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Una visione diversa per l’Area Vasta “Catanzaro – Lamezia Terme – Crotone”

giovedì 28 settembre 2017

In questi ultimi giorni, grazie anche al “Cantiere Calabria”, si è tanto parlato delle Zone Economiche Speciali (in seguito, per brevità, ZES).
Vi è da dire che Regione Calabria prima (nel maggio del 2103 il Governo Scopelliti ha approvato il provvedimento amministrativo di iniziativa della Giunta relativo alla Proposta di legge al Parlamento per l’istituzione di una Zona Economica Speciale nel distretto logistico-industriale della Piana di Gioia Tauro) e Governo nazionale dopo (Decreto Sud) hanno individuato un piano per favorire la crescita economica nelle aree del Mezzogiorno introducendo a questo fine alcune misure tra le quali il nuovo concetto di Zona Economica Speciale, destinatarie di importanti benefici fiscali e semplificazioni amministrative, che consentano lo sviluppo di imprese già insediate e che si insedieranno, attraendo anche investimenti esteri.

“Una Zona Economica Speciale sia individuata nell’area di Catanzaro – Crotone – Lamezia Terme”, questa la richiesta ufficiale dei Sindaci dei rispettivi Comuni alla Regione Calabria. Oggi si potrebbe dire, dopo le dichiarazioni dell’On. De Vincenti, Ministro delle Politiche di coesione sociale, che la richiesta dei Sindaci possa sembrare anacronistica.

Provo a fare un po’ di chiarezza su cosa sono le Zone Economiche Speciali.
Le ZES sono particolari aree territoriali ove poter attrarre investimenti esteri o extra-regionali attraverso incentivi, agevolazioni fiscali, deroghe normative.
Nel mondo si contano circa 2.700 Zone Economiche Speciali create in diversi paesi tra i quali Cina, India, Giordania, Polonia, Kazakistan, Filippine, Corea del Nord e Russia. In Europa sono circa una settantina, 14 delle quali istituite in Polonia; e proprio la Polonia rappresenta uno degli esempi più citati e invocato come modello anche per l’Italia. La misura più importante delle ZES polacche è in particolare la “Corporate income tax exemption”, in pratica una esenzione dall’imposta sul reddito delle società che può oscillare tra il 25% ed il 55%, a seconda di una serie di variabili (ammontare degli investimenti programmati, numero di posti di lavoro che si verranno a creare, dimensioni dell’impresa, luogo dell’investimento).

Cosa riporta il “Decreto Sud”.
Nei primi giorni di agosto è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 188 la Legge n. 123 del 3 agosto 2017 recante «Conversione in legge con modificazioni, del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno», ovvero il cd. “Decreto Sud”. Il provvedimento prevede di creare almeno cinque ZES in altrettante Regioni meridionali (Calabria, Campania, Sicilia, Basilicata e Puglia); a questo fine sono già stanziati circa 200 milioni di euro, da utilizzare tra il 2018 e il 2020.

La creazione di una ZES comporta benefici che prevedono agevolazioni fiscali e semplificazioni degli adempimenti, sia per le nuove imprese sia per quelle già esistenti nella ZES. Uno degli aspetti importante è riferito all’applicazione, in relazione agli investimenti effettuati, del credito d’imposta commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquisiti, entro il 31 dicembre 2020, nel limite massimo, per ciascun progetto d’investimento, di 50 milioni di euro.

Le ZES, per essere tali, devono rispettare alcuni requisiti quali l’istituzione, all’interno dei confini statali, in una zona geografica chiaramente delimitata e identificata composta anche da aree territoriali non direttamente adiacenti, purché abbiano un nesso economico funzionante. La stessa deve comprendere un’area portuale, collegata alla rete transeuropea dei trasporti (TEN-T), con le caratteristiche stabilite dal regolamento UE n. 1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2013.

In questo senso l’area vasta di Catanzaro – Crotone – Lamezia Terme avrebbe una serie di problemi inerenti al rispetto dei requisiti base. Uso il condizionale perché, oltre a quanto citato, l’istituzione di una ZES prevede anche un percorso specifico: innanzitutto deve essere istituita con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottare su proposta del Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, su proposta della Regione interessata, corredata da un “Piano di Sviluppo Strategico”. La Regione, di par suo, deve formulare la proposta di istituzione della ZES, indicando le caratteristiche dell’area identificata.

Ciascuna Amministrazione Regionale (Calabria, Campania, Sicilia, Basilicata e Puglia) può presentare una proposta di istituzione di una ZES nel proprio territorio, o al massimo due proposte ove siano presenti più aree portuali che abbiano le caratteristiche succitate. Le Regioni che non posseggono aree portuali aventi tali caratteristiche possono presentare istanza di istituzione di una ZES solo in forma associativa, qualora contigue, o in associazione con un’area portuale.

Le condizioni per il riconoscimento delle agevolazioni sono principalmente due: le imprese devono mantenere le attività nella ZES per almeno cinque anni successivi al completamento dell’investimento oggetto delle agevolazioni, pena la revoca dei benefici concessi e goduti, e non devono essere in liquidazione o in fase di scioglimento.

