"La bottega del caffè" di Goldoni 25 e 26 febbraio al Politeama | LameziaClick.com

In esclusiva regionale il settimo appuntamento della Stagione di Prosa lametina Sabato 25 e domenica 26 febbraio 2012, alle ore 21.00, al Teatro Comunale Politeama di Lamezia Terme il settimo appuntamento della Stagione di Pr

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Lunedì 20 Febbraio 2012 19:04
 

In esclusiva regionale il settimo appuntamento della Stagione di Prosa lametina

La bottega del caffè foto di scena

Sabato 25 e domenica 26 febbraio 2012, alle ore 21.00, al Teatro Comunale Politeama di Lamezia Terme il settimo appuntamento della Stagione di Prosa riserva un'altra esclusiva regionale con LA BOTTEGA DEL CAFFÈ di Carlo Goldoni. Nel cast Antonio Salines, Virgilio Zernitz e Massimo Loreto, regia di Giuseppe Emiliani.

LA BOTTEGA DEL CAFFÈ è una delle più fortunate fra le 16 commedie nuove che Carlo Goldoni riesce a scrivere nel famoso anno teatrale, tra il carnevale del 1750 e il carnevale del 1751, per tener fede all'impegno assunto come poeta della compagnia di Girolamo Medebach, direttore del teatro Sant'Angelo.

La commedia – ancora oggi molto amata da pubblico e, quindi, spesso rappresentata – testimonia bene la fase di passaggio dell'itinerario goldoniano da una stagione di teatralità convenzionale, assai prossima alla Commedia dell'Arte, ad uno sguardo più realistico sulla vita contemporanea.

L'accurata regia di Giuseppe Emiliani ci offre uno spettacolo divertente e intrigante in cui pettegolezzi, maldicenze e velenoso gossip sono sapientemente mescolati mentre la scenografia di Guido Fiorato, che ha tratto spunto dai bozzetti di Emanuele Luzzati, riesce a ricreare una piazza veneziana, uno spazio quotidiano che ruota attorno ad un centro fortemente simbolico rappresentato dalla bottega del caffè: il luogo dove si mescolano il consueto e l'imprevedibile, il punto ideale per osservare e giudicare il "Mondo", il luogo dove insieme al caffè si bevono le ultime notizie...

Il risultato è una commedia d'intreccio e, nello stesso tempo, una "sit com" corale in cui storia e personaggi si susseguono senza soluzione di continuità, con un ritmo costantemente vivace, quasi musicale.

 

LA SCHEDA (DURATA SPETTACOLO 2 ORE, INTERVALLO COMPRESO)

Protagonista della commedia è l'occhialetto, diabolico strumento, col quale don Marzio, seduto al caffè, spia indiscretamente tutto e tutti, sforzandosi di vedere anche quello che effettivamente non è: "il mio occhialetto non isbaglia ...".

Don Marzio è il prototipo di quei frequentatori di caffè che sanno di questo e di quello, che raccolgono notizie dalla voce degli altri e dalle gazzette per farsene portavoce, senza la cura di controllarle e di verificarne la fondatezza, mescolando verità e invenzione. Nella Bottega del caffè si nasconde una vena scientifico‐filosofica caratteristica del 18°secolo e non manca quel doppio livello di lettura, quell'aspetto metateatrale che più volte si ritrova nel Goldoni.

Agli spettatori del Teatro Sant'Angelo, sul finire dell'autunno 1750, questa commedia, che ha come scena fissa una piazzetta veneziana en plein air, doveva apparire come un prolungamento della città lagunare, proprio mentre si popola con le prime maschere e con l'arrivo degli immancabili forestieri, attratti dal clima carnevalesco. La scena è uno spazio quotidiano che ruota attorno ad un centro fortemente simbolico, rappresentato dalla bottega del caffè, un luogo dove si mescolano il consueto e l'imprevedibile: il punto ideale per osservare e giudicare il "Mondo". Non doveva essere difficile per gli stessi spettatori riconoscere le figure che si agitavano nel cerchio della finzione. Ancora una volta la quotidianità s'intreccia dentro le pareti del Teatro, assecondando un sapiente intreccio d'invenzione comica e di verità.

La realtà della Bottega del caffè è trascolorante: i limiti fra verità ed apparenza tendono a scomparire: Leandro non è che un finto conte; la pellegrina si scopre una moglie in cerca del marito nascosto sotto falso nome; Vittoria, per non essere riconosciuta, passeggia in maschera; nella bisca di Pandolfo si giuoca con le carte segnate e la casa della ballerina ha forse una porta di dietro. "Flusso e riflusso, per porta di dietro": ecco l'insinuante ritornello di don Marzio, spione che "ha saputo tutto" ma che in realtà non sa nulla.

La geniale costruzione drammaturgia della commedia lascia allo spettatore la sensazione di osservare i casi dell'esistenza attraverso l'occhialetto diabolico di un Maldicente che non tace mai e pretende sempre d'aver ragione.

Don Marzio, puntiglioso e insinuante, è sempre pronto a inforcare il suo occhialetto e puntarlo sui casi del "Mondo".

Nella sua mente si rincorrono ipotesi che le parole traducono frettolosamente in certezze. Ogni notizia si tramuta in maldicenza. Il suo sistema di giudizio, nel quale si intersecano personaggi e avvenimenti differenti, finisce per imporsi come una coscienza scomoda dell'esistenza. (Giuseppe Emiliani)

 
 

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