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Eboli. Trentenne muore in spiaggia, i bagnanti fanno finta di nulla

martedì 28 luglio 2015

eboli_trentenneEboli. Tre ore e mezza steso sulla spiaggia, coperto da due ombrelloni, privo di vita. E’ il destino atroce riservato a un uomo di 32 anni, Luca Ferrara. Il giovane di Scafati è deceduto ieri mattina alla marina di Eboli. Era in acqua, alle dieci di mattina. Faceva il bagno con il fratello. Un malore lo ha stroncato. Gli amici hanno atteso almeno trenta minuti l’arrivo dell’ambulanza. Luca era già morto all’arrivo dei sanitari. L’attesa del medico legale è durata due ore e mezza. L’agenzia funebre è arrivata alle due del pomeriggio. Luca è rimasto sotto i due ombrelloni per tutta la mattinata di domenica. Nel primo pomeriggio, la salma è stata ricomposta e condotta all’obitorio.

La morte di Luca non ha scosso la domenica di centinaia di turisti. La gente è rimasta in spiaggia, stesa al sole, a spalmarsi l’abbronzante, a parlare al telefonino, a spedire foto con whatsapp, le foto della tragedia orfana di pietà ma ghiotta di curiosità. I bagnanti più dignitosi hanno raccolto le asciugamano e le borse, hanno chiuso gli ombrelloni e sono andati via, scossi dalla morte del giovane di Scafati, rimasto in spiaggia in attesa delle autorità che non arrivavano. Eboli, marina di Campolongo, domenica 26 luglio verrà ricordata come una festa triste e contraddittoria. I bagnanti non hanno rinunciato a tuffarsi in acqua, a improvvisare qualche palleggio di pallavolo, a spruzzarsi schizzate d’acqua salata. Il corpo di Luca, coperto da teli e ombrelloni, non ha fermato lo show domenicale. La tintarella non arretra, non si sospende di fronte a nulla. Il cordoglio è durato pochi minuti, il dolore è svanito presto. Il tempo di coprire quel corpo senza vita. E la domenica bestiale è ripartita. Le lacrime e il dolore sono state messe in un angolo. L’angolo di spiaggia dove il fratello di Luca e i suoi amici scafatesi avevano trascorso la notte, nelle tende canadesi. Uno spicchio di spiaggia dove la comitiva salernitana ha atteso l’arrivo dei soccorsi inutili, degli investigatori giunti in ritardo, dell’agenzia funebre allertata dopo pranzo.

In riva al mare, con gli occhi bruciati dalle lacrime, il bagnino comunale che ha tentato di salvare Luca scrutava l’orizzonte, con lo sguardo perso nel vuoto e la tragedia che gli bruciava sulla pelle più del sole di luglio a cui molti bagnanti non hanno rinunciato, nonostante la tragedia del giovane deceduto in acqua e “dimenticato” per tre ore e mezza in spiaggia.

(da Il Mattino)

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