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Le 9 invenzioni fallimentari di Apple

mercoledì 11 marzo 2015

nove_invenzioni_fallimentari_di_appleApple ha innovato, stupito e rivoluzionato. Ma ha anche fallito. Nella storia dell’azienda di Cupertino i passi falsi sono stati molti e hanno interessato vari campi della tecnologia, dalle fotocamere digitali ai computer, dai palmari ai social network. Eppure, spesso, Apple ha semplicemente anticipato (troppo) i tempi.

Nella storia di Apple, così come in quella di ogni grande azienda, ci sono tanti alti e bassi. Questi ultimi, quasi sempre, sono costituiti da prodotti mal riusciti, poco interessanti o considerati inutili. Insomma, dei veri e propri fallimenti. Anche Apple, nonostante ora navighi in acque dorate, ha avuto i suoi periodi neri, i quali sono stati quasi del tutto eclissati da invenzioni rivoluzionarie come iPod e iPhone. Eppure prodotti come la QuickTake o l’Apple Pippin sono usciti e, inesorabilmente, hanno fallito su tutti i fronti. Forse molti di voi non si ricorderanno questa fase dell’azienda di Cupertino, caratterizzata da tanti prodotti e altrettanti passi falsi, ma è interessante analizzare questi device anche alla luce delle recenti innovazioni nel campo tecnologico. Nel caso di Apple, infatti, quasi tutti i fallimenti del passato sono stati bollati come tali perché troppo precoci: quando uscì il Newton era troppo presto per parlare di tablet, così come la QuickTake era stata lanciata quando i consumatori non erano ancora pronti ad abbandonare il rullino. Sono tutte invenzioni che, in un modo o nell’altro, ora fanno parte della nostra vita; un futuro che, al tempo, non si poteva ancora immaginare.

QuickTake
La prima macchina fotografica di Apple e una delle prime ad invadere il settore consumer. Probabilmente molti di voi non si ricorderanno questo prodotto; la QuickTake è rimasta sul mercato per soli tre anni, fino a quando Apple l’ha ritirata nel 1997. In questo lasso di tempo sono usciti tre modelli di macchina fotografica: il 100 e il 150 prodotti da Kodak e il 200 prodotto da Fujifilm. Un device all’avanguardia per il tempo, peraltro costruito da due aziende leader del settore fotografico. Eppure il suo successo è durato poco. QuickTake è stata ritirata dal mercato nel 1997, poco dopo il rientro di Steve Jobs nell’azienda.

Newton Message Pad
Riconoscimento della scrittura, dettatura vocale, browser web e tante funzionalità. Apple si è inserita nel mercato dei palmari con un prodotto che, di fatto, era più un tablet/smartphone che altro. L’ha fatto nel 1993, quando di tablet si parlava forse nei film di fantascienza. Il Newton montava un processore da 166 MHz, una RAM da 8 MB e un touchscreen da 5 pollici con una risoluzione di 480×320. Venduto tra i 799 e i 999 dollari, il palmare ha attraversato otto rivisitazioni prima di essere completamente abbandonato. Nessuna delle versioni ha portato guadagni e, anzi, la maggior parte di esse hanno comportato solo ingenti perdite. Dopo cinque anni Apple ha cancellato il progetto. L’iPhone e l’iPad, invece, hanno avuto una sorte decisamente migliore e hanno dato il via all’incredibile fenomeno degli smartphone e dei tablet.

Macintosh TV
Fondere computer e televisione è possibile? Sì, certo. Ma non negli anni ’90. Apple ha presentato questo strano dispositivo nel 1993, lanciandolo come una sorta di ibrido tra TV e PC. Caratterizzato dal colore nero, si basava sulla serie Performa ma utilizzava un monitor a tubo catodico Sony Triniton da 14 pollici. Le vendite furono un fallimento totale: l’azienda di Cupertino riuscì a piazzarne solo 10.000. Eppure la Macintosh TV è sicuramente il prodotto che ha dato il via all’attuale Apple TV, il device da collegare alla propria televisione per sfruttare tutti i servizi on-demand dell’azienda e di terze parti. Quest’ultimo prodotto ha avuto una sorte decisamente migliore.

Power Macintosh G4 Cube
Un computer caratterizzato da dimensioni contenute, caratteristiche discrete e un costo estremamente alto. Apple ha presentato il G4 Cube come un prodotto che andava ad inserirsi nella fascia tra l’iMac e il Power Mac G4, con un prezzo che si avvicinava al costo di un Power Mac di fascia bassa. Grande solo 20x20x26 centimetri, il G4 Cube non ebbe molto successo, soprattutto a causa del costo notevolmente alto: 2.299 dollari. La sua vita è durata solamente un anno, dal 2000 al 2001, e in totale Apple ha venduto circa 148.000 esemplari. La sua filosofia, però, è stata ripresa dal Mac Mini: più piccolo, economico e performante.

