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Giovane italiano morto in Egitto, caos sui motivi

giovedì 4 febbraio 2016

imageIL CAIRO – Il cadavere di Giulio Regeni, scomparso la notte del 25 gennaio al Cairo e ritrovato ieri, undici giorni dopo, “presenta chiari segni di percosse e torture”.

Emerge questo dalle indagini della procura di Giza che ha disposto l’autopsia. Una fonte dell’ufficio della Procura generale riferisce che aveva segni di coltellate sulle spalle, un orecchio mozzato, tagli sul naso, ustioni di sigarette sulle braccia. E’ stato trovato nudo dalla vita in giù, buttato sul ciglio della strada che collega Il Cairo ad Alessandria. Da questa mattina il telefono dei genitori squilla a vuoto. Sono ancora in Egitto. Non si sa quando faranno ritorno.

Su indicazione del ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni, il segretario generale della Farnesina Michele Valensise ha convocato con urgenza l’ambasciatore egiziano Amr Mostafa Kamal Helmy per esprimere “lo sconcerto del Governo italiano per la tragica morte del giovane Giulio Regeni al Cairo”. Valensise “ha sottolineato che l’Italia si attende dalle autorità egiziane la massima collaborazione a tutti i livelli, alla luce della eccezionale gravità di quanto accaduto al nostro connazionale e dei tradizionali rapporti di amicizia e vicinanza tra i due Paesi”.

“L’Italia – ha aggiunto il segretario generale – nel chiedere che sia fatta piena chiarezza sul caso, rinnova la richiesta alle autorità egiziane di avviare immediatamente un’indagine congiunta con la partecipazione di esperti italiani. Chiediamo – ha concluso Valensise – che il corpo del giovane Regeni sia al più presto rimpatriato in Italia. Helmy ha espresso a nome del suo Paese profondo cordoglio per la morte di Regeni e ha assicurato che l’Egitto fornirà la massima collaborazione per individuare i responsabili di questo atto criminale”.

Sul sito del quotidiano egiziano Youm 7 si legge che dietro la morte di Regeni ci sia un movente criminale. Il quotidiano aggiunge che a riconoscere il corpo in ospedale, sono stati “alcuni amici egiziani e italiani” della vittima, gli stessi che “ne avevano denunciato la scomparsa”. Secondo il direttore della polizia di Giza, Khaled Shalabi, però “il movente criminale è da escludere” perché “le prime indagini evidenziano che è stato vittima di un incidente d’auto”, ha detto. Poi ha negato che lo studente sia stato colpito da “spari o coltellate”.

Un avvocato per la difesa dei diritti umani egiziano, Mohamed Sobhy, la notte scorsa ha inoltre riferito sulla sua pagina Facebook, che il corpo di Regeni si trovava nell’obitorio di Zeinhom, nel centro del Cairo, e che c’era “un’impressionante dispositivo della Sicurezza nazionale. Il ministero dell’Interno si rifiuta di farmi vedere il corpo” e quindi “non si è sicuri della presenza di ferite sul suo corpo”.

“Com’è potuto accadere?”, “sul corpo segni di violenza e tortura”, sono alcuni dei tweet che da ieri sera ininterrottamente partecipano al dolore per la morte di Giulio Regeni. Messaggi inviati all’hastag #whereisGiulio, anche in lingua inglese come quello di un’amica che chiede: “…and now we want to know the truth! The real one #whereisgiulio”.

Il tono dei messaggi è cambiato rispetto ai giorni scorsi quando si chiedeva di sapere dove si trovasse. Da ieri l’attenzione è puntata sul tentativo di capire cosa sia realmente accaduto. Sui social i pensieri degli amici rivolti ai familiari. E appare anche il tweet di Paolo Dean, sindaco di Fiumicello negli anni in cui Regeni era primo cittadino dei ragazzi: “Una notizia che non avrei mai voluto apprendere.. Ancora adesso spero non sia vera.. Ciao Giulio..”.

Manca ancora un’ipotesi ufficiale sulla matrice del delitto di cui è stato vittima il dottorando di Cambridge che, da settembre, abitava in un appartamento del Cairo per scrivere una tesi sull’economia egiziana presso l’American University. Era scomparso il 25 gennaio. Quel giorno era il quinto anniversario dell’inizio della rivolta studentesca di piazza Tahrir, breve momento di democrazia nella sua millenaria storia. Regeni aveva un appuntamento in piazza Tahrir. Ma quel giorno la piazza e il resto dell’immensa metropoli erano presidiate anche più del solito da forze armate e polizia. All’appuntamento non è mai arrivato e dopo tre giorni la polizia aveva escluso l’ipotesi della scomparsa del ragazzo per un errore dei servizi di sicurezza egiziani. Si pensava che potesse essere incappato in una retata durante una manifestazione antiregime che si era svolta proprio il giorno della scomparsa. Ipotesi smentita con forza dai servizi di sicurezza egiziani.

Il direttore della Prefettura di Giza, generale Ahmed Hegazi, ha dichiarato che il comunicato del ministero dell’Interno sarà diramato dopo la fine dell’autopsia e delle indagini”.

(da Repubblica)

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