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Barbara Serra incanta il pubblico lametino tra stereotipi italiani e giornalismo internazionale

domenica 1 marzo 2015 - 18:09
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IMG_7234.JPGLAMEZIA TERME (CZ) – Una Barbara Serra dinamica e strepitosa ha incantato ieri sera il pubblico del Teatro Grandinetti nell’ambito della fortunata rassegna culturale “Il Sabato del Villaggio” diretta da Raffaele Gaetano.

Un dialogo incessante tra il padrone di casa e la bella giornalista di Al Jazeera che si definisce un’isola per via delle sue origini sardo-siciliane.

Un aggettivo per definirla? Umile. E aggiungeremmo anche semplice. Forse sarebbe più plausibile che un personaggio del suo calibro “se la tirasse”. E invece no.

Ieri sera è riuscita ad avere una parola per tutti, ha firmato autografi e posato per le foto. Insomma, una persona per nulla inarrivabile e con un approccio quasi timido, almeno all’inizio, col popolo lametino.

E il direttore artistico Raffaele Gaetano, pur essendo probabilmente “abbagliato” dal fascino della Serra è riuscito ad instaurare con lei un interessante dialogo su tanti argomenti che hanno tenuto desta l’attenzione di un vastissimo pubblico che ormai, come di consueto, riempie il Teatro ad ogni appuntamento della rassegna culturale.

Tema dell’incontro il libro della giornalista “Gli italiani non sono pigri”, il racconto di un’esperienza di cui l’autrice non nasconde le difficoltà, in cui emerge come vivere da italiani espatriati non sia facile, cosa che conosce molto bene lei che vive all’estero da 30 anni. Una condizione atipica la sua a cavallo di tre mondi: quello italiano (delle sue origini), quello anglosassone di adozione e quello professionale di Al Jazeera. Proprio in questo scenario Serra ha dovuto scontrarsi con i tanti stereotipi che caratterizzano la percezione del nostro Paese all’estero.

E allora a chiacchierare con Gaetano della “pausa pranzo” che secondo gli inglesi vede gli italiani fermarsi per almeno due ore; la “mamma” che come stereotipo “tiene ancora duro”: “sì – dice Barbara – siamo mammoni e le nostre mamme sono fantastiche”; e poi ancora la “puntualità tutta italiana” sulla quale gli inglesi, da perfezionisti, hanno a ragione da obiettare: “ricordo da ragazzina mi presentai con mezz’ora di ritardo ad un appuntamento con alcuni amici. Appena arrivata, uno di loro, danese, mi disse ‘sai, quando tu sei in ritardo, noi passiamo il tempo ad elencare i tuoi difetti’ ecco da allora sono diventata puntualissima”.

Andando avanti con gli stereotipi, non manca nel simpatico elenco, la “vanità”: “noi siamo abituati alle bellezze del nostro Paese, non c’è niente da fare e gli uomini italiani, a differenza degli inglesi per cui è già tanto farsi doccia e barba ogni giorno, consumano prodotti di bellezza quasi quanto le donne. Sì, gli uomini italiani sono vanitosi”.

Sulla “mafia”, altro stereotipo, Barbara Serra ha spiegato come, a parte il fenomeno in sé, per mafia gli inglesi intendono anche quel nostro atteggiamento verso le leggi e le regole: “certamente il mondo anglo sassone non è immune dalla corruzione, però mi spiegate perché in Italia la gente non protesta? Quelli che lavorano nel Parlamento hanno degli stipendi altissimi – ha detto la Serra – oppure il caso di Nicole Minetti: perché la gente non protesta? In Inghilterra, invece, non ne fanno passare una”.

Proseguendo nella piacevole conversazione ed entrando sempre più nel merito del libro, è emerso come lo stesso sia stato scritto quasi per dare dei buoni consigli a tutti quei giovani italiani che desiderano andare a vivere a Londra per realizzare i propri sogni: “Tutti abbiamo dei sogni ma occorre avere allo stesso tempo le idee chiare su cosa si vuole veramente e solo allora potremo realizzare qualcosa… magari dando un’aggiustatina ai questi sogni” ha detto Barbara Serra consigliando ai giovani di imparare bene la lingua inglese e pure di approfondire la propria cultura, di saper costruire un buon CV e sapersi adattare. “I giovani italiani spesso vengono infantilizzati dalla nostra cultura, le famiglie invece di spingere ritirano. E allora li vediamo ingenui questi ragazzi che arrivano a Londra, si aspettano chissà cosa” ha concluso sul tema la giornalista.

Siamo pigri? No, gli italiani non lo sono secondo Barbara Serra. “Non siamo pigri. E’ molto più facile essere più pigri nel Nord Europa che non qui, perché lì ci sono molti più reti di sicurezza, anche sociali. Ci sono più aiuti, è più facile avere un mutuo dalle banche. Qui sicuramente ci sono più difficoltà. Una cosa devo dirla però: forse agli italiani non piace il cambiamento e questo spesso non è un’opzione, non puoi tenere le cose come prima soprattutto quando non funzionano e aspettarti un risultato diverso. Io capisco le ragioni per cui certe cose non funzionano in Italia, ma il problema è che non c’è una vera ragione. Io ho tanti amici nel mondo arabo e a volte mi chiedono ‘Barbara perché le cose non funzionano in Italia?’ e quindi ti chiedi davvero perché le cose non funzionano da noi. Non siamo un Paese disastrato da guerra, noi siamo fantastici, ma dobbiamo creare un sistema più efficiente per vivere meglio”.

