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Io, omosessuale cattolico, dico no ai matrimoni gay

venerdì 23 ottobre 2015

Sulla rete si fa chiamare Eliseo del Deserto, non usa il nome vero per ovvie ragioni di privacy, ma è conosciutissimo. Dal giorno in cui mandò una lettera pubblica all’allora presidente del Consiglio Enrico Letta, il suo blog e la sua pagina Facebook hanno migliaia di follower. A Letta, nel periodo in cui si discuteva la proposta di legge Scalfarotto-Leone contro l’omofobia, scrisse che “socialmente non mi sento discriminato come omosessuale, ma piuttosto come giovane precario! Siamo senza futuro, senza discriminanti, omosessuali ed eterosessuali”. Ma ancor più scalpore aveva fatto la bellissima lettera inviata a Papa Francesco nel luglio 2013, in cui individuava le tre “periferie esistenziali” in cui vivono gli omosessuali, lettera che fece il giro del mondo e venne tradotta anche in Sud America. Eliseo è infatti omosessuale, ma è anche cattolico (“sono un omosessuale che cerca Dio, citando una nota espressione di Papa Francesco” scrive sul suo blog). La sua posizione è rara, soprattutto è raro che un gay credente non abbia paura di dichiararsi tale e di battersi controcorrente con opinioni che ben pochi omosessuali condividono. Ad esempio dichiarandosi contrario ai matrimoni gay, ma anche dicendo che è ora che la Chiesa affronti questa problematica in modo limpido e serio (“La Chiesa soffre di queste problematiche al suo interno, e non possiamo continuare a far finta di nulla. Le ferite non curate si infettano, ma qui stiamo parlando del Corpo di Cristo. Vogliamo mandare in cancrena il Corpo di Cristo?”). Ecco cosa ci ha detto.

Come ti sei accorto della tua omosessualità?

Dai tempi della scuola media, i ragazzi avevano cominciato a prendermi in giro. Si trattava di una vera e propria violenza psicologica. Gradualmente mi ero isolato dai coetanei del mio quartiere e avevo trovato dei nuovi amici nel gruppo di preghiera che frequentavano i miei genitori. Stavo vivendo una bella esperienza di fede con il Rinnovamento nello Spirito, desideravo diventare sacerdote e frequentavo la Messa quotidiana. Avevo già problemi con la mia sessualità; andavo a Messa anche per questo, perché mi aiutava a essere più sereno. Ero incuriosito dal corpo degli altri maschi, non avevo mai visto un uomo nudo, eccetto mio padre, non giocavo a calcio e quindi non avevo fatto esperienza di spogliatoio.

Poi cosa è successo?

Sentivo di desiderare l’attenzione degli amici di mia sorella, più grandi di me, e vivevo una sorta di bovarismo nei confronti di attori e cantanti famosi. Non c’era nulla di sessuale in tutto questo. Mi capitava di innamorarmi delle mie compagne di classe ed ero attratto dal corpo delle ragazze. Quando i ragazzi del mio quartiere mi prendevano in giro, mi arrabbiavo perché non mi riconoscevo in quegli insulti: non mi sentivo un frocio. La curiosità nei confronti di un corpo maschile però, anche attraverso i giornali scandalistici che cominciavano allora a pubblicare foto di uomini nudi e le pubblicità notturne dei famosi numeri telefonici erotici, cominciava a provocarmi, dapprima tensione e poi eccitazione. Un giorno, mentre camminavo per il quartiere, stavo andando a Messa, ho preso coscienza di quello che mi stava succedendo. Mi sono detto che probabilmente ero omosessuale, come sostenevano quelli che mi prendevano in giro. E’ come crollata una barriera, come se fino a quel momento non avessi voluto ammettere di essere omosessuale; mi sembrava qualcosa di troppo grave perché potesse succedere proprio a me. Quello che ricordo è che quando quella “barriera” è crollata e ho capito di provare attrazione per gli uomini, ho avuto un giramento di testa.

Nel tuo blog descrivi in modo dettagliato e molto crudo gli episodi di bullismo di cui sei stato vittima. In che modo sei riuscito a non cadere nella depressione, come successo invece a tanti altri che sono arrivati anche al suicidio? Ti ha aiutato la tua fede cristiana?

Sono stato depresso, e ho pensato al suicidio ma non a causa del bullismo, piuttosto a causa della pornografia e del sesso compulsivo. La dipendenza ti fa perdere la speranza di cambiare e ti fa sentire un perdente. Se non avessi fatto esperienza dell’amore di Dio nella mia vita, senza dubbio avrei portato fino in fondo quei desideri disperati.

Hai detto che fino ai 16 anni ti innamoravi di ragazze anche se ti sentivi attratto dal corpo degli uomini. La domanda di molti è: si nasce o si diventa omosessuali? Non pensi che ogni caso, ogni persona, ha una sua storia diversa che non coincide magari con la tua?

