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Intervista esclusiva con Andrea Tornielli, vaticanista de La Stampa: “Ricorderemo Francesco come il Papa della Misericordia”

mercoledì 25 giugno 2014 - 21:15
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imageLAMEZIA TERME (CZ) – Il protagonista della nostra “chiacchierata” informale è Andrea Tornielli, noto vaticanista de La Stampa e coordinatore del sito Vatican Insider, un progetto dedicato all’informazione globale sul Vaticano. Uno dei tre giornalisti italiani ad aver intervistato Bergoglio, insieme a Scalfari direttore di Repubblica e a Padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica. Profondo conoscitore degli ambienti vaticani, conosciuto a livello internazionale, autore di una cinquantina di libri (gli confesso però che sono ferma a prima di 50), mi mostra subito simpatia e mi chiede di dargli del “tu”. E’ rilassato e a suo agio nella hall dell’albergo dove soggiorna. Mi sento sollevata e gli chiedo un confronto su alcuni punti che mi preme mettere in evidenza per i lettori. Ovviamente l’oggetto della nostra breve “chiacchierata” è lui, Papa Francesco.

Andrea, approfondisco con te alcuni aspetti della Chiesa di Papa Francesco. Questa famosa rivoluzione pastorale… come questo Papa stia muovendo, da un lato, i rigorosi ambienti ecclesiastici e dall’altro la coscienza dei fedeli, semplicemente con il suo porsi “uomo tra gli uomini” con quella che tu definisci “conversione pastorale”. Una Chiesa che ritorna a “calamitare” l’attenzione dei fedeli. La “vita pubblica” di Papa Francesco è sotto gli occhi di tutti attraverso la pubblicazione delle omelie a Santa Marta, sono molto seguite le udienze generali, le udienze private, le interviste che rilascia; vogliamo sapere cosa accade invece nei “sacri palazzi” che è anche il nome del tuo blog: l’aria che tira è diversa? Qualcuno ha storto un po’ il naso per questo Papa che sembra semplificare, ma non è certo un sempliciotto…?
La prima considerazione da fare è che ogni cambiamento richiede tempo per sintonizzarsi, come quando cerchi di sintonizzarti su una stazione radio, diciamo che ci vuole tempo per sintonizzarsi perché è richiesto anche un cambio di mentalità, a cui la Chiesa in tutto il mondo ma anche in particolare la Chiesa italiana non è che fosse così pronta. Poi è chiaro che se si tratta magari di cambiare stili che sono molto consolidati, un tempo per entrare in sintonia e un tempo di rodaggio ci vuole; certo è necessario che uno desideri sintonizzarsi e c’è anche chi non lo desidera con questo Papa come con altri, e questo è un dato di fatto. Mentre se per interno dei sacri palazzi si intende l’interno del Vaticano, Marcinkus definiva il Vaticano un “villaggio di lavandaie” nel senso di essere un luogo di pettegolezzo enorme; certamente dentro ai sacri palazzi ci sono anche delle resistenze sicuramente forti per tutta la portata di cambiamento che suscita lo stile di Francesco, il non badare a certe cose per esempio…
Papa Francesco sottolinea sempre l’inutilità delle “chiacchiere”, sulla corruzione in questi giorni soprattutto a Santa Marta ha detto delle cose dure…
Ne ha parlato in maniera molto forte, si. E’ vero! Ed infatti si lega a ciò che dicevamo prima: gli si critica la questione dello stile perché non ha lo stemma sulla fascia, perché non si mette i pantaloni bianchi alla zuava che “deve” portare il Papa, perché si vedono spuntare da sotto l’abito, i pantaloni neri…. Ma si può pensare a queste stupidaggini!? Guarda effettivamente ci sono, ci sono! Ora io non discuto, ognuno ha le sue passioni: a chi piace pettinare le Barbie, a chi piace fare collezione di figurine, monete e allora uno può avercene diciamo così di passioni, per un certo abito elegante, queste cose qua…mah! Ma… come si fa a dare importanza a queste cose che sono stupidaggini!? Sai si parla di discontinuità o continuità tra i pontificati…
Assolutamente sì, al di là di queste stupidaggini, chiarisci per cortesia, questo concetto di discontinuità di cui parlano gli addetti ai lavori (i dibattiti autoreferenziali a cui si riferisce Tornielli, sono quelli su continuità e discontinuità tra i pontificati e che riguardano addirittura e per esempio i modelli di bastone pastorale, il colore delle scarpe, la mitria di 30 o 70 cm … e si dimentica che sempre la successione dei vescovi di Roma è stata caratterizzata da entrambi gli elementi, N.d.A.)…
Si possono scoprire elementi comuni e visioni coincidenti in una Chiesa che, non lo dimentichiamo, è mossa dallo Spirito Santo, che per dirla alla Bergoglio “scompiglia sempre”. C’è una continuità nella storia della Chiesa, che è la continuità della Fede. Poi, è evidente, c’è anche una novità (la discontinuità) che è sotto gli occhi di tutti e si chiama Francesco ed il suo “stile”.
Ed infatti hai appena scritto su Pio X: “No, non è Francesco”. Pio X (oggi santo), un Pontefice che al contrario dei suoi predecessori e dei suoi successori era arrivato sulla cattedra di Pietro dopo aver fatto il parroco, che appena eletto restituisce la preziosa croce pettorale per mantenere quella che portava in precedenza, inizia una profonda riforma della Curia romana, inaugura uno stile più sobrio, apre le porte del Vaticano alla gente comune che vuole ascoltare le sue semplici catechesi. Un Papa insomma con diversi punti in comune con l’attuale…sembrerebbe Francesco…
No, non è Francesco… ho parafrasato Battisti… Perché è una cosa interessante far vedere che elementi di discontinuità ci sono stati anche in passato peraltro con personaggi come Pio X che uno non se l’aspetterebbe, soprattutto per l’immagine che si ha di quel Papa a cui si riconducono certe asprezze, delle chiusure, in particolare quelle degli ultimi anni, né tantomeno fa dimenticare i già citati eccessi nella lotta contro il modernismo. Mi capita spessissimo di andare in giro a parlare del Papa, quando mi fanno notare questo tema della discontinuità “eh, ma ha preso questo pastorale invece dell’altro” e così via, io rispondo loro che se la continuità assoluta fosse un dogma, il Papa dovrebbe fare il pescatore in Galilea!
Andrea, approfondiamo un altro tema. Papa Francesco al corrispondente l’israeliano Cymerman del quotidiano “La Vanguardia”, alla domanda se fosse un rivoluzionario, ha risposto: “Io rivoluzionario? Per me, la grande rivoluzione è andare alle radici, riconoscerle e vedere ciò che queste radici hanno da dire al giorno d’oggi. Non c’è contraddizione fra l’essere rivoluzionario e tornare alle radici. Di più, credo che il modo per fare veri cambiamenti sia partire dall’identità.”
Perché “sconvolge” tanto che questo Papa ritorna all’essenziale?