Pippin
Negli ultimi anni in molti hanno ipotizzato un ingresso di Apple nel mercato delle console da gioco. Non tutti sanno, però, che l’azienda di Cupertino ha già tentato di invadere il settore videoludico. Con risultati disastrosi. La Pippin è in realtà una tecnologia fornita in licenza ad aziende produttrici – in questo caso Bandai, l’unica ad aver aderito – per la costruzione di una piattaforma da gioco. Venduta a partire dal 1996, la Pippin era caratterizzata da un processore a 66 MHz e un sistema operativo ispirato al Mac OS. Il tempismo fu l’elemento che la distrusse: nello stesso periodo Sony, Sega e Nintendo avevano pubblicato le nuove versioni delle loro console, notevolmente migliori, con un supporto più ampio e con l’introduzione della grafica tridimensionale. Delle 100.000 unità prodotte da Bandai, l’azienda riuscì a venderne solo la metà. Nel 1998 il progetto fu chiuso.

Apple III
Cosa succede quando, nel 1980, un’azienda come Apple cerca di costruire un PC senza Wozniak? Nulla di buono, pare. L’Apple III detiene però un record: in questa classifica di fallimenti, il computer pensato per le aziende è stato il primo vero fallimento economico dell’azienda di Cupertino. Mosso dal sistema operativo Apple SOS (ironico, no?), l’Apple III ha da subito generato numerosi problemi di surriscaldamento e malfunzionamento, per lo più derivati dal fatto che gli ingegneri avevano scelto di non inserire una ventola. Impietoso anche il paragone con il PC a 16 bit di IBM: per preservare la compatibilità con l’Apple II, il computer era stato dotato di un processore a 8 bit del 1975. Nel 1983 Apple ha presentato l’Apple III+, una versione rivista e corretta del PC che ha provato invano a risollevare le sorti della macchina. La brutta fama era ormai troppo diffusa e, nel 1984, il progetto fu accantonato con soli 75.000 PC venduti.

Macintosh Portatile
Il primo vero Macintosh portatile. Lanciato nel 1989, il computer si basava su solide fondamenta. Apple aveva investito molto nella progettazione, creando uno schermo in bianco e nero retroilluminato e progettando dei componenti a basso consumo. In effetti il PC consentiva 10 ore di utilizzo, ma il design era tutt’altro che portatile. Pesante e ingombrante, il Macintosh Portable pesava ben 7,2 kg. Le vendite furono un flop, ma Apple era convinta che quello dei computer portatili fosse un mercato dall’imminente espansione. Per questo decise di puntare su un design più compatto e leggero, sacrificando la durata della batteria. Da questa nuova filosofia nacque il PowerBook 100, un successo commerciale che ha portato agli attuali Macbook.

Apple Lisa
Il computer che fece bandire Steve Jobs dalla Apple. Il Lisa è stato il primo PC ad offrire un’interfaccia grafica, dotato di caratteristiche all’avanguardia e di un sistema operativo diviso in due: LisaOS e Workshop. Il computer, lanciato nel 1983, è considerato come il più grande fallimento dell’azienda di Cupertino dopo l’Apple III. Il suo costo (9.995 dollari) era considerato dalla maggior parte dei consumatori troppo alto e l’interfaccia grafica ancora incompresa. Lisa fu accantonato nel 1984 dal Macintosh che, sebbene non possedesse tutte le caratteristiche del Lisa, riuscì a imporsi nel mondo come prodotto innovativo. L’Apple Lisa, semplicemente, era arrivato troppo presto: memoria virtuale e multitasking non avevano senso nel 1983.

Ping
Uno degli ultimi fallimenti più famosi di Apple. Un social network basato sulla musica, lanciato nel 2010 con l’intenzione di farlo diventare un portale in grado di unire artisti e fan, rendendo possibile la scoperta dei brani ascoltati dai propri amici. La fase iniziale è andata alla grande: durante le prime 48 ore Ping ha raggiunto un milione di iscritti, un terzo degli utenti di iTunes del tempo. In breve, però, l’interesse è scemato. Poche persone, pochi artisti e, soprattutto, un metodo di fruizione antiquato: per accedervi era necessario possedere e utilizzare iTunes. In poco tempo fu accantonato e, nel 2012, è stato chiuso definitivamente. Si può dire che Spotify segua la stessa filosofia, ma al prodotto di Apple mancava una cosa: lo streaming.

fonte: tech.fanpage.it

 

 

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