L’identità di chiunque si struttura in due momenti diversi; nella prima fase è importante la relazione con i genitori, nella seconda fase il rapporto con i coetanei. Alcuni sostengono che l’omosessualità sia influenzata da entrambi i soggetti. Certamente ognuno ha una sua storia, unica e irripetibile; eppure se si leggono alcuni libri che raccolgono storie diverse di omosessuali, si nota come ci siano degli elementi che si ripetono in continuazione. La mia opinione sull’omosessualità, come ho detto altre volte, è che sia una “sintomo”, una “riparazione” che il soggetto mette in atto a seguito di alcune mancanze vissute.

Ad esempio un cattivo rapporto con il padre? Tu hai detto in passato di aver sentito la mancanza del suo affetto.

La paura di mio padre è sempre stata così grande che non ho mai percepito il suo affetto. Avevo paura perché mio padre è sempre stato irascibile. Quando ero piccolo pensavo soltanto che lui fosse cattivo e non capivo che probabilmente anche lui aveva delle ferite familiari che gli erano state inferte da suo padre. Il ramo maschile della mia famiglia è sempre stato caratterizzato da uomini violenti, finché sono arrivato io: tenero con gli altri, ma violento contro me stesso. Mio padre è sempre stato un uomo ipercritico ed eccessivamente rigido, generoso, ma assolutamente incapace di dimostrare empatia.

A proposito di omosessualità, hai scritto che “è un disturbo di personalità, una identità fittizia che il ragazzino si crea come un alibi per proteggersi da una sofferenza che vive e questo crea un blocco dello sviluppo della sessualità, la sessualità di un omosessuale è simile a quella degli adolescenti”. Intendi che ci sia una responsabilità educativa dei genitori e degli educatori in generale?

I genitori oggi sono sempre più narcisisti, convinti che i figli siano un diritto. Le madri sono iper-apprensive, incapaci di tagliare i cordoni ombelicali con i figli maschi; i padri sono completamente assenti. I figli sono soli, assorbiti dalla realtà virtuale, iper-emotivi e anaffettivi allo stesso tempo. Vivono la realtà attraverso l’occhio di una telecamera. Il mito borghese dell’apparire si è moltiplicato all’ennesima potenza. E’ importante mostrare a tutto il mondo quello che si mangia, i frammenti del proprio corpo e tutto quello che succede intorno a sé. I nuovi idoli degli adolescenti sono ragazzetti che fanno le smorfie davanti alla webcam e sparano stupidaggini a raffica su Youtube.

Tu hai conosciuto figure di educatori degne di questo nome?

Nella mia vita sono state determinanti le figure di alcuni sacerdoti e di alcuni psicoterapeuti: su tutte la figura della guida spirituale. Trovare una persona che crede in te, nonostante i tuoi fallimenti, è fondamentale. La guida spirituale è una persona che sa intravedere nelle pieghe della tua storia la mano di Dio all’opera e cerca di aiutarti a riconoscerla; è una persona che ti genera nuovamente, per la quale non sei uno dei tanti che va a “confessarsi”, ma il suo figliolo. Non è una persona che vive al posto tuo, ma una persona che cammina al tuo fianco. È così difficile trovare qualcuno che si prenda cura di te, gratuitamente; averlo trovato è il vero miracolo della mia vita.

Dici che essere omosessuale ed essere cattolico non è in contrasto: immagino che sottintendi che l’omosessuale cattolico deve vivere in castità?

Non lo sottintendo e ne approfitto pure per ribadire che non ho fatto nessun voto. La castità per me è una meta, che desidero raggiungere, ma è ancora difficile stare a lungo senza avere qualche caduta. Voglio essere sincero, non voglio essere idealizzato. L’omosessuale cattolico non “deve” essere casto, ma riscoprire e testimoniare il valore dell’amicizia. La cosa più importante è confidare nella Misericordia di Dio. Il trucco è quello di non smettere di pregare, di non perdere la confidenza con Dio anche quando mi sento ipocrita ed incoerente. Sul fatto che l’omosessualità in sé non sia una condizione sufficiente per essere esclusi dalla Grazia mi sembra superfluo parlarne.

Recentemente ha scosso il mondo della Chiesa il coming out di un importante monsignore, ti ha colpito questo episodio?

Cosa penso del monsignore polacco (Krzysztof Charamsa, ndr)? Non mi piace fare l’opinionista. Preferisco raccontare la mia esperienza e ascoltare la gente che mi scrive. L’omosessualità nel clero è un problema reale. Pensa che il famoso psicologo Joseph Nicolosi racconta di aver cominciato a riflettere sulla tanto criticata “terapia riparativa” proprio perché seguendo molti sacerdoti con pulsioni omosessuali indesiderate, riscontrava nella loro storia molti elementi in comune. Diversi sacerdoti mi scrivono per raccontarmi le loro difficoltà. Io penso che il vero problema dei sacerdoti e dei religiosi non venga dal fatto che non possono sposarsi, ma dall’isolamento in cui spesso vivono. A volte i preti che mi scrivono dicono di sentirsi trascurati anche dal loro vescovo, oltre che dai loro confratelli o dai loro parrocchiani. Spesso trattiamo i sacerdoti come mucche da mungere, forse dovremmo cominciare a considerarli anche come esseri umani bisognosi come noi di calore familiare e amicizia.

