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Qualche considerazione ovvia e banale sulla nostra cara vecchia Calabria…

giovedì 31 dicembre 2015 - 14:15
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Pare che la Calabria non abbia un attimo di tregua. La terra del mare, del sole e del cielo azzurro continua ad essere vessata prepotentemente e violentemente. Inutile tracciare un elenco di tutti i fatti di cronaca di questo anno trascorso. Basta spulciare nel nostro motore di ricerca e, ahinoi, usciranno molte tristi notizie su attentati, minacce, omicidi, eccetera eccetera eccetera.

La Calabria è una terra che fatica a rialzarsi, non perchè non riesce, anzi, vivono in questo lembo bagnato dal mare migliaia e migliaia di uomini e donne, intelligenti, di iniziativa imprenditoriale importante. Ma non riesce perchè tante sono le dinamiche che la buttano giù.
Vedo questa nostra regione come un vecchietto con tanti problemi di salute: i valori sballati, il male alle ossa, la stanchezza, la lentezza nei riflessi e nei movimenti. Un vecchietto che ha tanta grinta, voglia di continuare a vivere, ma rallentato! Ecco! La Calabria è così…rallentata! Vorrebbe ma non ce la fa.
La causa? La criminalità organizzata! Non ho paura a scriverlo, non sarei certamente la prima a farlo, e non sarò nemmeno l’ultima. Dall’esterno è a volte difficile comprendere; spesso infatti i calabresi vengono giudicati come abbandonati a se stessi, senza voglia di lottare, insomma, come disse un filosofo qualche secolo fa, adagiati in mezzo a questa terra bagnata dal mare da tutte le parti, al sole e al caldo. Troppo comodi, insomma, per rimboccarsi le maniche.
Ma non dimentichiamoci mai che la nostra terra è ricca di innumerevoli risorse umane, molte delle quali fuggite vie, altre rimaste per offrire un contributo a questa regione sempre più martoriata dal malaffare e dalla ‘ndrangheta.
E nonostante tutto quello che si faccia, si ricade, ci si rialza ma poi si ricade di nuovo. E allora subentra lo scoraggiamento e la voglia di andare via lontano. La ‘ndrangheta è così ben radicata tanto da violentare i valori dell’onestà e della rettitudine di ogni calabrese. C’è chi, pur nel sacrificio e nella sofferenza, riesce a resistere. C’è chi, invece, crolla, e fugge via, oppure cede ai compromessi, spesso per colpa di uno Stato assente che non riesce a tutelare, come dovrebbe, i suoi cittadini.
Le minacce subite da sindaci e consiglieri, le automobili bruciate e le saracinesche fatte saltare in aria; le squadre di calcio “costrette” a chiudere, le buste con i proiettili inviate ai colleghi giornalisti; e il silenzio, spesso assordante, di chiesa locale e istituzioni.
A questo aggiungo quell’altra forma di criminalità, più invisibile ma non meno pericolosa. Parlo dei favori fatti all’amico di turno dall’amico di turno, alle pratiche sbrigate per telefono tanto “quello è amico mio senza che vado allo sportello (del comune, della posta, della banca ecc)”. E penso a chi non ha gli “amici” e quindi aspetta mesi per una visita medica, o per un documento, eccetera eccetera eccetera. Quella mentalità, in poche parole, che privilegia il più forte, il più furbo, a discapito di chi vorrebbe, semplicemente, rispettare le regole.
Questa è la nostra terra. Vessata, ferita, ripudiata, rinnegata ripetutamente.
Dopo la breve dichiarazione di qualche politico o di qualche vescovo, a seguito di fatti gravi, si ritorna alla normalità. E si torna ad essere soli. La solitudine è una delle peggiori condizioni in cui possa trovarsi l’essere umano, e diventa un dramma quando alla richiesta d’aiuto non segue un intervento amico. Ecco! La Calabria è sola. Si fa un gran parlare, ma poi, nulla accade e questa quella bella terra, insieme ai calabresi, deve vedersela con quel nemico, non sempre invisibile, che sta dietro a tutto.
Non so se credere in una rinascita di questa regione, spesso dico ai giovani di andare via e mi chiedo perchè io ancora non l’abbia fatto.
Chiudo con una domanda: noi che siamo rimasti, amiamo davvero la Calabria?
Ne aggiungo un’altra: siamo rimasti perchè ci crediamo o perchè non abbiamo avuto coraggio?
E finisco: la Calabria è un terra da amare solo da lontano?
Ho sicuramente espresso, nella mia riflessione, concetti “banali” e “scontati”. Ma solo perchè tali non vanno forse detti? Saranno domande ovvie le mie? E cosa è ovvio? E cosa non lo è?

Buon Anno cari lettori, che ci sia nella vostra, nella nostra vita, coraggio, umiltà e onestà.

Candida Maione

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