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Napoli, Francesco verrà e sarà un giorno pieno di sole…

venerdì 20 marzo 2015 - 16:25
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papa_napoli2Arriva. “Anna verrà e sarà un giorno pieno di sole” cantava Pino Daniele. Sarà così domani quando alle 9,00 tutti saranno con il naso all’insù, attendendo l’elicottero bianco che atterrerà in Piazza Giovanni Paolo II.

Papa Francesco atterrerà a Scampia, entrando a Napoli dalla porta di servizio, da un luogo che per anni è stato considerato avamposto di vita svincolata da leggi, e dove il più delle volte nascere e vivere, ha in sé “un marchio a fuoco” più forte della immagine e somiglianza con cui ci hanno insegnato, siamo stati creati. E a Scampia ci sono le vele che trattengono storie che sanno di morte e speranza, di ribellione e di tenacia; le vele come barche abbandonate alla deriva.

Scampia, periferia di Napoli. Per anni di queste “Vele” si è fatto un gran parlare, a volte se ne contendono le storie come fa la tv o la televisione quasi sempre per rafforzare il binomio Scampia- camorra. Illegalità, abusivismo, prevaricazione in varie forme. Le Vele non le puoi raccontare, le devi vedere. Le Vele di Scampia…

Le scale luride, indecenti, senza ringhiere, senza parapetto, nudi scheletri traballanti. Una di fronte all’altra, le vele come mostri inghiottono a sera quelle poche persone che stanche fanno ritorno; più avanti un campetto abbandonato. Non è facile raccontare la vita in un quartiere come Scampia dove l’unico faro è rappresentato dalla Chiesa e dalle associazioni che sono presenti sul territorio. Chiesa che dà assistenza a circa 40 mila abitanti. Parrocchie che sono le uniche alternative a chi per strada non ci vuole finire; offrono doposcuola, progetti sportivi, assistenza legale, fiscale, momenti aggregativi per famiglie ed anziani oltre che le catechesi per bambini ed adulti. La Parrocchia come casa dove c’è tutto, dove trovi un volto amico con cui parlare, dove sai che c’è sempre qualcuno come il sacerdote, gli operatori, i volontari, su cui poter contare. In questi anni c’è stato un miglioramento, non solo nell’arredo urbano e quindi nell’aspetto visibile, ma anche grazie a una maggiore presenza delle istituzioni fondamentali: la scuola, per esempio che con validi e generosi insegnanti cerca di puntare sulla cultura della legalità come mezzo di riscatto, affiancate dalle associazioni che svolgono un lavoro encomiabile. Un tessuto associativo vivace, dunque, che ha dato alcune risposte ai bisogni culturali e sociali del territorio. A Scampia, anche in quel che resta nelle Vele, abita tanta gente perbene, solidale, onesta, che vive realmente ogni giorno in comunione con gli altri. A Scampia c’è gente che “ci mette” il coraggio che non si fa “rubare la speranza”: il coraggio di riuscire a vedere spesso in mezzo al vuoto lasciato dallo Stato e occupato dalla camorra quanto di bello e di buono può esserci e quanto non ci si riesce, di “cercare dentro se stessi la felicità” come è scritto sui muri del quartiere, di trasformare la rabbia in forza, in energia positiva e propositiva, e rendere le proprie convinzioni solide, alla luce della fede.

Sono queste le periferie esistenziali tanto care a Papa Francesco e a cui domani porterà la sua benedizione. Gli andranno incontro i volti sorridenti dei bambini, le mamme che si riverseranno per via uscendo dalle loro case pulitissime e dignitose, gli anziani, gli ammalati, le chiese di Scampia, oasi di amore ed accoglienza con i preti, le suore, gli operatori, i volontari, e poi gli insegnanti, i rappresentanti delle forze dell’ordine, i delegati delle associazioni presenti sul territorio, clochard e rom dei ghetti, mescolati a giuristi, studenti, imprenditori. Un mondo dove non c’è solo “Gomorra” ma c’è anche lavoro onesto e sogni e speranze e vittorie. Papa Francesco sarà chiamato a riorganizzare questa speranza che accusa la stanchezza e qualche volta si perde lungo il cammino.

“La realtà si vede meglio dalla periferia che dal centro”, ha detto Francesco in settimana rispondendo alle domande di don Pepe, suo amico, il prete di una “villa miseria”, minacciato più volte dai narcos. Eccolo allora incominciare dalla “Periferia” di Napoli per antonomasia: Scampia.

Si sa, il feeling tra napoletani ed argentini è risaputo. Le finte di Maradona “squagliavano il sangue nelle vene”, scherzava un noto filosofo partenopeo, il Papa arrivato “quasi dalla fine del mondo” quel sangue lo farà sussultare di speranza, di entusiasmo, di nuova gioia. Arriva il pastore “con la puzza delle pecore” e arriva 25 anni dopo il grido di San Giovanni Paolo II lanciato nella stessa periferia. Oggi, come allora bambina, risento il tono possente della voce di Wojtyla: “Non bisogna arrendersi al male! Mai!” Giovanni Paolo II ricordò a noi tutti che “a niente varrebbe anche il massimo intervento delle istituzioni senza l’apporto delle virtù morali e civili”, senza “l’osservazione delle leggi che regolano la vita civile”. Io c’ero. Eravamo in tanti, amici di un’avventura umana e di fede irripetibile. Era il 1990.

