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Intervista allo scrittore Antonio Cannone, presente all’iniziativa “Caro Amico ti Leggo” collegata al Maggio dei Libri 2015 a Davoli Marina

mercoledì 27 maggio 2015

cannoneSOVERATO (CZ) – A margine dell’iniziativa “Caro Amico ti Leggo” collegata al Maggio dei Libri 2015, svoltasi a Davoli nel Soveratese, proponiamo una breve intervista con lo scrittore lametino, Antonio Cannone che ha presentato il suo ultimo libro “Gli Intrusi-Fascino mortale”.

Chi sono gli intrusi?

Siamo tutti noi che deleghiamo i nostri sogni, i nostri diritti e finanche il nostro senso critico. Ovvero, fingiamo e ci trasciniamo quotidianamente in un “non nulla” intriso di inutili compiacimenti narcisistici che nascondono la vera essenza dell’uomo e delle sue capacità di arginare il male. Ci perdiamo dietro le mode, e guardiamo alle apparenze piuttosto che a cercare di renderci utili per l’umanità. Un’umanità, invece, lugubre che rischia sempre di più di sprofondare, senza valori e senza ideali. Oggi viviamo sotto una dittatura mediatica già per altro individuata da Pasolini tanti anni fa. Gli Intrusi vuole raccontare questo, ed è libro metafora che avverte sui pericoli che arrivano dalle nuove tecnologie, non già per quelle che sono, ma per come il potere potrebbe utilizzarle. Oggi siamo schiavi dei tablet, degli smartphone, dei pc, strumenti innovativi e utili ma che potrebbero nascondere insidie.

Lei sembra mettere in discussione la tecnologia. Non potrebbe essere frainteso?

Assolutamente no. La tecnologia e le nuove scoperte sono importanti e fondamentali. Pensiamo all’utilità del telefonino. Un tempo, per dire una banalità che poi tanto banalità non è, se ci si smarriva in un bosco o in un luogo isolato, chiedere aiuto era davvero difficoltoso, a volte impossibile. Oggi è tutto più semplice. Con i telefonini possiamo vedere la tv, girare filmati, fotografare; possiamo fare tutto ciò che prima era impensabile. Io metto in guardia sull’uso che ne facciamo e perché in ogni nuova scoperta c’è sempre il potere, quello perverso e manipolatore, che ci mette le mani a nostra insaputa. Mi piace citare ancora Pasolini quando affermava che “questa società dei consumi ha profondamente trasformato i giovani, li ha toccati nell’intimo, ha dato loro altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere, altri modelli culturali. Questa “civiltà dei consumi” è una civiltà dittatoriale”. Insomma, non ci rendiamo conto di quanto accade intorno a noi perché siamo accecati dal dominio assoluto del danaro e dal profitto in spregio a tutti i valori umani  di amore, solidarietà, fratellanza. Stiamo costruendo una società egoista in cui ormai siamo scagliati l’uno contro l’altro, con rapporti finti e ipocriti. In questo senso il messaggio quotidiano di Papa Francesco è di grande impatto, anche se appare difficile liberarsi dalle “catene” di una costruzione mentale e soprattutto materiale dove a primeggiare sono solo ed esclusivamente gli interessi economici. Ecco, nel mio libro tutto ciò emerge e fa capire che tipo di mondo stiamo costruendo. Il rischio, ripeto, è che qualcuno approfitti di questo nostro “modus vivendi” e oltre al fatto che già ci controlla, tenterà di annientarci del tutto. La storia del libro parla proprio di questo; di un’organizzazione criminale che si impossessa del farmaco dell’immortalità e tenta con i nuovi mezzi tecnologici (computer, telefonini ma anche tv) di irradiare un virus per distruggere il resto dell’umanità.

Tra fantasia e realtà, il suo romanzo fa pensare. Ma come possiamo difenderci?

