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“Gesù mangiava a scrocco”, eccovi il libro di Fra Alfonso detto Tartufone. Siamo noi a scroccare la sua misericordia?

LAMEZIA TERME (CATANZARO) -Agli audaci che riescono ad andare oltre. E’ a loro che Frate Alfonso Longobardi detto Tartufone dedica il suo libro edito dalla San Paolo “Gesù mangiava a scrocco Le cose migliori le ha fatte stando a tavola”.
Alfonso è un frate dell’Ordine dei Minimi, originario di Sant’Antonio Abate (Na), ora a Roma, al convento di Sant’Andrea delle Fratte. Lo abbiamo incontrato a Lamezia in occasione del novenario in onore di San Francesco di Paola, al quale è stato invitato a partecipare per celebrare i primi tre giorni di preparazione liturgica alla solenne festa del 2 giugno.
Ci conosciamo da molti anni, da prima che diventasse frate, quindi si arrabbia se lo chiamo “padre”, preferisce semplicemente Alfonso, o al massimo, “tartufone”. Un percorso vocazionale molto bello il suo, che oggi però non stiamo qui a raccontare (magari un’altra volta), poiché vogliamo invece puntare l’attenzione su questo libro che suscita l’indignazione di molti, l’ilarità di alcuni e la curiosità di tutti.
“C’è chi prende questo titolo con simpatia – ci dice subito il frate (pardon, Alfonso) – c’è chi invece si scandalizza, poiché pur essendo simpatico si rivela anche provocatorio. Ho ricevuto tante critiche in proposito ma credo che le critiche positive siano state di più”.
Ad Alfonso piace usare un “linguaggio terra terra, il pretese non mi piace” racconta – sono un tipo che nella predicazione usa termini semplici, mi piace essere diretto e senza giri di parole, e questo libro ha questo obiettivo: un linguaggio parlato, molto slang napoletano” (chissà al nord Italia se capiranno si chiede ridacchiando).
Insomma, se avevamo intenzione di fare la classica intervista, ci sbagliavamo di brutto, perché il frate napoletano è un fiume in piena e quindi abbiamo fatto una piacevolissima chiacchierata.

“La cosa bella – prosegue Alfonso – è che la San Paolo ha mantenuto il titolo, la nota dell’autore (che è tutto un dire nda), lo ha soltanto ammorbidito un po’ per qualche parola sconcia (ride).
Questo libro non ha nessun altra pretesa se non quella di rendere Gesù Cristo più vicino. Col titolo voglio esprimere questo: Gesù viene invitato sempre e non dice mai di no e tante cose che escono dai vangeli è perche lui è lì, ad una tavola, e da lì nasce di tutto, discorsi, parabole, dispute. Quando non sta a tavola, dà da mangiare perché il Regno dei Cieli è un banchetto di nozze. Ho voluto prendere tutti questi episodi – dice – partendo da Cana di Galilea e alla fine è stata una grande narrazione. Che succedeva? Gesù andava alla sinagoga, poi i farisei lo invitavano e succedeva sempre uno show.
Dio si è fatto talmente vicino che si è messo a mangiare con noi e da quello che sembra essere uno scroccone poi alla fine diventa un cibo che si mangia, che si dona, ha fatto il più grande invito a scroccare che c’è stato nella storia. Quel ‘prendete e mangiatene tutti’ è qualcosa di gratuito che avviene ogni giorno: partecipare a Messa alla fine è un invito a scroccare, per beneficiare della sua eredità”.
Insomma, aggiungiamo noi, scrocchiamo la sua misericordia.
Proseguendo la nostra chiacchierata in una saletta della parrocchia di San Francesco, mentre fuori i giovani erano in fermento per i preparativi della festa, Tartufone ci ha spiegato un po’ com’è strutturato il libro: “ci sono i ‘pezzotti’, come li chiamo io, cioè vangeli contraffati, scritti da me, in cui succede di tutto e di più, però il messaggio vuole essere serio: Dio si è messo a tavola con te, non si è fatto problemi. Ogni capitolo vede i miei pensieri e poi si conclude il vangelo, secco, senza intromissioni: è lì che poi il lettore deve trovare il suo incontro con Dio.
Il libro è come una grande predica fatta a narrazione.
Non mi piace essere scontato quindi cerco di andare a vedere cose sulle quali di solito non ci soffermiamo. Questo libro è simpatico, ironico, pungente, però se uno legge (i miei studi sono antropologici) alla fine è un libro di antropologia cristiana, posto in una veste alla Pulcinella che ridendo e scherzando dice la verità”.
Siamo curiosi di sapere come sia arrivato a questo titolo e ce lo spiega: “nasce molti anni fa, quando ero in Africa, lì curavo un blog con dei ragazzi e scrissi un articolo con il titolo Gesù mangiava a scrocco, poi dopo anni, leggendo un libro che parlava di Emmaus ho ripreso quel titolo e da lì ho iniziato a scrivere, ci ho impiegato due mesi in tutto”.
“Noi non frequentiamo i vangeli, quindi a Gesù lo abbiamo fatto diventare una figurina da mettere sul parabrezza, ma se tu vai a prendere i vangeli ti accorgi che Gesù è scandaloso: quando gli fanno l’accusa che lui mangia con pubblicani e peccatori è un’accusa sincera che gli fanno. Se noi vedessimo oggi un Gesù che sta con un mafioso, con un corrotto, diremmo le stesse cose che gli dissero all’epoca. Ognuno di noi è giusto che comunichi in base al proprio linguaggio, l’importante è trasmettere quell’incontro personale che tu hai fatto con Gesù, altrimenti è solo teoria, è un Gesù che va bene solo come lezione, ma non è un Gesù che ‘ti tocca l’ossa’. “
“La nostra fede – ci tiene a dire -non sta nel parlare di un Gesù storico ma di un Gesù vivente, se è vivo io ti porto la mia esperienza. Qualsiasi linguaggio si usi, l’importante è che ognuno possa manifestare la propria esperienza col Cristo risorto”.
Tante sono state le critiche sia positive che negative sul lavoro antropologico di Frate Alfonso, e ci rivela il commento che gli è piaciuto di più (“quelli negativi lasciano il tempo che trovano”): “che sono un figlio della luce, perché ridendo e scherzando sono serio. Io parto dal concetto che chi non ride non è una persona seria, e allora ridendo, con più facilità arrivi ad una riflessione”.

“La bellezza della fede è che crescendo cambi l’idea che hai di Dio, e Cristo te la fa cambiare”.

E quindi per concludere ritorniamo da dove siamo partiti, alla tavola appunto.
“Lo stare a tavola – spiega Alfonso – annulla le barriere difensive, gia il fatto che dici passami l’acqua passami il pane, ti mette allo stesso livello, gomito a gomito, pure che sei l’ospite. A tavola esce il meglio della nostra umanità (o il peggio), li dimostri quello che sei.
Il libro è rivolto certamente ai giovani anche se credo che vada bene per tutti. È finito anche nelle mani del Papa: ha chiesto cosa significasse scrocco…”

…cosa ha detto, non ci è dato sapere.

Candida Maione

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