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Il “Il caso Aversa tra rivelazioni e misteri” protagonista alla 30a edizione della Fiera del Libro di Torino

mercoledì 17 maggio 2017 - 16:50
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LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Il caso Aversa tra rivelazioni e misteri”, il nuovo libro di Antonio Cannone edito da Falco Editore, sarà protagonista alla 30a edizione del Salone internazionale del libro che si tiene a Torino dal 18 al 22 maggio prossimi, evento fra i più attesti e importanti dell’anno nel campo dell’editoria.

Il libro, ad un mese dall’uscita, è uno dei saggi più venduti in Calabria e parla del duplice omicidio del sovrintendente di polizia, Salvatore Aversa e della moglie, Lucia Precenzano, avvenuto a Lamezia il 4 gennaio del 1992. Un caso intriso di errori e vicende giudiziarie lunghe, tanti da indurre il Csm ad utilizzare questa esperienza facendola studiare come “esempio da non seguire” in un corso riservato agli uditori giudiziari. Insomma, “un caso-limite di ordinaria ingiustizia; uno dei misteri più tenebrosi della storia del potere in Italia”. Antonio Cannone, giornalista e scrittore, ripercorre la storia a partire dalle dichiarazioni dei due pentiti della Sacra corona unita, Chirico e Speciale che si auto-accusarono del duplice omicidio.

Il libro gode della prefazione dello storico Enzo Ciconte, profondo conoscitore del fenomeno e dei contributi del noto penalista, Armando Veneto e del giornalista, Gianfranco Manfredi.

Una vicenda segnata dalle prime affermazioni, rivelatesi poi false della testimone, Rosetta Cerminara che indicò in due persone, poi innocenti, gli autori del duplice delitto. Per questo fu condannata per calunnia ma, ancora oggi, vive sotto scorta e protetta dalla Stato. Nel saggio di Cannone, si cerca di comprendere come mai ciò accadde e soprattutto si cerca di dare una lettura sul perché le indagini non furono condotte in maniera chiara ma frettolosamente e per dare un colpevole in “pasto” all’opinione pubblica. Il libro inquadra il duplice omicidio anche nel contesto politico dell’epoca. Il poliziotto Aversa infatti indagava sull’assassinio di due netturbini, Tramonte e Cristiano, avvenuto il 24 maggio del 1991. Delitto ancora impunito e che, appariva del tutto evidente, venne perpetrato per dare un chiaro segnale della potenza criminale nell’ambito della lotta per il controllo degli appalti sulla nettezza urbana. Così come, il sovrintendente, indagava sui rapporti mafia-politica che in quell’anno determinarono lo scioglimento del Consiglio comunale di Lamezia per infiltrazioni mafiose. L’omicidio dei coniugi Aversa aprì la tragica stagione delle stragi di mafia, da Capaci a via D’Amelio.

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