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“Se muore il Sud”: Gian Antonio Stella al “Sabato del Villaggio”

martedì 3 giugno 2014 - 16:51
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semuoreilsudLAMEZIA TERME (CZ) – Un maestro del giornalismo sulla questione del Meridione italiano, al “Sabato del Villaggio”. Senza peli sulla lingua, senza fare sconti. Un’inchiesta serrata, appassionata, contundente, sarà presentata Giovedì 5 Giugno alle 19, presso il Chiostro di San Domenico di Lamezia Terme da Gian Antonio Stella nel suo ultimo lavoro, edito da Feltrinelli, Se muore il Sud.Gian Antonio Stella noto editorialista, inviato di politica, economia e costume del “Corriere della Sera” è vincitore di prestigiosi premi giornalistici come per esempio il premio “Ischia”, il premio “Saint Vincent” per la saggistica, ed è autore anche di numerosi libri. Su tutti, ricordiamo insieme a Sergio Rizzo per Rizzoli, La Casta, libro italiano di saggistica più venduto di sempre. Il “Sabato del Villaggio”, la rassegna curata da Raffaele Gaetano, che ovviamente converserà con il noto giornalista, è promossa dalla Presidenza del Consiglio Regionale, dalla Camera di Commercio di Catanzaro, dal Credito Centro Calabria, Volkswagen Ionà, Carrefour Market, T Hotel, Statti e altri importanti partner privati che hanno inteso legare la propria immagine alla rassegna culturale di qualità che ogni anno viene promossa a Lamezia Terme.

E nell’ambito, dunque, della rassegna verrà presentato un libro intenso, partecipato e nato di getto, mosso dal fatto che il Sud sembra essere dato per perso dalla politica nazionale. “Se muore il Sud” fotografa in modo realistico una situazione ormai insopportabile. E’ un pugno allo stomaco il nuovo libro di Gian Antonio Stella: una carrellata di dati e di analisi lucide che raccontano una situazione disperata, ma che si ritiene non definitiva.

Emerge un Sud che sta morendo, i due autori senza fare sconti (ricordiamo che il libro è stato scritto a quattro mani con Sergio Rizzo) inchiodano alle sue responsabilità una certa classe politica del Sud, ingorda e inconcludente, che sta traghettando il Mezzogiorno verso la rovina.

Il libro è un’ampia riflessione su un territorio colmo di tesori d’arte e cultura, ma anche pieno di risorse lavorative e imprenditoriali dimenticate. Una terra che vanta beni economici come l’agricoltura e il petrolio e che potrebbe trainare da sola lo sviluppo dell’intero Paese, ma che vive da sempre una crisi senza fine, con disagi e problemi che l’hanno portato inevitabilmente al degrado.

I due giornalisti, per descrivere in modo efficace la situazione, ricorrono alla metafora della Costa Concordia: se da una parte c’è il napoletano Schettino, che con il suo comportamento ha riacceso nel mondo i peggiori pregiudizi sugli italiani fanfaroni, donnaioli e irresponsabili, dall’altra c’è il capitano De Falco, anche lui napoletano, che è l’ufficiale che sa cos’è la missione, il dovere e la responsabilità. Non si tratta di meridionalismo, né di “caccia alle streghe”, né si fanno sconti all’imprenditoria del Nord.

La situazione è disperata: guardando i dati, i numeri impietosi, la rabbia e l’indignazione salgono ma l’analisi dei due giornalisti, è a tratti spietata, ma reale e si conclude con una finestra, un invito a cambiare strada una volta per tutte. Perché è vero che “Se muore il sud” muore l’Italia, ma se muore il sud è anche e soprattutto colpa nostra. Arrivano i milioni dell’Unione Europea li facciamo saccheggiare quindi non chiediamoci perché nessuno investe qui.

Dolce e Gabbana raccontano che non trovano sarte, viene riportato nel libro, però poi si scopre di milioni di euro spesi dall’Europa per corsi di formazione al sud per abbronzatura artificiale… In 10 anni la formazione è stata un buco nero di 4 miliardi di euro.

Il Sud sta morendo e i veleni dell’Acne di Cengio sono stati spostati a Giuliano e nessuno ha mosso un dito. I veleni della Terra dei fuochi sono arrivati lì perché sono stati gli stessi politici ed amministratori a vendere la vita dei loro concittadini e oggi Padre Maurizio Patriciello di Caivano dice messa con le foto dei bimbi morti al fianco dell’altare e le letterine “grazie Gesù per ogni giorno di vita in più che mi regali”.

E, colpo di scena, ci verrà raccontato del “sud che vola”, che è quello di Mimmo Costanzo che ha finito con un anno e mezzo di anticipo il tratto di autostrada Salerno-Reggio Calabria (senza cedere ai ricatti dei subappalti), oppure dei fratelli Finocchiaro amati dai bambini per i loro “Polaretti” e che solo in Corea ne hanno venduto 18 milioni. Ci sono i due trentenni pugliesi che dopo le porte sbattute in faccia da 42 banche, hanno trovato chi ha finanziato il loro sogno dell’aereo ultraleggero, il primo al mondo con i soldi di un progetto vinto alla Regione.

“Dobbiamo saper interpretare la storia in modo corretto, senza eccessi né da una parte né dall’altra”, dichiara Stella in un’intervista, invitando all’obiettività tra una posizione leghista ed una ultra meridionalista. E’ lì, in quella strada di mezzo, che c’è la verità, anche se fa male. Come diceva Einstein “E’ più facile disintegrare un atomo che distruggere un pregiudizio”.

Se muore il sud, e il sud sta morendo, allora muore l’Italia intera, quella costruita con il sangue di tutti, da nord a sud, negli anni della faticosa unità; bisognerebbe smettere di cercare segnali di speranza, ma considerare il Sud come terra da seminare.

Luisa Loredana Vercillo

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