Intanto alimentando la nostra coscienza critica. Dobbiamo, a mio modesto avviso, stare attenti a tutto ciò che ascoltiamo e analizzare criticamente le informazioni che riceviamo. Stare ogni giorno attaccati ai pc, agli smartphone e quant’altro, ci porta inevitabilmente – e direi anche paradossalmente – ad allontanarci dalla realtà vera e dalla percezione vera di ciò che accade nel mondo. Spesso ci inondano di fatti e accadimenti che comunque non possiamo verificare direttamente. Li subiamo e basta. Penso alla storia dell’abbattimento delle Tori Gemelle dove la verità non è emersa completamente; penso oggi alla storia dell’Isis. Conosciamo davvero quanto accade? Cosa c’è dietro? Vediamo immagini distanti da noi ma vicinissime perché le possiamo guardare attraverso un apparecchio che teniamo in mano, le “tocchiamo”. Siamo vicinissimi al “fatto” storico, ma distanti dalla verità-vera che nascondono questi eventi e tutto ciò che i telegiornali e i social ci proiettano. Quindi, l’unico modo è fare un grosso sforzo per comprendere la verità ma, soprattutto, chiedere e pretendere da chi ci governa, quindi dalla politica, di essere leali e informare senza segreti i cittadini. Mi rendo conto che si tratta di una pretesa velleitaria (perché i politici sono a loro volta schiavi della Finanza e delle banche) ma proprio per questo, se non si lotta, rischiamo di essere “intrusi”. Perché altri decidono sulle nostre teste senza che noi possiamo farci nulla e in questo la tecnologia e i mezzi di cui sopra, sono un’arma a doppio taglio. Credo, insomma che fra i compiti di uno scrittore c’è quello di segnalare un malessere; di far notare le avvisaglie di ciò che potrebbe essere”.

Con il suo libro sta mettendo in risalto tutto ciò che riguardano la comunicazione e l’informazione attraverso i social. Quali sono le implicazioni?

Sì, nel libro tutti gli aspetti che ho cercato di sintetizzare prima rappresentano di fatto l’essenza del tempo in cui viviamo. Oggi la comunicazione è tutto e fa parte integrante del vissuto dei popoli. A mio avviso ci sono delle implicazioni dirette fra modo di fare informazione e strumenti come i social. Rispetto a pochi anni fa la comunicazione è totalmente cambiata. Oggi tutti usano i social, i politici si fanno pubblicità; i capi di Stato o di Governo intervengono direttamente e parlano ai cittadini; vediamo immagini atroci ma anche giornate di festa per un figlio che fa il compleanno, storie d’amore e cattiveria gratuita. Insomma, nella Rete c’è di tutto: cose belle e fatti orribili. La comunicazione pertanto sta “virando” verso queste nuove forme dirette di proporre la notizia che negli anni soppianterà i mezzi tradizionali. A parte i giornali cartacei, credo che gli  stessi giornali on-line saranno messi a dura prova da strumenti diretti con il quale il politico, ma anche l’imprenditore, il mecenate e via discorrendo potrà diffondere la sua opera. Tutto è segnato dalla rapidità della comunicazione. Quello che un secondo fa era la novità, un istante dopo è già vecchio. E poi c’è un aspetto politicamente significativo come quello messo in risalto qualche anno fa dal sindaco di New York, Bloomberg, il quale ha affermato che i social, parlando nello specifico di Facebook, sono un “referendum quotidiano”. Con questo volendo affermare il grado di simpatia o antipatia immediata dei cittadini verso il sindaco, il premier di turno o qualsivoglia amministratore.

E il cittadino, il fruitore finale dell’informazione cosa fa?

La cosa principale dovrà essere quella di difendersi dalla bulimia e della dipendenza dai social network. Non è semplice, mi rendo conto. Io dico solo che ognuno di noi è responsabile del proprio destino e quindi aprire gli occhi e osservare tutto con il dovuto distacco per non farsi travolgere. Poi ben vengano le nuove scoperte della tecnologia perché sono utili per carità. Ma vanno prese con la giusta predisposizione mentale e critica.

Progetti futuri?

Qualcosa di vago mi balena in testa; devo ancora afferrarlo. Scrivo solo se ho qualcosa da dire. Per ora proseguirò con altre iniziative alle quali  mi invitano per far conoscere questo lavoro che in tanti hanno definito “pedagogico”, e ne sono molto lusingato.

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