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Tragedia in Puglia: si può morire così?

martedì 12 luglio 2016 - 16:54
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scontro-treni-puglia-vvffLasciare casa al mattino senza immaginare, è ovvio, di non farvi più ritorno. Hanno dato un bacio alla mamma sulla guancia? O un distratto: “ciao ma’, ci vediamo dopo”? Mi sembra di vedere quegli studenti che stamattina hanno preso posto sui treni che poco prima delle 12 si sono sbriciolati nelle campagne della Puglia. Mi pare di vederli con le cuffiette, lo smartphone tra le mani, lo zainetto con gli appunti delle lezioni, il libretto universitario che aspetta di essere completo in ogni sua pagina. Esami. Quelli che a luglio ti fanno sognare il mare e chiederti perché l’università è così malefica da piazzarti l’appello con 40 gradi fuori dalla finestra; oppure giovani sorridenti con in testa già un tuffo, il primo della stagione, chissà, in un martedì tranquillo ed anonimo dopo aver strappato il permesso ai genitori, perché “tanto non c’è il casino” del fine settimana. E ancora lavoratori di quelli che faticano e buttano l’anima sotto il sole, che vanno nei campi o a lavorare per un turno nel cantiere; anziani, che devono incontrare magari un medico o vanno a fare le loro piccole spese; mamme con bambini che vanno dai nonni a prendere il fresco della sera all’ombra di un ulivo centenario, qualcuno si porta all’aeroporto …

Poi lo schianto. Il tempo di una curva, una mamma e una bimba sono morte così, trovate dai soccorritori, abbracciate; di una studentessa si ritrova la testa tranciata da una lamiera, due anziani sono miracolati, scavano tra le macerie e rivedono la luce. Quando poco vale la vita umana… Vale i soldi dei riammodernamenti delle strutture che lungo la strada qualche mangiapane a tradimento accuratamente ha fatto sparire nelle proprie tasche, ma anche soldi mai destinati a queste tratte ferroviarie, anzi “tagliati” perché da qualche parte bisogna pure risparmiare, perché chi ci amministra lascia ancora nel 2016 binari in campagne brulle con case cantoniere che sembrano uscite da un film di Sergio Leone. 2016, quando volano aerei che sembrano appartamenti e si muore così, su una linea ferroviaria ad un solo binario mentre in tv scorrono le immagini di stupide pubblicità di treni che “ci mettono 3 secondi in meno” sulle tratte che contano. Le emozioni si inseguono, dolore e rabbia. Una tragedia inutile, te ne convinci man mano che le immagini scorrono e le notizie si susseguono e la rabbia aumenta: i morti, purtroppo, sempre di più, per ora la conta è ferma a 20, i feriti, alcuni gravissimi, sono 34. Si chiede il sangue, arrivano i volontari, i medici, gli infermieri. Il pensiero corre anche a loro, allo sforzo, al cuore in gola che hanno strappando alla morte una vita umana. In silenzio, preghi, che abbiano tanta forza e determinazione.

Come è possibile che nel 2016 due treni si ritrovino l’uno di fronte all’altro in una corsa di morte? Ora inizierà la solita tiritera: strumentalizzazioni, interrogazioni parlamentari, proclami e propositi. Il Ministro quello che conta è già sul posto. Lo schiaffeggerei. La realtà è che le “ferrovie locali” in Italia sono in mano a logiche clientelari, dove la fanno da padrone aziende private ammanettate a destra e a manca con i magnaccioni di turno e i mafiosi. I cittadini intanto muoiono inutilmente, insensatamente. Eppure questa tragedia estiva un senso deve averlo. Forse vuole ricordarci la nostra mancanza di coraggio, l’incuria che abbiamo nel denunciare ciò che non funziona, il terribile, atavico difetto di dire magari davanti alla “croce di sant’ Andrea” con le luci non funzionanti: “che mi frega?”, “tiriamo a campare”. Forse vuole ricordarci la fragilità della nostra vita di cui non siamo, lontanamente, neanche per un infinitesimo di secondo, padroni. Vuole ricordarci in un tempo dove con un click siamo dall’altra parte del mondo, dove si va e si viene a piacimento, dove tutto pare dovuto, che niente è scontato, niente ci è dovuto. Non è una riflessione lucida è una riflessione di pancia. Uno sfogo. Ma si può morire così nel 2016, per incuria e cupidigia altrui? In questo dolore, tra urla e lacrime strazianti un bimbo è estratto vivo dal treno. I miracoli esistono, la Vita si fa largo tra le lamiere. Una sensazione che si pianta nel cuore come un punteruolo, vorrei con tutte le forze che venga smentita: domani il silenzio avvolgerà ogni cosa e tutto ritornerà alla “normalità”, una terribile normalità. Fino alla prossima tragedia, purtroppo.

Luisa Loredana Vercillo

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