Poi, nel 2007, Benedetto XVII parlò di una mentalità diffusa, che si “insinuava nelle pieghe del vivere sociale, nei quartieri storici, nelle periferie anonime, col rischio di attrarre la gioventù che cresce in ambienti ove prospera illegalità, sommerso e cultura dell’arrangiarsi”.

Domani toccherà a Papa Francesco.

Il 21 marzo dello scorso anno a Roma, papa Francesco ascoltò per lunghi, interminabili minuti l’elenco delle vittime dei clan. Lo stesso giorno che don Luigi Ciotti sta chiedendo al Parlamento, da anni, che diventi Giornata degli innocenti uccisi dalle mafie. La stessa data per Scampia, per Napoli: 21 Marzo. Non si può non fare riferimento alla Primavera. Papa Francesco schiererà la Chiesa dove la dignità dell’uomo è calpestata. L’anno scorso si inginocchiò e chiese ai mafiosi di convertirsi.
Domani grande sarà l’attesa per le sue parole. I “poveri”, gli “ultimi”, i napoletani sanno bene che il Papa non farà nessun miracolo, che i loro problemi non possono essere risolti dal papa argentino. Né da chiunque altro. Il Papa dedicherà la sua attenzione principale ai poveri, e alle periferie esistenziali e materiali perché sono il nostro promemoria, il nostro lasciapassare, per scoprire la fede, e luogo privilegiato per riscoprire la bontà di Dio e la vocazione di ognuno di noi. Papa Francesco viene ad incontrarci come un amico e come un padre, porterà la Speranza che non delude, una speranza che però va vissuta collettivamente.

Arriva Francesco. Primavera: equinozio che vede la luce passare avanti alla notte, la fede come ancora salda nelle battaglie quotidiane, il trionfo della vita sulla morte, si avvicina la Pasqua…

Per Napoli sarà la sesta volta: sei visite papali per tre papi. Pio IX venne scappando dalla repubblica romana. Gli altri per portare conforto: tre volte Giovanni Paolo II, una dopo il terribile terremoto, una volta Benedetto XVI. Tutti sono entrati nel Duomo, tutti hanno reso omaggio a San Gennaro e lo farà anche questo Papa.

Prima però il saluto alla Madonna di Pompei, alle 8. Poi di corsa verso Scampia. Seconda tappa, ore 11, piazza del Plebiscito: per la celebrazione eucaristica, dove si concentra l’attesa per l’omelia di Francesco, che si rivolgerà soprattutto ai giovani, alla loro sete di lavoro, al ruolo delle famiglie. Ore 13, carcere di Poggioreale. Francesco incontrerà oltre 300 detenuti nel piazzale, li ascolterà. A Poggioreale hanno sgomberato la Cappella e ci hanno sistemato i tavoli per consentire il pranzo comune, come Gesù, Francesco mangerà con i pubblicani e i peccatori. I detenuti verranno sorteggiati per sedere alla tavola del Pontefice, unico veto posto da Bergoglio: “nessuno che si sia macchiato del reato di pedofilia”. Volevano offrirgli prelibatezze campane. Subito bloccati: “Mangio quello che la cucina prevede per il carcere”. Maccheroncelli, “friarielli”, patate novelle, vino ischitano. Unico “lusso”, sfogliatelle e babà. Poi i detenuti canteranno “Vita mia” e “La ballata del perdono”.

Dopo la breve sosta in arcivescovado, quarta tappa al Duomo, alle 15: per pregare sul sangue di San Gennaro, incontrare in maniera raccolta il clero e i religiosi. La quinta tappa è al Gesù Nuovo; all’ombra delle spoglie del santo medico Giuseppe Moscati, il Papa incontra la folla di ammalati: di lunga degenza, in barella, sulla carrozzella. Tutto nel silenzio e con pudore, il Papa ha chiesto che non vi fossero telecamere.

E dopo aver celebrato messa a Piazza del Plebiscito sul sagrato della chiesa di San Francesco di Paola, dopo aver incontrato i detenuti, i malati e gli abitanti della periferia, il Papa si porterà sul lungomare. Uno tra i più famosi nel mondo, e qui verrà stretto in un abbraccio festoso e caloroso, un abbraccio di giovani e di famiglie. E qui, i cori parrocchiali formati da centinaia di ragazzi intoneranno per lui “‘0 sole mio” come fece per Giovanni Paolo II, lo stadio San Paolo. Sarà una grande festa. Sarà sole, calore, applausi, festosa napoletanità. Papa Francesco soffierà sulla speranza dei napoletani: “Quando il vento dei soprusi sarà finito, le vele saranno spiegate verso la felicità” si legge su di un muro di Scampia.

A Napoli tutto è azzurro scriveva Libero Bovio, e sarà l’azzurro del golfo, il saluto di Napoli a Francesco, quando alle 19, si alzerà con il suo elicottero bianco e si volterà per un’ultima benedizione, un ultimo saluto. Ne siamo certi, vedrà un mare azzurro e un mare di speranza, di mani sollevate per l’arrivederci.

“Francesco verrà
col suo modo di guardarci dentro
dimmi quando questa guerra finirà
noi che abbiamo un mondo da cambiare
noi che ci emozioniamo ancora davanti al mare…
Francesco verrà
e sarà un giorno pieno di sole…”

Luisa Loredana Vercillo

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