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Il bambino mummia di Kabul. Cecilia Strada (Emergency) pubblica la foto su Fb: “Fa differenza se a sparare sono i buoni?”

lunedì 5 ottobre 2015 - 18:11
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imageTogliete le bende, se ne avete il coraggio. Quelle bende che coprono i suoi occhi ma anche i vostri. Si conclude così il post che la presidente di Emergency Cecilia Strada ha pubblicato su facebook. Il suo messaggio accompagna la foto del “bambino mummia”, il piccolo di otto anni rimasto vittima di un’esplosione di un ordigno a Kabul. E’ un’immagine che mostra plasticamente tutto l’orrore della guerra. Una condanna senza appello dei conflitti che, al di là delle ragioni che li motivano, non ammettono la divisione in “buoni” e “cattivi” che possa giustificarli, quei conflitti. “Fa qualche differenza, quando sei un bambino mummia, chi ti ha sparato? Muori di meno, se ti sparano ‘i buoni’? Ti ricrescono le mani, se chi ti ha colpito era ‘dalla parte giusta’?”, scrive Cecilia Strada su Facebook.

“Lui ha otto anni. l’ho conosciuto a Kabul – se si può conoscere un bambino mummia. Ha preso in mano un ordigno con ogni probabilità piazzato dai talebani, è esploso. Nell’altra corsia un suo coetaneo aveva una pallottola in testa, sparata dall’esercito afgano. Oggi in ospedale abbiamo le vittime delle bombe americane”. La presidente di Emergency si riferisce alle vittime dell’attacco della Nato sull’ospedale di Kunduz, in Afghanistan, dove hanno perso la vita 19 persone tra le quali anche i sanitari di Medici Senza Frontiere che stavano lavorando per aiutare le persone colpite dal conflitto. Le forze americane hanno ammesso di aver provocato il disastro tramite il portavoce delle forze Usa in Afghanistan, Brian Tribus: “L’attacco aereo potrebbe aver causato danni collaterali a una struttura medica della città”.

“In guerra tutti i combattenti si sentono dalla parte giusta. E anche al di qua dell’oceano tutti si sentono dalla parte giusta, pronti a sparare giudizi, insinuare, giustificare – continua Cecilia Strada – Alla fine della giornata, però, l’unica cosa che rimane di tutto questo mare di parole è lui e quelli come lui. E il personale che lo cura. E una famiglia che piange. Questa è la guerra. E per quanto possiate imbrogliare con le parole, i distinguo e i “purtroppo”, rimane questa roba qua. Ha questa faccia qui. Togliete le bende, se avete coraggio. Dai suoi occhi e dai vostri, possibilmente”.

(da Huffington Post)

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