Viste le condizioni richieste dal Decreto Sud credo che sia difficile perorare la causa di una seconda ZES calabrese, tuttavia mi sembra opportuno proporre un’idea progettuale per l’Area Vasta di “Catanzaro – Lamezia Terme – Crotone”, potenziale polo trilogistico dell’area centrale calabrese. In che modo?

L’ultimo rapporto di Roberto De Luca della Fondazione Nazionale dei Commercialisti, “Le Zone Economiche Speciali: caratteristiche, agevolazioni, opportunità e aspetti operativi”, suggerisce una ulteriore declinazione delle Zone Economiche Speciali, dando vita a forme e strumenti specifici di supporto.

Quindi, oltre alle classiche ZES, si possono prevedere “Parchi industriali” (Industrial Park), definiti come aree sviluppate e divise in lotti sulla base di un Piano generale che comprenda infrastrutture, trasporti, utilities, con o senza unità produttive, in taluni casi con servizi di uso comune a beneficio delle imprese insediate.
Oppure “Eco-Industrial Park” (EIP), comunità di imprese manifatturiere e di servizi alla ricerca di migliori performance dal punto di vista economico e ambientale attraverso la collaborazione nella gestione di elementi quali energia, ciclo delle acque, riciclo di materie prime e così via.

Senza tralasciare i Parchi Tecnologici (Technology Park), diffusi in Italia ed in Europa, che, secondo l’International Association of Science Parks, si tratta di organizzazioni gestite da soggetti specializzati, il cui scopo è promuovere la cultura dell’innovazione e la competitività delle imprese associate e delle altre istituzioni coinvolte, oppure i Distretti per l’innovazione (Innovation District), spesso sviluppati nelle aree urbane, definiti come un ecosistema di innovazione top-down costruito in base a modelli multidimensionali di innovazione tesi a rafforzare la competitività delle aree interessate.

Una ulteriore diversificazione delle ZES sono le Zone Franche (Free trade zones), aree delimitate esenti da dazi e/o imposte che offrono strutture per lo stoccaggio e la distribuzione per operazioni di commercio, trans-shipment e re-export.

Tra queste proposte, a mio avviso, deve trovare “sede” una nuova opportunità per l’Area Vasta di “Catanzaro – Lamezia Terme – Crotone” ove istituire una “no tax area” per attrarre nuove imprese attorno ad uno dei poli strategici della regione e dell’Italia meridionale, l’aeroporto di Lamezia. Serve un fronte comune e l’impegno di tutte le istituzioni, in primis la Regione Calabria, in modo tale da poter progettare un «Polo trilogistico dell’area centrale calabrese» a supporto dell’aeroporto internazionale di Lamezia, del polo direzionale di Catanzaro, del porto di Crotone, del nuovo assetto del sistema di trasporto regionale disegnato nell’ultimo Piano Regionale e, non per ultimo, del sistema infrastrutturale stradale della nuova A2 e della SS 106.

Ciò costituisce l’input necessario alla buona riuscita del progetto la cui logica di fondo deve essere quella di una “calamita” per attrarre investimenti più che di una barriera; e nell’area interessata sono presenti ambiti come quelli di Lamezia, Catanzaro e Crotone suscettibili di valorizzazione e riqualificazione proprio attraverso una soluzione “no tax area” che, articolata a macchia di leopardo, diverrebbe anche un fattore di grande valenza per l’ambiente, quanto mai essenziale per una regione che intenda sviluppare il turismo.

Ritengo che occorra realizzare un Piano strategico che individui con esattezza il perimetro di azione di questa nuova soluzione progettuale la quale, come già anticipato, si dovrà basare sui poli logistici interni, e tra questi è strettamente necessario inserire l’aeroporto di Lamezia. Il Piano dovrà valutare l’utilizzo di parametri specifici come quello geografico, territoriale, occupazionale, economico e sociale al fine di convalidare i confini proposti tra Catanzaro, Lamezia e Crotone.

L’idea progettuale dovrà essere contestualizzata in un ambito omogeneo e realmente aderente alle esigenze del territorio, prevedendo la modulazione di utilizzo della stessa non solo per area geografica ma preferibilmente con criteri volti all’individuazione delle filiere produttive, di eventuali “distretti” e/o accordi di competitività. Sono queste le condizioni affinché l’Area Vasta divenga realtà e sede del <Polo trilogistico integrato regionale>.


Marco Foti

Marco Foti, pugliese di origini, ha vissuto e studiato a Reggio Calabria dove si è laureato, presso l’Università Mediterranea, in ingegneria civile, indirizzo trasporti.

Ha iniziato la propria attività professionale presso l’ateneo di Reggio Calabria in parallelo alla libera professione nel settore dell’ingegneria civile e dei lavori pubblici.

Vive in Liguria dove è Iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Genova. Esperto di pianificazione e programmazione dei sistemi di trasporto e dei servizi di logistica, è stato membro della Commissione Trasporti dell’Ordine di appartenenza ed è stato selezionato tra gli esperti di riferimento per il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture per il periodo 2011-2012 e 2016-2017.

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