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Recupero delle tradizioni, richiamo alle responsabilità governative, presentazione dell'amore in tutte le sue molteplici forme, i temi trattati nel primo appuntamento della rassegna estiva in città del Magna Grecia Teatro "Armunia" di Peppe Barra, nell'incantevole scenario dell'abbazia Benedettina di Sant'Eufemia Vetere. L'artista napoletano, 66 anni, è figlio d'arte. Nasce a Roma da una famiglia di artisti napoletani: Giulio Barra, fantasista e valente artista di varietà e Concetta indimenticabile e travolgente attrice, icona del teatro popolare partenopeo. Ad accompagnare Peppe Barra, Paolo del Vecchio alla chitarra, Luca Urciolo al piano ed alla fisarmonica, Ivan Lacagnina alle percussioni, Sasà Pelosi al basso acustico, Riccardo Veno, fiati etnici. Per il terzo anno consecutivo il sito archeologico dell'abbazia Benedettina diventa scenario della rassegna e il pubblico come ogni anno anche in tale occasione ha risposto positivamente, intervenendo numeroso. «Le canzoni che ascolterete fanno parte del Cd "N'attimo", frutto di anni di lavoro – ha spiegato al pubblico Barra – rappresenta il mondo dei sogni. Un mondo che ci appartiene, soprattutto quello del teatro». La prima canzone è stata una invocazione al sole, ha spiegato l'artista: «Questa invocazione risale al 1600, quando Napoli invocava un sole metaforico: meno tasse, più governo, più pace, più luce. Oggi invochiamo questo sole non solo per Napoli ma per tutta l'Italia e lo stiamo ancora aspettando». Tra le canzoni anche quella in ricordo di mamma Concetta, madre dell'artista, nata nell'isola di Procida, abile ricercatrice del mondo etnico campano. Poi canzoni come quella dell'attore napoletano Antonio Petitto che morì sulla scena, in cui si domanda com'è fatto l'amore, o ancora dell'autore di musica di teatro Raffaele Viviani di cui Barra ha riproposto "Bambinella": una ragazza innamorata di un giovane che la maltratta e la fa prostituire ma in nome dell'amore la giovane lo accudirà anche nella malattia. GAZZETTADELSUD Dora Anna Rocca |