Dunque è necessario cambiare “se vogliamo rimanere al tavolo coi Paesi ricchi”.

Sulla teoria di Montesquieu, ricordata da Gaetano, secondo la quale nel Sud del mondo la gente non lavora perché la natura gli offre molto e quindi per questo sarebbe predestinata alla pigrizia, la Serra manifesta il proprio disappunto affermando che “esiste sì un Nord e un Sud del mondo con tante differenze, ma al Sud ci sono (in ogni dove) più difficoltà e più ostacoli, altro che la natura aiuta. Al Sud, tra l’altro, c’è la bellezza, c’è il calore umano. Io, per esempio, pur vivendo da tantissimo tempo nel Nord Europa, è quando vengo in Italia che sto bene”.

Parlando, poi, del suo lavoro come giornalista ad Al Jazeera, la Serra ha evidenziato come non sia stato facile e non lo sia ancora: “Essere stranieri annienta la tua individualità, ma lavorare in questa Tv è una sfida. Una sfida necessaria”. Soffermandosi poi sul mestiere di giornalista ha detto come la curiosità sia determinante: “Devi essere curioso, devi voler sapere come funzionano le cose e non devi avere paura di essere antipatico”. Curiosità ed onestà intellettuale, dunque, per essere un buon giornalista e secondo la Serra è più difficile farlo in Italia questo mestiere che altrove.

Non poteva mancare il riferimento all’Isis, al mondo arabo, alla scelta della sua tv di non mandare in onda certi video e l’apprezzamento per alcuni Tg italiani che hanno fatto la stessa scelta: “Se trasmetti quei video fai il loro stesso gioco. Loro lo fanno apposta per diffondere paura, per turbare il popolo occidentale. Ma non bisogna cedere”.

Infine il libro del cuore, la novità di questa edizione del Sabato del Villaggio. Barbara Serra ha portato il suo Il grande Gatsby, romanzo dello scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald. Un brano infatti è stato letto da Giancarlo Davoli. Altro “piacevole fuori programma” l’esibizione al pianoforte del giovane lametino Mattia Volpe. Un modo, come ha spiegato lo stesso Gaetano, per valorizzare i talenti della nostra città.

Nel finale dell’incontro, l’ultima domanda di Raffaele Gaetano: “Barbara, ma tu sei pigra?”. “Sì” è stata la risposta fulminea.

 

Prima che iniziasse l’incontro, abbiamo avvicinato Barbara Serra che molto volentieri ha risposto ad alcune nostre domande.

E’ possibile un’ondata di democrazia nel mondo arabo? Secondo Barbara Serra “nel mondo arabo non è che non cambia nulla, anzi sta cambiando eccome. Non direi che è tutto fallito, guarda la Tunisia che comunque è l’esempio di un successo della primavera araba. Ci sono poi altre democrazie, il Libano per esempio. E anche i territori palestinesi, per quanto loro abbiano i loro problemi con Israele, come democrazia tiene. Io non direi che non stanno facendo passi avanti, direi piuttosto che nella loro evoluzione c’è stato il nostro zampino, la nostra interferenza da fuori. Noi nel mondo arabo vogliamo solo la stabilità, vogliamo dei Paesi tranquilli e quindi per anni abbiamo sostenuto personaggi che tenevano quei popoli sottomessi”.

Riguardo, poi all’Isis, la Serra ha spiegato come “quando parliamo di Isis, lo vediamo sempre come minaccia all’Occidente, ma non nasce da questo. Isis nasce da una guerra civile del mondo arabo. Ora, che sia una minaccia all’Occidente, non ci sono dubbi, però noi magari mettiamo in onda i video solo quando muoiono i giornalisti americani, i cristiani, i sunniti quindi è un po’ la chiave in cui la vediamo noi. C’è sicuramente da stare attenti ma bisogna avere sangue freddo”.

E la nostra conversazione non poteva non finire su Charlie Hebdo: “Non puoi entrare in una redazione, metterti a sparare e uccidere tutte quelle persone. Noi non abbiamo mandato in onda certi video perché la maggior parte del nostro pubblico è musulmano e sarebbe stata vista la cosa come offensiva. ll dibattito sorto intorno alla mail giunta in redazione (e che indicava il dibattito sorto intorno all’hashtag “Je Suis Charlie” n.d.a) è che non è che il punto fosse se essere d’accordo con Charlie o con quelli che li hanno uccisi. Vedere gli hashtag essere da una parte piuttosto che da un’altra, è stato visto dalla gente come divisivo. Noi ovviamente siamo stati contro chi ha attaccato ma non pensiamo che Charlie Hebdo avesse ragione a pubblicare quelle vignette. Questo non significa che si meritavano di essere uccisi, per carità”.

Per Barbara Serra, si parla molto di dialogo, la vera parola “chiave” è convivenza: convivere nel miglior modo possibile ed ascoltare tutte le voci.

Candida Maione

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