Che ne pensi di manifestazioni come quella del 20 giugno o di gruppi come le Sentinelle in piedi? Non c’è il rischio che si alzino muri contro muri invece di dialogare?

Una volta sono stato ad una veglia delle Sentinelle in piedi. E’ stata una bellissima esperienza di condivisione. Stare in silenzio con un libro in mano, per un’ora, insieme a tante persone: è qualcosa di raro al giorno d’oggi. Ho tanti amici e persone in gamba che partecipano a questo tipo di manifestazione pacifica. Credo però sia importante trovare anche occasioni di dialogo oltre che di protesta. Saper dialogare è un’arte. Penso che da parte nostra, noi cattolici dovremmo fare uno sforzo in più per comprendere l’omosessualità. In questo noi cattolici omosessuali possiamo essere una risorsa. Io sono a disposizione. Spero che le persone di buona volontà, presenti in entrambi gli schieramenti possano trovare presto una via di confronto pacifico.

Non pensi che un gay non cattolico e non credente abbia diritto davanti alla legge al matrimonio?

Credo che il diritto al matrimonio sia solo per una coppia formata da un uomo e una donna. Il matrimonio come istituzione è legato alla generatività e alla custodia della vita. La famiglia è la cellula fondamentale della società e ne permette la sopravvivenza. Quanto alla tutela di qualsiasi forma di convivenza, è un altro paio di maniche. A proposito di tutto il dibattito legislativo al proposito c’è qualcuno che non dice la verità, per ignoranza o per malizia, ma mi piacerebbe capire a chi devo credere. Invito gli addetti ai lavori, i vari azzeccagarbugli, a scrivere una piccola brochure per noi poveri mortali con i riferimenti legislativi dove sono esplicitate le garanzie per le coppie di conviventi: che ci siano o meno. Credo che una regolamentazione delle forme esistenti di convivenza sia utile.

In passato hai detto una cosa molto bella: “Dove ci sono le ferite rimane sempre una cicatrice, ma le ferite possono diventare sorgente di luce”. Come convivi con la tua ferita? Come diventa sorgente di luce?

Quando capiamo che dobbiamo dare tutto noi stessi a Dio, non solo le nostre “bravure”, farlo entrare anche nelle stanze più sporche e disordinate del nostro cuore, solo allora gli avremo dato tutto. Sapete quando a casa vengono ospiti inaspettati? Tutte le cose fuori posto le cacciamo nell’armadio. Gesù è un po’ come un ospite a cui vogliamo sempre far vedere la casa in ordine. Invece la buona notizia è proprio questa: lui è venuto “come uno che serve”, per rimettere in ordine il nostro caos e lavare il nostro sudiciume. Lui è venuto proprio per le cose fuori posto. Come Dio sa trasformare il male in bene, non lo so.

Le varie proposte di legge sull’omofobia sono fatte per limitare libertà di pensiero e religiosa, hai detto. Vuoi spiegare perché? L’omofobia come ben sai per la tua esperienza personale è un problema reale.

La discriminazione, più che l’omofobia in sé, è un problema reale. Anche certi omosessuali e gruppi Lgbt discriminano. Bisogna fare qualcosa per imparare ad accogliersi, ognuno con le proprie diversità. Oggi l’omosessuale discriminato fa subito notizia. Se pestano l’unghia del piede a un gay (magari perché per strada c’era tanta gente) si rischia di finire in prima serata sul Tg nazionale: fanno meno notizia i cristiani sterminati quotidianamente in Medio Oriente. In ogni caso il problema delle discriminazioni esiste: a scuola, così come nei luoghi di lavoro o nei quartieri. Vogliamo fare qualcosa noi cattolici, invece di stare zitti e in piedi?Rimbocchiamoci le maniche, proponiamo. Educatori, psicologi, facciamo progetti di integrazione nelle scuole e negli altri ambiti della società. Se non lo facciamo noi, lo faranno altri, e lo faranno secondo i loro principi.

Che cosa ti aspetti dalla Chiesa a proposito dell’omosessualità?

La Chiesa è fatta di uomini, ma è ispirata dallo Spirito Santo. Mi aspetto che, come sempre, la Chiesa ci illumini e ci consoli nelle nostre situazioni particolari. Io non sopporto chi deve continuamente cavillare sulla Chiesa e il Papa. I social ci hanno trasformato in un mondo di opinionisti presuntuosi. Impera il relativismo. Servono dei punti fermi. Ciò che la Chiesa insegna e propone non lo metto in discussione, ma io mi faccio mettere in discussione da quello che dice la Chiesa. Ho sempre fatto così, proprio a partire da quello che la Chiesa insegna e chiede all’omosessuale che cerca Dio.

(da Il Sussidiario)

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