LETTERE DALLA CALABRIA - Lo scambio di parole tra un pastore di anime e la gente di Calabria | LameziaClick.com

È sulla spinta di un'onda emotiva che ci accingiamo a parlare dello scambio epistolare avvenuto dal luglio 2007 al gennaio 2008, tra Monsignor Bregantini ed i suoi fedeli. Le

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Sabato 25 Ottobre 2008 01:00
 

lettere_dalla_calabria-copertinaÈ sulla spinta di un'onda emotiva che ci accingiamo a parlare dello scambio epistolare avvenuto dal luglio 2007 al gennaio 2008, tra Monsignor Bregantini ed i suoi fedeli. Le parole scritte hanno composto fogli di intenso lirismo, che Ida Nucera, giornalista, di formazione ignaziana, ha voluto rendere pubblici, concedendo, a credenti e non, un'opera letteraria di indubbio valore artistico e sociale.

Col trasferimento di Monsignor Bregantini, la Locride, i fedeli e la Calabria onesta hanno perso un interlocutore unico e per il momento insostituibile. Lo dimostra Lettere dalla Calabria, (Citta'del Sole Ed. pag.168 euro 15 con opuscolo allegato"Immagini dalla Calabria).

La lettura di questo libro concede una pausa sostanziale dalla distrazione: essa conduce tra le familiari certezze che animano un cristiano doc; ma nello stesso tempo avvicina ai dubbi dello scettico e a quelli dell'uomo postmoderno, il quale spesso crede, ma senza sapere bene in che cosa.

Anche Platone compose delle lettere, tredici scritti in cui viene fuori un uomo d'azione appassionato e tenace, che sa affrontare pericoli e travagli, pur di realizzare il suo progetto ideale, rivolto al rinnovamento della società; più o meno come il Vescovo di Locri.
Sarà l'epistola, con la sua forza, nascente dall'avere un destinatario ben determinato, che spinge lo scrivente a essere diretto e vero, convincente, autentico. La lettera è la prima forma di psicanalisi e, come dimostra Platone, di confessione sincera. D'altronde anche gli apostoli scrissero molte lettere per annunciare il Vangelo. Nella fortezza del discorso diretto risiede un mistero, lo stesso che anima ogni parola, ogni gesto rivolto a sconfiggere l'isolamento sociale, l'afasia e l'indifferenza. Monsignor Bregantini e la sua privilegiata interlocutrice sembrano saperlo bene.

L'onda emotiva di cui si parlava prima è stata la stessa che ha spinto migliaia di fedeli a scendere per le strade per dare un saluto, che non aveva per nulla il sapore del definitivo, a quel pastore che, come dimostra la Nucera, ha saputo, sin dal primo giorno del suo mandato, confessarsi al suo popolo, educandolo così alla parola, non solo biblica, ma anche umana, esprimendo i suoi malsicuri istanti e le nostalgie da "emigrante", che lo hanno fatto diventare "uno di noi". La sua voce è giunta chiara, attravero discorsi e lettere.

Chi scrive lettere, come Bregantini, lo fa spesso per denunciare, non solo un malessere sociale, ma anche i propri dubbi di uomo. Il Bregantini che emerge in queste pagine non è solo il pastore di anime, ma anche l'uomo tenace, caparbio, coraggioso, e pur sempre uomo. Solo chi non conosce i tormenti di Cristo, sembra annunciare questo libro, potrebbe restare sorpreso di trovarsi davanti un uomo sofferente, a volte perplesso e che trova la forza in Dio, un dio per molti lontano, assente. Per Monsignor Bregantini, tuttavia, Egli è vicino, come la mano di ogni suo fedele, come il sole caldo della locride, come la magnificenza dei fiori che rendono meno "aspro" l'Aspromonte.

Dio c'era anche quando giunse da Duisburg un grido d'allarme, che il Vescovo di Locri-Gerace ha colto come una invocazione alla Vergine.
Dal sangue si generi vita, non morte. Dall'odio bisogna uscire veloci, affidandosi ad una preghiera che non sia semplice fuga verso Dio, per trovare riparo in braccia sicure: la preghiera è incontro, è parola che chiede, ma non pretende. La stessa che emerge dalle lettere di questo servitore degli ultimi, raccolte da Ida Nucera, in cui affiora il suo essere libero, partecipe, in trincea disarmato, come ogni buon cristiano deve essere. Perché "Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa ed una più grande", non occorrono armi, ma lettere, parola. Il Vangelo stesso si rinnova nel momento in cui diviene viva presenza.

"Occorre, scrive la Nucera, lasciar risuonare il cuore, cercando di cogliere gli echi che, come voci sommesse, ma percepibili nella vibrazione interiore dell'anima, sarebbero venute fuori dalle venti riflessioni pubblicate sul Quotidiano della Calabria. Ma quale può essere il filo che raccorda il tutto?" Chi legge questo libro trova subito la risposta a questa domanda: il filo è quello dorato che dall'uomo porta all'uomo, dalla terra porta al cielo e dalla sofferenza conduce alla vita. È un filo fatto di parole, le stesse che compongono le lettere di questo libro.
L'uomo della strada è smarrito, procede a tentoni, "E l'aria si fa irrespirabile", perché "l'inerzia è peggio della cattiveria" scrive Monsignore. Occorre agire affinché le fiumare della Locride non inondino ancora i campi e i campeggi, perché le parole non siano cifrate, ma universali, comprensibili da tutti, pronunciate scandendole come un solfeggio, affinché anche i sordi possano intendere leggendo le labbra.

La Calabria, nonostante la sua miseria, chiede di essere amata, perché i suoi luoghi stupiscono, i suoi alberi e le sue montagne sono preghiere, grazie alle quali, parafrasando Hetty Hillesum," la sera tardi, quando il giorno si è inabissato dietro di noi, ci si avvede che la vita è una cosa splendida e grande"... questo induce anche a pensare che "più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo".
Tra le pagine di Lettere dalla Calabria, in effetti, si respira, leggendo l'intimo scambio di parole tra Mons. Bregantini e Ida Nucera, il desiderio di vitanuova e di umanità.
Francesco Idotta docente di filosofia

IL VOLUME SARA' PRESENTE ALLA FIERA DEL LIBRO CALABRESE CHE SI SVOLGERA' A LAMEZIA TERME PRESSO IL CENTRO PASTORALE DAL 28 OTTOBRE AL 1 NOVEMBRE 2008

 
 

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