Non si celebrino i funerali ai mafiosi. Le accuse del magistrato alla Chiesa | LameziaClick.com

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Mercoledì 05 Maggio 2010 10:04
 
«Sarebbe davvero un giorno rivoluzionario quello in cui la Chiesa meridionale e naturalmente anche quella di Lamezia, decidessero di non celebrare più i funerali di una persona indicata come appartenente ad un'organizzazione criminale. Questo sarebbe l'inizio di una delegittimazione forte della potenza mafiosa». Una dichiarazione inequivocabile che è risuonata ferma e chiara, quella di Luigi Maffia, sostituto procuratore del tribunale cittadino, intervenuto al dibattito sul libro "I preti e i mafiosi" dello scrittore campano Isaia Sales.

Il magistrato ha auspicato che la Chiesa non si limiti a sporadiche denunce ma sia promotrice di scelte di rottura «perché non può esistere una Chiesa al di sopra delle parti: chi lo pensa», ha ribadito Maffia, «ha poco coraggio e giustifica il compromesso».
Il sostituto ha auspicato l'avvento di un disegno laico e cristiano che rifiuti nettamente «il disegno criminale delle organizzazioni che dominano i territori». Maffia ha puntato il dito contro «l'atteggiamento morbido» della Chiesa che ha comportato la legittimazione del fenomeno criminale. «Un atteggiamento», secondo il magistrato, «collegato ad un'etica di compromesso. In questo modo soprattutto i giovani vedono come inevitabile la cultura dell'acquiescenza».
Al convegno sull'opera di Sales, organizzato dal Centro riforme democrazia e diritti di Costantino Fittante, ha partecipato anche Giacomo Panizza, storico fondatore della comunità "Progetto Sud". Il sacerdote bresciano che da oltre trent'anni opera nel territorio lametino ha ricordato quando ha preso possesso di un locale confiscato alle cosche locali, assegnato alla sua comunità nel quartiere Capizzaglie.
«I primi tempi molti degli abitanti della zona mi parlavano in dialetto ma io non comprendevo bene», ha evidenziato il sacerdote, «poi ho capito che si trattava di minacce: ti faremo saltare in aria a te e ai tuoi "mongoloidi", epiteto con cui venivano definiti gli ospiti disabili della comunità».
Panizza ha riferito poi l'episodio in cui un'anziana gli ha detto che era «prete del diavolo e non di Dio» perché aveva accettato di occupare lo stabile confiscato «strappandolo» alla famiglia che vi abitava.
Il fondatore della "Progetto Sud" ha ricordato che nei suoi primi anni di sacerdozio vissuti in Calabria parlare di mafia e di organizzazioni criminale in ambito ecclesiastico era quasi impossibile. «Su certe cose», ha rimarcato ancora Panizza, «bisogna sempre fare verità, si tratti di mafia o di pedofilia o di altro ancora. Le omissioni ed il silenzio sono un limite». Per il prete venuto dal Nord e ormai lametino d'adozione la Chiesa è fatta di piani incomunicabili: i vescovi e i preti che organizzano; i sacerdoti che si spendono sul territorio; i cristiani sulla soglia che attendono di vedere «una Chiesa più credente e più credibile, che non solo si commuova ma che soprattutto si muova».
Al dibattito ha portato il suo saluto il sindaco Gianni Speranza. Tra il pubblico anche Tano Grasso, presidente onorario della Federazione italiana antiracket.
Isaia Sales ha sottolineato che il suo non è un libro contro la Chiesa, «ma certo la religione limita, quasi giustifica il male. La Chiesa si schiera apertamente contro l'aborto, l'eutanasia, il divorzio e poi fa la comunione ai mafiosi. Non abbiamo bisogno di moralismo», ha sottolineato lo scrittore, «ma di una coscienza civile e morale, di una religione sociale di cui la Chiesa deve farsi promotrice ed espressione per opporsi con decisione al male rappresentato dal potente universo criminale che opprime da duecento anni particolarmente il Mezzogiorno».

GAZZETTADELSUD Maria Scaramuzzino

 
 

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