Intanto in questo c’è un punto di unità con Benedetto. Sai, a proposito della fede, diceva in un discorso memorabile nel maggio del 2010 a Lisbona che spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista. Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni. Si chiedeva “ma cosa accadrà se il sale diventa insipido?” Nella storia della Chiesa c’è una sempre riscoperta di una maggiore fedeltà alle origini ed è in fondo anche quello che ha cercato di fare il Concilio domandandosi come rendere più trasparente il messaggio del Vangelo togliendo le incrostazioni che nel tempo si erano formate. In questo senso la risposta di Francesco a “La Vanguardia”, quando parla di identità parla di origini, riscoprire le origini della fede.
E’ stato chiesto al Papa (sempre nell’intervista a “La Vanguardia”) come vorrebbe essere ricordato e lui si è schermito dicendo: “come un bravo uomo, uno che ha cercato di fare del suo meglio, e che non era poi così male” o lo ricorderemo piuttosto come il Papa della Misericordia, del “toccare la Carne di Cristo”, le ferite di Cristo? E a te invece come credente e giornalista cosa rimarrà scolpito nel cuore di questa Papa?
Sicuramente! Credo che lo ricorderemo come il Papa della Misericordia, del toccare la Carne di Cristo, dell’andare in periferia. Ho appena finito un articolo su Vatican Insider dedicato alla geografia dei viaggi papali, Francesco sceglie le situazioni di frontiera più difficili, meno scontate, sia in Italia sia all’estero e dunque lo ricorderemo per tante di queste cose secondo me. Lui è una persona molto umile, mi ha sempre colpito per questo, non riesco a scegliere qualcosa di lui, anche se io sono molto di parte, lo conosco da dieci anni per cui l’ho incontrato tante volte e tantissime volte ho avuto modo di parlare con lui. Certamente ciò che mi colpisce di più è l’umiltà vera, una fede profonda e di fedeltà nell’amicizia vera, la capacità di mantenere i rapporti. Pensa che un giornalista de “La Nación”, un quotidiano argentino, gli aveva chiesto di pregare per lui, per un problema di salute. Poi la cosa si era risolta ed il giornalista non aveva più fatto sapere nulla a Bergoglio; e l’allora Arcivescovo di Buenos Aires reincontrandolo dopo tre mesi gli aveva detto: “Ma allora? Posso smettere di pregare per te?”

Luisa Loredana Vercillo

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