Coppa del Mondo di Paraciclismo a Maniago, due gli ori al Colonnello Carlo Calcagni. Con un sorriso verso la prossima vittoria! · LameziaClick

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Coppa del Mondo di Paraciclismo a Maniago, due gli ori al Colonnello Carlo Calcagni. Con un sorriso verso la prossima vittoria!

martedì 9 giugno 2015 - 18:52
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podioA Maniago, in provincia di Pordenone, la Nazionale Italiana di Paraciclismo ha messo la firma sulla Coppa del Mondo. Il 5, 6 e 7 giugno, è stata la località friulana ad ospitare la prima delle quattro tappe di Coppa del Mondo (poi Svizzera, Germania, e Sudafrica). Undici le medaglie d’oro conquistate dall’Italia. Tanti gli atleti conosciuti, come Vittorio Podestà e Alessandro Zanardi che hanno conquistato il gradino più alto del podio rispettivamente nelle categorie MH3 e MH5 nella gare a cronometro.
Il terzo oro della prima giornata di gara è arrivato nel Triciclo (MT2) ,con il Colonnello del Ruolo d’Onore, Carlo Calcagni, uno dei volti nuovi di questa squadra, classificato a livello internazionale appena due giorni fa proprio a Maniago, che ha subito “appuntato al petto” la medaglia vincendo la sua prova e staccando il tedesco Durst di 41 secondi. Calcagni correva come indipendente con i colori della propria Società.

Carlo Calcagni, la cui storia è stata più volte ospite sulle pagine del nostro giornale, ha bissato l’oro sempre nella MT2, grazie a uno scatto prepotente negli ultimi 300 metri di gara con 7 secondi di vantaggio sempre sul tedesco Durst. Il colonnello Carlo Calcagni, si è ammalato a causa dell’uranio impoverito venuto a contatto con il suo organismo durante le operazioni nei Balcani, oltre alla massiccia contaminazione da metalli pesanti che ha generato gravi patologie e danni devastanti nel suo organismo e una forma di malattia autoimmune, degenerativa e irreversibile, soffre di una tremenda malattia chiamata MCS (sensibilità chimica multipla). In queste condizioni ha conquistato, con la vittoria dei due ori, anche la maglia della Nazionale Italiana Ciclismo Paralimpico.  

L’ho raggiunto telefonicamente per farmi raccontare quale determinazione ed impegno ci vogliono per vincere un oro, anzi due: “Voglio essere d’esempio e spero che questi successi convincano chi si è chiuso nella sofferenza ad uscire di casa a riprendere a vivere con lo sport. La vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e superare le avversità” esordisce subito.

braccioMi spiega quali “salti mortali” ha dovuto fare per poter essere presente a Maniago il 3 giugno e poter partecipare alle gare: “Il 4 giugno avevo da fare i controlli con i medici dell’Unione Ciclistica Internazionale. Così ho spostato le terapie ospedaliere come la plasmaferesi e le immonuglobuline (da effettuare presso un centro trasfusionale n.d.a.) mentre per il resto delle terapie ho affidato tutto ad un infermiere specializzato.”

Carlo continua nello spiegarmi che oltre alla somministrazione delle terapie quotidiane, chi lo assiste è fondamentale per eventuali emergenze e ci tiene davvero a ringraziarlo e a far conoscere quale ruolo insostituibile svolge colui che gli sta accanto: “Solo lui conosce la mia situazione e soffrendo anche della MCS, malattia invalidante e degenerativa, qualsiasi intervento sanitario inappropriato potrebbe essere letale per me”.

La chiacchierata continua, vengo a sapere che domani Carlo partirà per l’Inghilterra dove si sottoporrà alle cure mediche che lo vedono impegnato ogni 4 mesi per ben 15 giorni  in un centro di alta specializzazione, sempre con accanto il suo infermiere ormai davvero “inseparabile amico”.

Questi giorni sono stati impegnativi ma come al solito per lui sono stati anche giorni in cui si è sentito arricchito dalla presenza e dal contatto di tante persone che vivono la disabilità. Mi riporta le dichiarazioni del CT Valentini che sostiene come “la disabilità può riguardare tutti” e come la prospettiva con cui si guarda alla vita cambia quando si vivono realtà che ti mettono dinanzi a situazioni di dolore, di sofferenza, di menomazione fisica. “Non tutti i mali vengono per nuocere” mi dice serio, “grazie alla mia malattia, si è aperto un mondo nuovo.  Sai, quando ero un pilota ed ero sano, mi sentivo lontano da queste situazioni, stavo bene e pensavo di essere invulnerabile”.

Carlo racconta le sue emozioni, il fatto che spesso da credente si chiede il perché sia capitata a lui una tale prova e l’unica spiegazione che si dà è la convinzione che evidentemente la sua volontà, la sua forza, la sua determinazione sono “strumento” di cui il Signore si serve per dare sostegno al prossimo. Ed infatti mi racconta del tempo che trascorre in ascolto di coloro che hanno perso un figlio militare, colpito dalla sua stessa patologia dovuta all’uranio, oppure del fatto che spesso (lui che anche ne avrebbe bisogno) raccoglie lo sfogo di persone ammalate, in difficoltà o sfinite dal peso della malattia: “Io ho provato e provo queste difficoltà e so cosa si prova a sentirsi solo nella malattia” mi ribadisce con convinzione; mi ricorda che proprio per questo impegno ha ricevuto nel 2012 il Premio Internazionale Don Pino Puglisi: “Donarsi agli altri senza mai nulla chiedere”, recita la motivazione.

Carlo è anche stato un grande ciclista, ha vinto tante corse nella sua carriera di atleta forte e generoso, il cui corpo ora non tiene più i ritmi delle gare e dello sport agonistico. Vincitore di dodici premi ciclistici nazionali, ha dovuto smettere con le gare perché per la medicina il colonnello è gravemente malato. Gli chiedo cosa lo spinge ad essere così determinato anche contro il parere medico:

“Si è vero, i medici mi hanno consigliato di fare attività sportiva ma non certo agonistica. Ma la carica emotiva, la sensazione di benessere, la scomparsa dei dolori che mi affliggono durante la pedalata non hanno prezzo! Certo dopo sto male, tremo, spesso mi è salita a fine gara la temperatura a 39… ma sono ben felice di soffrire dopo; la carica che ricevo è unica!”

La passione, la volontà, l’impegno, la forza che traspaiono dalla voce di Carlo sono il segreto del suo successo; la voglia di essere d’esempio, di trascinare chi pensa che la sofferenza coincida con la fine della vita sono il motore di questo grande umanissimo campione. Ci salutiamo ed ora è meno serio, lo sento sorridere mentre gli auguro buon viaggio…

Starà già immaginando la sua prossima vittoria.

Luisa Loredana Vercillo

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