Abate e l'emigrazione un rapporto in positivo | LameziaClick.com

Con un ospite d'eccezione come lo scrittore calabrese Carmine Abate s'è conclusa la serie di iniziative di promozione alla lettura organizzata dall'istituto comprensivo "Don M

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Venerdì 04 Giugno 2010 09:50
 
Con un ospite d'eccezione come lo scrittore calabrese Carmine Abate s'è conclusa la serie di iniziative di promozione alla lettura organizzata dall'istituto comprensivo "Don Milani" diretto da Maria Miceli.

Abato è nato a Carfizzi, piccolo paese Arberesh nel Crotonese 56 anni fa. Ha studiato in Italia e s'è laureato all'Università di Bari. Successivamente ha vissuto in Germania e da oltre dieci anni vive nel Trentino dove insegna.
Ha scritto otto libri per Mondadori. La sua ultima creatura è una serie di racconti "Vivere per addizione e altri viaggi" che ha presentato nella sala polivalente della scuola di San Teodoro con la docente Serenella Mastroianni e non prima di aver salutato il sindaco Gianni Speranza e l'assessore alla Cultura Tano Grasso.
Abate ha detto alla Gazzetta del Sud che il suo "Vivere per addizione e altri viaggi" sono di racconti scritti negli ultimi quindici anni che hanno una grande compattezza tematica, sono collegati tra di loro. Sembra un'unica storia».
Ha spiegato quindi che «il racconto sebbene autobiografico diventa la storia di tutti gli emigrati. Viene raccontata non solo l'emigrazione intellettuale, quella di chi è costretto a partire con il diploma nella valigia, ma anche l'emigrazione tradizionale». Ed ha aggiunto: «Dopo un percorso lungo e doloroso che ho vissuto sulla mia pelle, mi sono accorto che l'emigrazione non è solo ferita e strappo, ma soprattutto ricchezza. Nel libro lancio anche questo messaggio che bisogna smetterla di vivere per sottrazione, di dover scegliere per forza tra Nord e Sud, è necessario vivere per addizione, cioè valorizzare le proprie radici originarie che sono in Calabria, ma anche le nuove radici che ci crescono sotto i piedi nei tanti posti in cui viviamo».
Il primo viaggio dello scrittore ha come meta Amburgo. Età 16 anni. Con la madre viaggia per andare dal papà emigrato da quando lui aveva 4 anni. Solo allora incontra un padre che aveva solo idealizzato e che faceva una vita lavorativa intensa. Viveva in una baracca. Si alzava alle 4 del mattino per andare a lavoro e tornava dopo 12 ore di fatica.
«I suoi amici» ha detto Abate «erano "germanesi", cioè né tedeschi né calabresi, figure ibride come la lingua che parlavano. Ho lavorato in fabbrica da 16 anni fino alla laurea perché mio padre voleva che lavorassi per capire "come si mangia il pane". Nel 1991 il mio esordio in Italia è stato con il mio primo romanzo "Il ballo tondo". Oggi sono la sintesi di tante realtà. Da quando ne ho la consapevolezza mi sono sforzato di vivere per addizione. La consapevolezza è necessaria perché a quel punto sei un gigante che vive con un piede al Nord ed uno al Sud, con una testa qui e una lì».
Per lo scrittore «dobbiamo valorizzare le nostre radici originarie, non dimenticare la madrelingua, ma anche utilizzare e sfruttare tutte quelle che abbiamo imparato».
Degna conclusione quindi per una serie di iniziative del terzo circolo didattico. Nel corso degli incontri sono stati effettuati dei dibattiti con scrittori di libri per ragazzi ed altre iniziative legate sempre alla lettura di libri, a cui hanno collaborato i genitori dei piccoli studenti leggendo bellissimi romanzi ai piccoli. La dirigente Miceli ha spiegato: «La soddisfazione più grande è stata poter concludere con un grande autore come Abate in questa sala realizzata con la collaborazione di tanti genitori e collaboratori».

GAZZETTADELSUD Dora Anna Rocca

 
 

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