Con sei premi è il film che ha vinto di più.

#OscarsSoWhite

«Benvenuti al White People Choice Award». Dal Dolby Theatre Chris Rock torna dopo undici anni come padrone di casa e va dritto sulla polemica dell’anno sugli Oscar troppo bianchi. La protesta era partita al momento delle nomination: per il secondo anno nessun attore nero candidato. In molti, a partire da Spike Lee e Jada Pinkett Smith, hanno lanciato il boicottaggio. L’Academy Awards, colpita nel vivo, ha promesso «una revisione del nostro sistema di reclutamento per introdurre la diversità di cui abbiamo tanto bisogno. Nel 2016, la missione è l’inclusione in tutte le sfaccettature: genere, colore della pelle, etnia e orientamento sessuale». Chris Rock lo ha utilizzato come filo conduttore per tutta la serata.

Gli snobbati

Delusione per Sylvester Stallone: l’attore si aspettava di essere premiato come attore non protagonista per Creed, gli è stato preferito a sorpresa l’inglese Mark Rylance, bravissima spia russa per Spielberg ne Il ponte delle spie. In fase di nomination aveva fatto scalpore l’esclusione sempre per Creed di Michael B. Jordan, di Idris Elba per Beast of No Nation. E Samuel L. Jackson per The Hateful Eight è tutto il cast di Straigh Outta Compton.
Ma i grandi snobbati di questa edizione degli Oscar sono Ridley Scott, tre nomination in passato, e escluso dalla categoria miglior regista. Lo stesso è accaduto per Todd Haynes, con l’aggravante che Carol non è stato compreso tra i migliori film. Nulla di fatto neanche per le attrici: Cate Blanchett e Rooney Mara. E delusione anche per Star Wars: The Force Awakens di J.J. Abrams: neanche il premio per gli effetti speciali, andato a Ex Machina.
Anche Lady Gaga a mani vuote: niente da fare per Til it Happens to you dal film The Hunting Ground, a cui viene preferita la canzone di Spectre Writing’s On The Wall cantata da Sam Smith.

(Da Corriere)

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