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Gian Antonio Stella a Lamezia…e la sua lezione d’amore sul Sud

giovedì 5 giugno 2014 - 22:27
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semuoreilsud_1“Se muore il Sud” è il titolo del libro di Gian Antonio Stella che si conclude con una speranza “noi ci rifiutiamo di dare per perso il Sud”. Quindi, se qualcuno per caso ha pensato che questo libro fosse contro il Sud, si è sbagliato di grosso.

Questa sera, il noto editorialista del Corriere della Sera è stato ospite della rassegna “Il Sabato del Villaggio” diretta da Raffaele Gaetano. Stella, che ha scritto il libro insieme a Sergio Rizzo, ha esordito sottolineando il suo amore per il Sud.

Veneto, il giornalista viene spesso dalle nostre parti e vanta di conoscere luoghi che noi stessi non conosciamo. E per tutta la durata della conversazione, non ha fatto altro che esclamare “se fossi calabrese sarei arrabbiato”. Ecco, una frase questa che ci ha colpito molto, che forse dovrebbe farla propria ogni calabrese…ma spesso così non è.

Per Stella sono tanti i responsabili dei gravi problemi che affliggono il Mezzogiorno, e non sono soltanto i meridionali.

“Gaetano Salvemini nel 1922 – ha raccontato – accusava i peggiori politici settentrionali di aver stretto un accordo scellerato con i peggiori politici meridionali in funzione del potere. Oggi – ha aggiunto – non è cambiato nulla. Viviamo in un’Italia unita dal malaffare”.

Nel corso del suo brillante e a tratti anche ironico e pungente ma quanto mai realistico intervento, Stella ha sottolineato la pesantezza della burocrazia italiana, caratterizzata da tempi lunghissimi, ed ha fatto ciò raccontando dei fatti curiosi che sono anche riportati nel libro il quale, così come ha detto lo stesso Gaetano “è un libro entusiasmante e documentatissimo”.

“Il Padre Nostro è fatto di 56 parole e contiene tutto il senso della religione cattolica” ha chiosato “mentre in Sicilia per autorizzare l’allevamento di 2 cardellini non ne bastano 500 di parole”. “Mentre i cinesi costruiscono sul mare un ponte di 32 km in tre anni e mezzo, l’Italia perde tempo coi cardellini”.

Proseguendo sullo stesso tema ha ricordato come Renzi appena diventato Presidente del Consiglio “si è trovato sulla scrivania 513 decreti attuativi mai fatti. Cioè leggi votate, sventolate nelle campagne elettorali ma che non sono attuabili perchè mancano i decreti”.

semuoreilsud_8Stella partendo da questi argomenti cerca di dimostrare, a suo modo, che l’Italia intera è piena di problemi, mentre “il Mezzogiorno è la lente d’ingrandimento di questi problemi: ció che nel resto d’Italia non funziona, nel mezzogiorno è ancora più grave”.

Dopo essersi divertito a raccontare degli stipendi altissimi dei burocrati “non esiste in Italia un politico che guadagna più di un burocrate”, Stella, su assist del padrone di casa, è passato ad un argomento molto delicato, quello della Terra dei Fuochi che non è solo in Campania, ma anche qui da noi.

“Giornalisti e scrittori meridionali – ha spiegato Stella – hanno scritto sugli scempi in Calabria, sulla devastazione del territorio. Qui al Sud c’è gente che scrive ogni giorno con coraggio per denunciare ma è una vergogna però, che tante altre cose invece non escono fuori”.

E qui una bella domanda: “Quanti meridionali sanno del sorpasso della Bulgaria?” ed ha ricordato a chi, eventualmente non lo sapesse, che la Bulgaria, dal 2000 al 2010 è stata protagonista di un recupero formidabile nei confronti del resto d’Europa.

“Di chi è la colpa se la Calabria è sotto rispetto alla Bulgaria?” chiede il giornalista? “Della classe dirigente calabrese, e poi, solo poi, di tutti gli altri (il governo e l’Europa)”.

E ancora altre domande pungenti: “Dove finiscono i soldi? Vogliamo parlare dei trasporti? Invece di fare i treni ad alta velocità (città importanti sono ancora collegate con gli intercity), invece di finire l’autostrada Sa-Rc, che fine fanno i soldi? Il Sud non uscirà mai dai suoi problemi se continua a distribuire coriandoli”.

Un dialogo davvero ricco quello a cui abbiamo assistito nella splendida cornice del chiostro di San Domenico dove Stella, incalzato dalle domande di Raffaele Gaetano, ha saputo raccontare dei tanti problemi del Sud quasi fosse lui stesso un meridionale. Anzi, forse proprio il fatto di non esserlo gli ha permesso di scrivere un libro nel quale più che di Sud si parla dell’entità unica di un Paese che nonostante i tanti problemi legati alla mafia, alla camorra, alla ndrangheta, nonostante i disastri combinati dalla politica di destra e di sinistra, riesce sempre a rialzarsi. E se questo vale per tutto il Paese può e deve valere anche per il Mezzogiorno.

È positivo e pieno di speranza Gian Antonio Stella, una speranza che dovrebbe caratterizzare di più noi meridionali ai quali, come ha detto Gaetano “manca quel salto di qualità fondamentale, quel passaggio tra la presa di coscienza dei problemi e la rappresentazione di essi”.

Stella ha proseguito parlando del mancato successo del turismo che avrebbe dovuto rappresentare la principale ricchezza per il Sud: “Il Sud avrebbe dovuto investire di più sul turismo, sulla gastronomia (come si mangia bene qui da voi), sulla bellezza. Se avesse fatto tutto questo, oggi il Sud sarebbe stato più bello”.

“Il Sud manca di ambizione, ha tutte le potenzialità per essere ambizioso ma non lo è”. E qui Gaetano ha evidenziato quella tendenza del Sud di attribuire tutti i mali alla mafia. Per Stella ciò è sbagliato: “i problemi ci sono certo, legati alla criminalità organizzata, ma dovete cambiare anche voi, dovete cambiare la classe dirigente. Solo così può cambiare il Sud”.

Insomma, per concludere con le parole di Stella, “se muore il Sud muore l’Italia. L’Italia è una, o si salva tutta insieme o niente. Però, un monito, date più fiducia ai giovani e alle donne”.

Che dire? Una bella lezione d’amore ci ha fatto Gian Antonio Stella verso la nostra terra. Chissà… forse noi meridionali non l’amiamo poi così tanto da riuscire a cambiarla davvero.

Candida Maione

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