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Si arricchisce l'elenco dei Santi calabresi
Intorno a ventimila i devoti presenti nello stadio San Vito al sacro rito presieduto dal cardinale Amato

Da ieri sera, ufficialmente, i calabresi hanno un'«alleata» in più, in Cielo, alla quale possono rivolgersi in caso di bisogno: madre Elena Aiello. Ufficialmente perché, nel proprio intimo, la devozione per questa donna è radicata da decenni in numerose famiglie della regione, che la invocano in caso di necessità da quando - esatti cinquant'anni fa - morì in concetto di santità, dopo aver speso tutta la sua vita all'insegna della Carità seguendo gli insegnamenti del Vangelo.
Elena Aiello, religiosa, nativa di Montalto Uffugo, fondatrice delle Minime della Passione, da ieri è Beata, cioè additata dalla Chiesa al culto nella diocesi d'origine dove visse e svolse la sua missione (quella di Cosenza-Bisignano) e, ovunque esse si trovino, nelle case delle suore che continuano la sua opera.
Circa ventimila le persone che hanno partecipato, ieri pomeriggio, alla solenne cerimonia di Beatificazione svoltasi nello stadio comunale San Vito, a Cosenza, dove le Minime hanno la loro Casa generalizia e dove - nel 1928 - prese il via l'attività di assistenza e sostegno agli orfani, ai poveri, ai derelitti che esse continuano a portare avanti in Italia e all'estero.
L'eccezionale rito, al quale hanno assistito numerose autorità civili e militari, è durato circa tre ore, con i momenti salienti sottolineati da prolungati applausi, andati anche ad alcuni passaggi particolari dell'omelia tenuta dal cardinale Angelo Amato, che ha presieduto la funzione in rappresentanza del Papa, e - a conclusione della cerimonia - nei brevi interventi tenuti da Giuseppe Scopelliti, presidente della Regione; Mario Oliverio, presidente della Provincia di Cosenza; Mario Occhiuto, sindaco della città dei Bruzi; madre Paola Pennisi, superiore generale delle minime; monsignor Salvatore Nunnari.
La folla di fedeli non è riuscita a trattenere l'applauso, tra l'altro, quando il cardinale Amato ha letto la bolla con la quale Benedetto XVI ha ha disposto che madre Elena Aiello «d'ora in poi sia chiamata Beata», fissando al 19 giugno la data liturgica della sua festa; quando, su un lato del mega palco allestito sul manto erboso del San Vito è stato scoperto lo stendardo con l'immagine ufficiale della prima donna calabrese elevata all'onore degli altare; quando Francesca Bozzarello, la giovane "miracolata" per intercessione della fondatrice delle Minime, ha "offerto" al celebrante il reliquiario contenente un osso metacarpale della mano destra della Beata.
Nella sua omelia, il porporato celebrante, prefetto della Congregazione pontificia per le Cause dei Santi, ha definito il rito di ieri «un evento storico, di grande rilevanza sia spirituale (perché presenta ai fedeli calabresi una figura esemplare di santità cristiana), sia culturale (perché i giorni e le opere della Aiello edificarono la terra calabra con una testimonianza evangelica eroica)». Il cardinale - unitamente al quale hanno concelebrato ben quindici vescovi - tra l'altro ha riferito diversi episodi della vita della Beata, e verso la conclusione si è domandato: «Cosa ci dice oggi Elena Aiello?». Queste, in sintesi, le risposte del porporato: ella richiama le sue figlie spirituali e tutti noi all'impegno della santificazione, ci invita alla concretezza della carità, ci ricorda che sono stati anche - e forse soprattutto - i Santi a fare l'Italia unita.
Negli interventi di saluto, a conclusione della cerimonia religiosa, il presidente della giunta regionale Scopelliti ha definito quello di ieri, per i calabresi e per tutta la comunità cattolica, «giorno di festa e di fede, di riflessione e speranza, un giorno storico».
Oliverio, il presidente dell'amministrazione provinciale di Cosenza, prendendo la parola subito dopo, ha definito la Beatificazione «un evento straordinario perché va ad arricchire non solo il numero dei santi che questa terra ha generato nei secoli, ma ripropone con forza, soprattutto alle nuove generazioni, la necessità e l'urgenza di vivere per un ideale»; continuando, il presidente della Provincia ha ricordato che «una società senza ideali per cui val la pena di vivere, impegnarsi e persino morire è una società malata, distrutta, senza futuro».
Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza, ha evidenziato che «la beatificazione di madre Elena Aiello ci invita ad emularla in opere di carità e di solidarietà, e ad avere attenzione alle persone che soffrono la fame e le malattie, a quelli delle aree sottosviluppate del mondo che sono costretti ad emigrare per dare sostegno ai loro figli, ai giovani in cerca di occupazione, alle famiglie che hanno perso il lavoro».
La superiora generale delle suore Minime della Passione, madre Pennisi, ha ricordato l'«amore squisitamente materno» della fondatrice della sua Congregazione religiosa, «fatto di umiltà, delicatezza e tenerezza».
L'arcivescovo Nunnari si è detto non meravigliato della tante gente presente al rito religioso. «La Calabria non è come la manifestano o la descrivono», ha affermato: «Questo è il nostro popolo. Quando un popolo è affascinato dalla vita di una donna santa, è un popolo che ha fiducia in se stesso e nei santi» e questo aiuta sacerdoti, religiose, religiose, laici ad essere «costruttori di speranza».
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