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Presentato a Lamezia il libro dedicato ad Alessandro Bozzo. Don Tommaso Scicchitano: “libertà di stampa è anche nostra responsabilità”

martedì 10 giugno 2014

bozzo_libro_inoperaLAMEZIA TERME (CZ) – In 15 anni di carriera circa 20 tra querele e citazioni.Un giornalista, ma prima di tutto una persona per la quale vivere significava “essere liberi”, anche nella sofferenza e nel rifiuto. Conosceva il mondo del giornalismo per questo diceva “se vogliono che scriva una porcheria, gliela scrivo pure però non me la firmo” perché la firma va difesa sempre. Le ritualità della professione per lui non avevano senso e quando c’era una conferenza stampa si domandava “che vado a fare se non posso fare domande?” Questo è il ritratto del giornalista Alessandro Bozzo raccontato da 11 colleghi nel libro “Sacro fuoco – Storie di libertà di stampa” presentato ieri sera a Lamezia Terme in un’iniziativa organizzata dall’associazione culturale “InOper@” in collaborazione con il Sistema Bibliotecario Lametino. Ad animare l’incontro, coordinato dalla blogger Ippolita Luzzo dell’associazione InOper@, la performance musicale del gruppo “Perri+TheSeahorses”.

La storia del giornalista cosentino di Calabria Ora – suicidatosi il 15 marzo 2013 a 40 anni nella sua casa di Marano Principato – si incrocia con quella di tanti colleghi calabresi vittime ogni giorno di censure e autocensure. Non un memoriale, ma un contributo a dare voce a chi paradossalmente dovrebbe darla, a strappare il velo ipocrita che vorrebbe farci credere che la libertà di stampa è garantita. E’ questo lo spirito del volume curato da Don Tommaso Scicchitano che ha parlato di un libro “nato un anno dopo la morte di Alessandro, che mette insieme tante voci che avevano qualcosa da dire su Alessandro e condividerlo con gli altri”.

“Quella di Alessandro”, per Don Tommaso, “è l’emblema di tante altre storie di giornalisti alle prese con censure e autocensure, con le pressioni di direttori ed editori. Questo libro, nato in seno al coordinamento provinciale di Libera Cosenza vuole essere uno stimolo a pensare alla libertà di stampa come un diritto che riguarda non solo chi informa ma tutti noi, tutti noi che come cittadini dobbiamo indignarci quando l’informazione non adempie la sua missione e chiedere con forza un’informazione completa, accurata, fatta da giornalisti pagati”.

Il “sacro fuoco”, il desiderio di raccontare la verità senza filtri e accomodamenti, era ciò che agitava Alessandro. “Lui non voleva che si buttasse acqua addosso”, ha raccontato la sorella Marianna per la quale “il fuoco della libertà dovrebbe abitare in tutti, non solo nei giornalisti, e dobbiamo essere noi come lettori e cittadini i primi a chiedere notizie approfondite, non accontentarci della notizia data nelle prime cinque righe”.

Per Alfredo Sprovieri, direttore di Mmasciata.it, “la libertà di stampa è un insieme di partite perse: ci dev’essere qualcuno disposto a giocarle e Alessandro era uno di questi”. Per Sprovieri “un giornalista come Alessandro Bozzo non ha bisogno di aggettivi perché essere giornalisti significa dire le cose come gli altri non vorrebbero sentirsi dire, sentire il peso di dover raccontare la verità e di raccontarla non per la busta paga o per la firma a fine articolo, ma perché c’è qualcuno che ha desiderio di ascoltarla”.

Protagonisti della serata, in collaborazione con Quadrature Formedarte, gli “Imbavagliati” dell’artista lametino Massimiliano Lo Russo, ritratti di uomini e donne con il bavaglio alla bocca collocati nel cortile di Palazzo Nicotera “simbolo di quel “bavaglio sociale” che tappa la bocca di tutti, che non ci permette di esprimere noi stessi, che non ci fa denunciare, che non ci fa dire le cose come stanno”.

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